di Salvo Reitano

MINEO – In questi giorni ci siamo chiesti più volte se i signori della politica nostrana sapranno tener conto, nei loro giochi di potere, di poltrone e di corruzione, dell’ondata di sdegno che sale dal Paese, dopo lo scoperchiamento delle fogne di Roma. Ma forse la domanda era formulata male. Il problema non è se “sapranno”, ma se “potranno” tenerne conto. Quello che sta emergendo dall’inchiesta “Mondo di mezzo” è talmente fuori da ogni immaginazione che a confrontarlo con “Mani pulite” si ha la sensazione che i protagonisti dell’inchiesta milanese dei primi anni novanta fossero dei principianti sprovveduti.
Così mentre in Procura prosegue il lavoro dei magistrati, sul fronte delle indagini spunta un secondo libro nero, un quaderno con altri nomi di altri politici e funzionari pubblici, messi presumibilmente a libro paga, dall’organizzazione che faceva capo a Carminati.

Luca Odevaine

Luca Odevaine

C’è mezzo mondo, in questo “mondo di mezzo”, ma venire citati in una conversazione non comporta necessariamente una responsabilità penale. In una delle telefonate registrate dai Ros, lo scorso 16 giugno, Luca Odevaine, componente del Coordinamento nazionale per l’immigrazione, messo in cella, fa il nome di Anna Finocchiaro, presidente Pd della Commissione Affari costituzionali del senato. Riferendosi all’appalto per la gestione del Cara di Mineo, Odevaine afferma: “La Finocchiaro ha detto a Buzzi (il capo della cooperativa 29 giugno al centro dell’inchiesta Mafia Capitale n.d.r,) lascia perdere, quella gara è già assegnata”. Immediata la smentita della senatrice che nega:”Mai conosciuto Salvatore Buzzi”. Sicuramente ha ragione la Finocchiaro quando dice di non averlo mai conosciuto ma questa ed altre intercettazioni dimostrano come l’inchiesta romana punta dritto al Cara di Mineo, crocevia del saccheggio.
Il 6 di giugno, con un servizio realizzato in due puntate (http://www.siciliajournal.it/mineo-cara-soldi-pubblici-affari-privati-2/) raccontammo nei minimi particolari il grande business dell’accoglienza. Il titolo era: Mineo, il “Cara”: soldi pubblici e affari privati. Ora scopriamo che, qualche giorno, esattamente il 9 di giugno, dopo la pubblicazione di quel servizio, sul tavolo dell’Autorità nazionale anticorruzione, guidata dal pm Raffaele Cantone, arrivò una segnalazione su una importante gara che sembrava disegnata su misura. L’appalto, senza girarci intorno, era proprio quello per la gestione dei servizi al Cara di Mineo, una camionata di milioni di euro, cento per l’esattezza. E chi faceva parte della commissione che lo scorso luglio ha assegnato l’appalto per conto dell’ente gestore, il “Consorzio calatino Terre d’accoglienza” che raggruppa alcuni i Comuni della zona?, quel Luca Odevaine, arrestato a Roma perché sospettato di essere uomo di riferimento di Salvatore Buzzi, in affari con Massimo Carminati, esponente dell’estrema destra al vertice della cupola romana.
Nella segnalazione inviata al Pm Cantone dalla C.o.t, un’impresa palermitana del settore della ristorazione che fattura diverse decine di milioni di euro, si faceva riferimento ai requisiti della gara che, “favoriva il gestore uscente violando i principi comunitari in materia”.
L’impresa o il raggruppamento d’imprese che vi potevano partecipare dovevano avere esperienze molto specifiche e particolari requisiti dalla ristorazione alla manutenzione degli alloggi della Pizzarotti, l’ azienda di Parma proprietaria degli immobili del Cara di Mineo che, guarda caso faceva già parte della cordata che ha poi vinto la gara. Insomma, fanno capire quelli della C.o.t., si offriva una chiara posizione di vantaggio all’Ati uscente.
Per sapere come sono andate le cose a Mineo, basta rileggere il nostro servizio del 6 giugno. A bandire l’ultima gara era stato il “Consorzio calatino Terre d’accoglienza”, guarda caso presieduto dal sindaco di Mineo, Anna Aloisi, del Ncd e referente sul territorio del sottosegretario all’Agricoltura Giuseppe Castiglione, “creatore” del Cara nel 2011, nominato come presidente della Provincia di Catania dall’allora ministro Roberto Maroni “soggetto attuatore per l’emergenza immigrazione”.

