di Salvo Reitano

MINEO – Investimenti in Africa e Sud America: attività ”esotiche”  per riciclare i guadagni illeciti provenienti della gestione dei Centri di accoglienza per i rifugiati. Il sistema studiato e realizzato da Luca Odevaine, componente del Tavolo nazionale per l’immigrazione, era perfetto: «Quei soldi rimangono fuori e lì non ce l’ho le rotture di c… che ci sono qua, nel senso che se i soldi stanno qui, stanno nella società e io li prendo personalmente non succede un c…».
Parlava senza peli sulla lingua, Odevaine al suo collaboratore Tommaso Addeo in una delle conversazioni intercettate dai Ros e depositate agli atti dell’inchiesta Mafia Capitale.
I Centri di accoglienza su cui operava la “premiata ditta”, Buzzi e Carminati, erano tre: San Giuliano di Puglia, Mineo e quello in costruzione a Castelnuovo di Porto. Con il commercialista Stefano Bravo, che garantisce il trasferimento del denaro all’estero, Odevaine fa i conti di quanto ciascun centro deve rendere: «Noi prima ragionavamo… Io ti do i mediatori tu me li paghi tot.. e io su quello ci guadagno… Invece adesso io ho detto facciamo un ragionamento: io ti do 100 persone, tu mi dai tot a persona. L’idea era di fare una media tra 80 centesimi e un euro e mezzo a persona grosso modo di margine di utile». LA MAFIA DI ROMA, INDAGATO ALEMANNO,IN CELLA EX NAR CARMINATI
Al Cara di Mineo «lo possiamo fare senza procedure d’urgenza… Con loro avevamo stabilito 10 mila euro al mese come, diciamo così, contributo…Anche perché – dice in una intercettazione del marzo scorso – qui c’ho assunta qualche persona… figli di dipendenti del Ministero». Ma quella cifra non basta più: «Mo’ abbiamo raddoppiato: ci sono 4mila persone all’interno a Mineo.. Non può essere sempre lo stesso importo e quindi siamo passati a 20 mila euro”.
Aveva le mani in pasta dove serviva, Odevaine. Ma sapeva anche che non poteva rivestire doppi incarichi. Così, trovandosi già a ricoprire un ruolo istituzionale per il Cara di Mineo, come consulente, deve trovare una persona fidata per la commissione di gara a San Giuliano. Ecco l’intercettazione: «C’è una dirigente della presidenza del Consiglio e insomma è anche una esperta…ha lavorato con il ministro Kyenge (titolare del Ministero alll’Integrazione del governo Letta n.d.r.) fino a pochi giorni fa… per cui vediamo di farglielo fare a lei la presidente della Commissione».
Il suo nome è Patrizia Cologgi che – agli atti dell’inchiesta – risulta indagata in concorso con Sandro Coltellacci, della cooperativa Impegno per la promozione.
Giuseppe Mistretta, ex consigliere provinciale, non si da pace: “Che schifo leggere come Mineo sia pienamente citata più volte nelle intercettazioni di Odevaine, e come è possibile che il sindaco di Mineo, presidente del “Consorzio Calatino Terra d’Accoglienza”, lo abbia scelto come esperto senza interrogare neanche il casellario giudiziario, come è possibile che sia stato contrattualizzato a tempo determinato nel consorzio e solo dopo pochi giorni inserito nella Commissione della gara d’appalto milionario?”.
“Se a questo aggiungiamo che il primo sostenitore del sindaco di Mineo è  Paolo Ragusa, presidente del Consorzio Sol. Calatino, da sempre presente nell’ATI d’imprese che erogano servizi al Cara di Mineo, qualcosa non torna e alla luce di questa incapacità di controllo, oltre che un rapporto troppo stretto tra controllore e controllato, posso solo consigliare al sindaco di Mineo, Anna Aloisi, di fugare ogni dubbio, rassegnando le dimissioni da presidente del C.d.A. del “Consorzio Calatino Terra d’Accoglienza”.
A Mineo, l’argomento è stato discusscaradimineo3o anche in Consiglio comunale con un preciso ordine del giorno. “Ho chiesto le dimissioni dell’avv. Anna Aloisi da presidente del Consorzio, la costituzione di parte civile, del Comune di Mineo, nel processo penale sul dott. Odevaine, qualora vi siano I presupposti, la piena collaborazione del presidente avv. Anna Aloisi con la Magistratura”. Così, Pietro Catania Consigliere comunale del Gruppo Misto, che aggiunge: “Inutile dire la superficialità con la quale il sindaco ha partecipato alla discussione. Confido nel lavoro degli organi inquirenti affinché si possa fare piena luce sul caso Odevaine – Cara Mineo.”
Anche dal Pd Catanese una forte richiesta di chiarezza e verità sui fenomeni di corruzione e condizionamenti nella gestione del centro. “L’arresto di Luca Odevaine, consulente e dipendente part-time del Cara di Mineo, proietta ombre inquietanti anche sulla gestione della struttura di accoglienza della provincia etnea. E’ difficile non pensare che le dinamiche e gli intrecci tra affari, mafia e politica, venute alla luce nell’inchiesta romana, non siano stati riprodotti anche qui”. Lo dichiara Enzo Napoli, segretario provinciale PD Catania.
“Anche la sola ipotesi che si possa speculare sul disagio e la disperazione di migliaia di persone provoca indignazione e riprovazione – aggiunge il segretario provinciale –  Per questo il PD etneo chiede alla magistratura di vagliare molto attentamente non solo la corrispondenza tra le somme impiegate ed i servizi effettivamente prodotti, ma anche i criteri adottati per la selezione e le assunzioni del personale impiegato”.
L’inchiesta sul malaffare e la politica romana svela anche forti collegamenti con la mafia siciliana. Nell’ordinanza ci sono nomi che hanno segnato la storia di cosa nostra nell’isola. C’è Totò Riina, c’è Gaspare Spatuzza e il siracusano Sebastiano Cassia e ci sono forti riferimenti al tesoriere Pippo Calò e intrecci di metodi e nomi. Fra i referenti romani di cosa nostra spicca il nome di Ernesto Diotallevi, della banda della Magliana, considerato un esperto riciclatore di proventi finanziari illeciti cresciuto con gli insegnamenti di Pippo Calò. Nell’ordinanza romana non manca Gaspare Spatuzza, il pentito che ha dato contorni precisi alle stragi di via D’Amelio, Roma, Firenze e Milano e ha indirizzato gli investigatori a ricomporre il puzzle che collega la manovalanza criminale con gli isospettabili colletti bianchi di Roma. Nelle pagine dell’inchiesta non mancano i collegamenti con le cosche catanesi e della Sicilia orientale raccontate da un altro pentito, il pregiudicato siracusano, Sebastiano Cassia.
E’ il “mondo di mezzo” che continua a fare paura e del quale non siamo mai riusciti veramente a venirne fuori. E non ne verremo fuori fino a quando concederemo ai partiti la possibilità di arrualare nelle loro file, consulenti specializzati in operazioni di saccheggio, pronti a tutto pur di assicurarsi appalti e forniture che mentre arricchiscono le loro tasche svuotano le nostre.

S.R.

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