Nella conferenza stampa nel giorno dopo il solstizio d’inverno i sindaci che siedono nel consorzio “Calatino Terra d’Accoglienza che gestisce il più grande Cara d’Europa, disegnano il ruolo di Luca Odevaine, arrestato nell’operazione “Mondo di mezzo”. C’è l’imbarazzo di Marco Sinatra (Vizzini) e c’è l’irritazione del sindaco di Licodia Eubea. Il presidente del Cda Anna Aloisi sta in mezzo ai suoi colleghi sindaci. Ripropone le parole dette nei giorni scorsi e indica ruoli e compirti tra il Cda dei comuni e la gestione amministrativa del Cara affidata al direttore generale Giovanni Ferrera. << Noi sindaci – afferma la Alosi – abbiamo dato un indirizzo politico all’espletamento della gara con le pubblicazioni del bando stesso. Poi la gestione è passata al direttore generale. Non si può estendere l’operato di Odevaine perché il suo è sempre stato marginale: non aveva potere né gestionali, né di firma né tantomeno poteri amministrativi. Anche come commissario della gara >>. Ricorda ancora che se ci sono i presupposti si costituiranno parte civile al processo e torna a sottolineare la questione legata alla trasparenza. << I nostri atti di gara sono sempre stati pubblicati sui siti e quindi hanno rispettato la normativa di legge quindi visibili a tutti. Ricordo inoltre che lo stesso bando di gara è stato oggetto di ricorso all’Autorità di vigilanza sui contratti pubblici che non lo ha mai bocciato. I fari sul Cara di Mineo sono sempre stati accesi >>. Cita l’inizio del 2011 quando tutto ha inizio e il susseguirsi di visite dei parlamentari. << Ho notato che questo centro – aggiunge sarcastico la Alosi – un giorno è un ghetto e l’altro come un albergo di lusso. Anche alcuni testate giornalistiche avrebbero fatto meglio ad indagare più in profondità. Per esempio – dice – come far conoscere agli italiani che la pulizia degli alloggi non spetta alla gestione del Cara. Certo, se in un alloggio ci sono famiglie con donne e bambini lo si trova in condizione decorose, pulite. Cosa inversa se ci vivono solo uomini. In ogni caso voglio ancora ribadire che se ci sono stati degli arresti questo vuol dire che la legge esiste e funziona: chi sbaglia deve pagare >>. Il più amareggiato sembra essere il primo cittadino di Licodia Eubea. Giovanni Verga è una persona anziana quelle sue parole vogliono scacciare lontano certe calunnie. << Se il Cara deve esistere o meno non compete dalla nostra volontà. E’ a Roma che si decide tutto. Noi non siamo un banda di criminali e sia chiaro che non speculiamo certamente sulle disgrazie dei migranti. Le accuse che leggo o sento nei tg sono davvero infamanti e le rigettiamo >>. Rivendica il lavoro svolto. << Un CdA fatto di piccoli Comuni – aggiunge Verga – si è presa sulle proprie spalle grosse responsabilità e siamo riusciti a condurre in porto un bando di gara di 100 milioni di euro. Permettetemi una riflessione sulla questione della gara. Se fosse stato escluso all’inizio un super esperto come Odevaine per far posto ad un consulente uscito dai nostri uffici, cosa avrebbe pensato l’opinione pubblica? Di certo, si sarebbe pensato che volevamo brigare. Ora l’ultima Ora l’ultima accusa è quella che portiamo i migranti nelle feste paesane. Ma applicando una maggiore professionalità giornali e televisioni – accusa il primo cittadino di Licodia Eubea – avrebbero scoperto che è un obbligo nel vecchio contratto d’appalto: mezzo euro al giorno per ogni migrante da utilizzare per promuovere ogni forma di integrazione. Altrimenti – conclude – spiegatemi voi come si fa ad agevolare l’integrazione fra noi e loro. In ogni caso sto valutando anche l’ipotesi se è possibile costituirmi parte civile solo come Comune di Licodia Eubea>>. Lapidario il commento di Marco Sinatra, sindaco di Vizzini. << Il compito di noi sindaci è molto importante e delicato. Il Cara è sorto per dare una mano in un momento di grande emergenza nazionale e tutti noi stiamo lavorando con la massima serietà e ognuno deve svolgere il proprio dovere. Noi come consorzio di Comuni siamo chiamati a promuovere ogni azione per agevolare l’integrazione fra questi popoli e il nostro territorio. Comprendo che vi possano essere opinioni diverse, ma questo è quello che intendiamo fare. Certo con le vicende romane con il coinvolgimento di Luca Odevaine ci ha solo caricato di un enorme imbarazzo anche se in questo centro il suo ruolo è sempre stato marginale sia sul piano politico che in quello gestionale >>. Tante le parole spese, ma quelle che più si volevano sentire erano quelle di Giovanni Ferrera, direttore generale del consorzio dei Comuni. Oggi al Cara sono ospitati 3.550 migranti, in flessione rispetto ai mesi scorsi quando spesso l’asticella superava quota 4.000. SI discute dei flussi orchestrati a Roma e rivelati dalle intercettazioni. <>. C’è la questione trasparenza. << Noi pubblichiamo ogni atto, anche quelli delle liquidazioni che sono stati vistati dalla Corte dei Conti e rendicontati al ministero degli Interni. Il prefetto di Roma ha inviato una ispezione al comune di Roma? Noi ogni mese – rivela – abbiamo quello della Prefettura di Catania e dal ministero >>. La questione ritorna sulla figura di Luca Odevaine. << Non mi dite niente, per favore. Sono dispiaciuto sulla persona perche non pensavo mai che uno che ha organizzato la sicurezza per la cerimonia della morte del Papa, che siede in commissione al Ministero e alla Protezione civile fosse finito nel giro delle mazzette. Collaborava con i prefetti, tranne l’ultimo, e chiamavano sempre lui. In modo diretto e dopo ci indicava le disposizioni da Roma: “Guardate che il Ministero vuole che si faccia questo o quest’altro” >>. Sulla composizione della commissione di gara che ha appaltato i servizi per i prossimi tre anni del Cara di Mineo per l’importo di 100 milioni rivela tutti i passaggi. << Avevo scritto a tutti i sindaci per avere un esperto sulle manutenzioni e al Prefetto di Catania per avere un nome come esperto in tema di immigrazioni e per valutare i progetti. L’unico a rispondere è stato il sindaco di Vizzini indicandomi il nome del capo del suo Ufficio tecnico comunale. Il prefetto mi ha scritto che i vice prefetti erano tutti impegnati come commissari e non aveva la disponibilità di indicare un nome da inserire nella commissione di gara. Così coso ho fatto io: siccome siamo stazione appaltante per conto del Ministero, ho messo un esperto che prima svolgeva le stesse funzioni per il Ministero e per la Prefettura. Più regolare di così? Come potevo giustificare una designazione diversa in quel momento? Certo – conclude – se avessi saputo quello che è emerso dopo a pedate nel culo lo avrei preso”.

Giuseppino Centamori

 

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