Da sinistra: Paolo Ragusa, Luca Odevaine e l'on. Giuseppe Castiglione

Da sinistra: Paolo Ragusa, Luca Odevaine e l’on. Giuseppe Castiglione

A rileggere oggi quelle pagine sembra quasi una preveggenza. Ad aggiudicarsi l’appalto fu un’associazione temporanea di imprese guidata dalla “Casa della solidarietà”, una cooperativa vicina all’Arciconfraternita del Santissimo Sacramento e di San Trifone. Non poteva mancare la Sisifo, che manco a dirlo raggruppa diverse cooperative siciliane, fra le quali la Sol Calatino, altro nome molto noto nei servizi sociali dell’isola e gestita dall’onnipresente Paolo Ragusa, la Cascina vicina a Comunione e liberazione, la Pizzarotti che possiede i locali, la Croce rossa e la Senis Hospes: quest’ultima è guidata da Camillo Aceto, che gestisce diversi centri di accoglienza anche in Puglia. Un particolare rivelato da un’altra testata, Sudpress.it, che sembra più che una coincidenza: la sede del Sisifo, il consorzio di cooperative che operano al Cara di Mineo, è in un appartamento di proprietà dell’europarlamentare Giovanni La Via, a quei tempi componente del gruppo politico che fa riferimento al sindaco di Bronte, Pino Firrarello, e del di lui genero, il già citato Giuseppe Castiglione. Certamente si tratta di un caso fortuito se nella grande disponibilità di immobili in città, il Sisifo abbia, tramite un’agenzia, individuato proprio l’appartamento dell’europarlamentare.
Ma torniamo al balletto dei nomi che si rincorrono da Roma a Mineo nella gestione dei migranti e soffermiamoci sull’ex presidente della Provincia di Catania. In diverse intercettazioni Odevaine, che sedeva al tavolo nazionale sull’immigrazione nominato nel 2011 dall’Unione province guidata da Castiglione, fa riferimento ai Cara di Bari e a Mineo e all’incremento dei posti in vari centri di accoglienza. Odevaine aveva un ruolo chiave a Roma, perché sedeva nel tavolo nazionale, ma soprattutto nell’Isola: consulente di Castiglione prima e della Aloisi poi, sedeva nella commissione che ha aggiudicato lo scorso luglio il mega appalto da 100 milioni di euro per la gestione del Cara, di cui abbiamo parlato, e sedeva anche nella commissione che nel 2012 aveva aggiudicato la prima gara, vinta dalle stesse imprese.
Ma come salta fuori il nome di Cstiglione nell’indagine romana? A nominarlo è lo stesso Odevaine, raccontando lo scorso marzo al commercialista Stefano Bravo, “lo spallone”, (specializzato nel trasferire capitali all’estero, è uno dei soci fondatori di «Human Foundation, l’organizzazione che fa capo a Giovanna Melandri, ex ministro dei Beni culturali e dello Sport per il Pd e ora presidente del Museo Maxxi di Roma n.d.r), di quando, da presidente della Provincia di Catania, Castiglione aveva assunto il ruolo di subcommissario all’emergenza immigrazione. Al centro l’appalto per la gestione del Cara di Mineo. “Quando io ero andato giù – spiega Odevaine – mi è venuto a prendere lui all’aeroporto, mi ha portato a pranzo. Arriviamo al tavolo, c’era una sedia vuota. E praticamente arrivai a capire che quello che veniva a pranzo con noi era quello che avrebbe dovuto vincere la gara”. Un meccanismo perfetto, studiato nei minimi particolari, con la sedia vuota che sa tanto di scenografia Hollywoodiana.
“Quanto emerge dall’ordinanza del Gip che vede coinvolto Luca Odevaine – dice la federazione Sel catanese attraverso il circolo locale di Caltagirone – descrive un intreccio fitto tra mala politica, istituzioni inquinate e ambienti malavitosi allarmante. Odevaine risulta secondo l’inchiesta percettore di ingenti somme di denaro illecite per lo svolgimento di funzioni di raccordo nello smistamento di migranti a favore di cooperative legate al braccio destro, Buzzi, di Massimo Carminati”
“Ci sembra inverosimile – continua Sel – che nessuno si sia accorto delle operazioni deviate portate avanti da Odevaine ancor più che lo stesso viene intercettato affermando frasi come: “Allora… a parte tutte le questioni di Mineo… e tutte le questioni relative a San Giuliano…che segue lei… e di cui le andrò a parlare… Mineo non c’è molto da dirgli… perché sta procedendo.. “, e come scrive il gip avendo questi costruito un sistema “di favori a imprese amiche, che si dividono il mercato” dell’immigrazione che renderebbe più della droga e attraversando ” in senso verticale e orizzontale, tutte le amministrazioni pubbliche più significative nel settore dell’emergenza immigrati”.
“Oggi – concludono – tutti dichiarano di essere all’oscuro delle vicende, di essere amareggiati, prendendone le distanze, dal Sindaco di Mineo al sottosegretario Castiglione, anche il Pd chiede chiarezza, cosa che a nostro avviso dovrebbe domandare ai sindaci del suo partito appartenenti al Consorzio dei Comuni Terra d’Accoglienza. Noi da sempre denunciamo l’inadeguatezza del Cara di Mineo come struttura di accoglienza, nel silenzio totale del resto dei partiti locali e regionali, oggi forse è arrivato il momento di rilevare responsabilità là dove ce ne siano e chiudere questi luoghi di detenzione legalizzata”.

