3 dicembre 2014: i siciliani si sono alzati più buoni. I sospetti – ho detto sospetti? intendevo certezze – che mafiosi non lo fossero si sono tramutati in realtà concreta. Oggi possono toccarla con mano. Quante volte abbiamo sentito pronunciare la frasetta scema scema “i mafiosi sono al nord”?, lassù c’è il vero potere, qui al sud invece solo briciole. Nord sta per Roma: centro di potere, come dice Giancarlo De Cataldo, da Romolo e Remo in poi passando per una “manciata” di imperatori, “qualche” papa, poche dozzine di governi, eccetera.

Quando spii nel fondo del vicino e ti accorgi che l’erba non è verde come si diceva, la sensazione è di leggerezza. Noi? Innocenti siamo. Anzi colpevoli: ma come gli altri. Che poi a pensarci bene le intercettazioni ascoltate non differiscono da quelle note e in dialetto siciliano. Tutto il mondo è paese. Orwell clamorosamente smentito: tutti gli animali sono uguali, proprio tutti. Se si considera poi che alcuni componenti della malefica banda della Magliana erano già stati condannati beccandosi il 416 bis, si andrà dritto dritto al cuore del problema. La mafia al sud? D’accordo c’è, ma che vuoi che sia a confronto di quella capitolina? Noi, come diceva Buscetta, abbiamo la cupola, loro il cupolone. Capito il gioco di parole?

Oggi siamo più buoni, dunque. Abbiamo scoperto o meglio ri-scoperto che i matrimoni criminalità-politica-affari si celebrano al di fuori della Sicilia. Sfogliando le pagine di “Repubblica”, troviamo le foto dei componenti storici della banda della Magliana. Che cos’hanno i nostri più dei loro? Osservateli uno ad uno, non sembrano residenti, attuali, delle periferie catanesi? Che sarà mai la differenza di dialetto? Il nostro è stato nobilitato da registi, scrittori e artisti di fama planetaria, il loro da quattro commedianti e fumettisti. Noi la letteratura l’abbiamo inventata loro l’hanno semplicemente massacrata.

Non solo non siamo mafiosi – o meglio lo sono pure gli altri (mi sto venendo a noia) – ma nell’eventualità che lo fossimo il delinquente nostrano possiede una nobiltà che altri si sognano. Noi abbiamo tradizioni a iosa. E quando parlo di tradizioni intendo pizzi e merletti. La mafia del latifondo per esempio, quella particolare struttura feudale e quelle lotte per il potere non per voglia d’arraffare denaro (se il business degli emigranti vale più di quello del traffico di droga, mi ci butto: oggi appunto); lì c’era – dicono – quel legame con la grande madre terra, quel contatto terra-carne con l’anima dei padri che giustificava ogni azione. Cosa vuoi che contino, infine, i reati di “eccesso” di ordine e giustizia (avete mai sentito parlare un catanese di giustizia? prima indosserà il berretto frigio), di fronte alle associazioni a delinquere – presunte – tipo quella sgominata dall’operazione “mondo di mezzo”? Leggete su, leggete.

Sì, d’accordo al sud tutti fascisti sono. Ma ‘sti fascisti in fondo cosa fanno? I borghesi gestiscono i loro affari limitandosi a ripassare le biografie di Mussolini e di Almirante – che tra qualche anno sarà il nuovo Churchill, anzi di più – facendo la lampada a settimane alterne; i proletari continueranno a sognare la socializzazione e a smadonnare contro donne e governo, prendendosela con la resistenza e i traditori (ma lo fanno pure i borghesi). Per tutti, nessuno escluso, solo in Sicilia si conosce la verità: questa l’ho detta io, ma l’avrebbe potuta dire Buttafuoco. Siamo alla te(atr)ologia insomma. E vuoi mettere questi fascisti-buoni con quelli romani? Caspita la destra o è romana o non è. Il neofascismo è nato lì grazie a una manciata di “spiritualisti” che dicevano che la Seconda guerra mondiale non era stata persa in quel mondo “interiore” che andava preservato dalle malattie terrene. Malattie che erano la modernità più tutte le ramificazioni. Tecnica, industrie, denaro e cuginanze.

Insomma, oggi ci siamo svegliati buoni. Belli lo siamo sempre stati: tre Miss Italia una di seguito all’altra in Sicilia, tié, e le laziali che fanno? Molti di noi avranno perfino cestinato il “Padrino” di Coppola. Che ce ne facciamo, adesso? “Er padrino” dovevano intitolarlo. Il vero potere è sempre stato lì, nel reame dei Palazzi. Noi in fondo vendiamo arance, mandarini e bastarduni. E amiamo (ancora) la terra. Di sangue blu: tutti baroni tutti, siamo.

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