Il Centro Cara di Mineo

Il Centro Cara di Mineo

“Dalle intercettazione, emerse dall’inchiesta “Mafia Capitale – Sistema Odevaine, emergono posizioni di rilevata gravità, il Cara di Mineo entra nella bufera mediatica e giudiziaria”, dice il Consigliere comunale di Mineo del gruppo misto Pietro Catania appartenente alla Lista Mususumeci, e aggiunge:” In queste ore stiamo valutando se inviare una nota, a Sua Eccellenza il Prefetto, per chiedere la sospensione della gara di appalto presso il Cara di Mineo, tutelando i posti di lavoro che la stessa struttura offre alle tante famiglie del Calatino”. Ricordo che uno dei membri della commissione esaminatrice delle offerte era il dott. Luca Odevaine. Prima dei gravi fatti, sono state poste diverse interrogazioni al Sindaco di Mineo, nella qualità di Presidente del Consorzio “Calatino Terra di Accoglienza”, che riguardano la figura del dott. Odevaine, attendiamo ancora risposta. Confidiamo nel lavoro dei Magistrati affinchè possa emergere tutta la verità”.
Fa un certo senso la dichiarazione pubblicata su Repubblica, dell’onorevole Castiglione, che di fatto scarica il sindaco di Mineo Anna Aloisi. “Tutti gli atti sulle prime gare del Cara sono pubblici e vagliati sia dalla Corte dei conti che dalle Prefetture – dice il sottosegretario all’Agricoltrura – quanto accaduto sull’ultima gara non lo so, perché io non ero più soggetto attuatore. Io non ho nulla a che fare con la vicenda di “Mafia capitale” e mi fa rabbia esserne coinvolto sui giornali”.
Giuseppe Mistretta già consigliere provinciale della Lista Musumeci, fa un salto indietro nel tempo: “Avevamo previsto tutto e a nulla sono valse le tante iniziative politiche, intraprese in questi anni, sempre in dissenso con la gestione del Cara di Mineo, ricordo anche un consiglio provinciale straordinario, richiesto da noi e dal gruppo dei Comunisti-Idv, tenutosi il 4 aprile del duemilaundici, che andò deserto, non vi partecipò nessuno, tra gli assenti eccellenti proprio il presidente Castiglione, il Prefetto di Catania ed i sindaci del Calatino, ad eccezione del compianto sindaco di Militello V.C., Antonio Lo Presti”.
Quel consiglio straordinario, alla luce dell’ufficializzazione del Cara, si rivelò un’occasione mancata di chiarezza e trasparenza soprattutto alla luce di quanto accaduto. Tanti gli interrogativi ad oggi senza risposta. Si chiedeva allora Mistretta:«Quali i contenuti del patto territoriale per la sicurezza siglato dai sindaci col governo? Come si fronteggiano gli allontanamenti ingiustificati dal centro? Come farà la Procura della Repubblica di Caltagirone a perseguire tutti i reati legati alla caotica situazione, a partire da quello di immigrazione clandestina di cui certamente è imputabile una quota parte dei richiedenti asilo? Quali misure si adotteranno per evitare che i richiedenti asilo si mettano in marcia a piedi, come in tutte le ore del giorno e della notte, a rischio della sicurezza loro e dei cittadini che viaggiano in macchina?”. E poi la domanda più importante e rimasta senza risposta fino all’inchiesta romana:”Quali procedure di evidenza pubblica saranno adottate per affidare la gestione ordinaria del Centro? Per quanto tempo questo sarà operativo? Come verranno selezionati gli operatori sociali ed i fornitori di beni del Centro? Non vorremmo che il miraggio della gestione dei servizi del Cara il cui valore è di circa 3 milioni di euro mensili, possa dare adito a bieche strumentalizzazioni della tragedia umana di migliaia dei migranti». Sembravano, allora, parole buttate così alla rinfusa, tanto per fare opposizione. Invece.
“Oggi il governo nazionale di fronte a fatti così gravi – dice Mistretta – non può non intervenire, applichi il potere sostitutivo nei confronti dell’intero CdA del consorzio “Calatino Terra d’Accoglienza” per non aver esercitato efficacemente l’attività di controllo”.
“Troppe le intercettazioni che tirano in ballo il Cara di Mineo – conclude l’ex consigliere provinciale – non è possibile apprendere che gli Stati Uniti vietano il visto d’ingresso a Luca Odevaine, a causa dei suoi precedenti penali e per il cambio di cognome, e, invece, per il Consorzio è ritenuta persona affidabile, tanto da essere prima nominato esperto del presidente, Anna Aloisi, e, dopo, contrattualizzato come funzionario e componente della commissione di gara d’appalto. Non è più possibile far finta di nulla è necessario intervenire con risolutezza per fugare anche il minimo dubbio e tutelare, innanzitutto, i lavoratori del Cara, le loro famiglie, e l’intero territorio etneo”.
Per Nello Musumeci, presidente della Commissione regionale Antimafia: “Un’attenta lettura dell’ordinanza con cui il Gip di Roma disegna il modello corruttivo che si sarebbe realizzato nella capitale, ci obbliga ad un atto politico e morale: aprire un’indagine amministrativa sulla gestione del Cara di Mineo e di tutte le strutture che accolgono i migranti e che vedono interessati diversi comuni dell’isola”. “In verità – precisa Musumeci – già lo scorso febbraio abbiamo chiesto al sindaco di Mineo, comune capofila del consorzio che gestisce le strutture, di riferire in Antimafia sulla gestione del Cara, ma il nostro invito è stato respinto”.
Purtroppo questa vicenda ci restituisce una politica fatta di corruzione, bustarelle e tangenti dei privati pronti a pagarle pur di assicurarsi le forniture.
Se ci contentiamo delle parole, e il presidente del consiglio Matteo Renzi ne ha pronunciate parecchie in questi giorni, ne udremo molte e altisonanti. Ma chi spera che il cosiddetto Palazzo metta nero su bianco un programma di moralizzazione e di riforme che diano il via alla bonifica del nostro indecente costume politico, temiamo che ne rimarrà deluso.
Può darsi, per concludere, che il nostro ragionamento sia viziato da un semplicismo che mal si combina ai giochini della politica e alle sue sottigliezze. Ma ci chiediamo se questi giochini e queste sottigliezze siano ancora tollerate da una opinione pubblica che sta prendendo sempre più coscienza dei propri diritti e prima che gli vengono svuotate definitivamente la tasche, con la scusa del patto di stabilità e dell’Europa che ce lo chiede, vuole vederci chiaro.

S.R.

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