Uno: la mafia civilizzatrice

O voi, produttori di opinioni, sapete dire perché i poliziotti di Catania, Palermo, Napoli, Bari, Reggio Calabria sono più democratici, sono più teneri, più evoluti dei poliziotti di Rimini, di Ferrara, di Genova? Io lo so: l’alto tasso di delinquenza di queste città meridionali acuisce la loro attenzione, impedisce di scambiare il corpo di una ragazza per uno zainetto, li frolla, come in viaggio, al galoppo, la coscia del cavaliere antico frollava la carne, rendeva più tenero il pasto carneo posto tra sé e la parte dell’animale cavalcato. La mafia, sopra di noi e sopra la polizia,  frolla questa e la rende meno violenta, meno cruda e dura. Sembra una provocazione. Sembra un capitolo della storia della civilizzazione: la mafia civilizzatrice. Ma non è quel che tutti vediamo da qualsiasi punto di vista?

 

Due: Il punto di vista

Tutti stranizzati del/dal Villaggio che spara sulla scala delle culture a pioli. Certo, si esprime come un barbiere in un salone da barba tra un taglio di capelli e una rasatura. Ma il comico (altro comico che fa pensare, finiti i tempi che … Marx, Hegel, Nietzsche, Foucault facevano pensare!) dice sostanzialmente che, posto un punto di vista, le cose si dispongono visibilmente sopra, sotto o in linea con quella postazione. Ad esempio, i cristiani che sono tutti con Cristo, il dio dell’amore e della giustizia, vedono se stessi divisi in superiori e inferiori, protestanti e cattolici (rispetto ai cristiani tutti gli altri rimanenti uomini del pianeta sono inferiori, bisognosi di essere catechizzati dai missionari che hanno la … missione di portare sopra ciò che sta sotto e tutti in linea per la cura dimagrante prima di entrare nella lunga vacanza del Paradiso). Il punto di vista ha un paradosso: quello di fare vedere i Villaggio inferiori. Allora? Accechiamoci, togliendo la vista che in tal modo non avrà più il suo punto. Di vista. (Questa del punto di vista mi viene da Raciti, mio amico filosofo). Ma, visto come sono andate e vanno le cose, sarebbe un accecamento inutile. Anche i ciechi che non hanno vista hanno un punto di vista!

A proposito dell'autore

Docente di Storia e Ispettore Ministeriali Beni Archivistici

Tino Vittorio insegna Storia Contemporanea all'università di Catania ed è Ispettore Ministeriale dei Beni Archivistici. Ha lavorato sulla questione agraria italiana e, in particolare, siciliana tra Ottocento e Novecento, sulla risorsa-mare nella storia dell’Occidente, su storiografia e letteratura (Sciascia, Manzoni). Ha tra l'altro pubblicato: Il lungo attacco al latifondo, Catania 1985; Michele Amari. Memorie sugli zolfi, Palermo 1990; Sciascia, la storia ed altro, Messina 1991; L'ordine e la moralitànegli affari a Catania, Catania 1993; Ristampa anastatica ed introduzione del Piano Regolatore per il risanamento e per l'ampliamento della città di Catania, di Bernardo Gentile Cusa, Catania 1995; La mafia di carta, Rimini 1999; Il parco Letterario di Brancati, Catania 1997; Catania a Pezzi, Ed. Greco 2003; Storia del Mare,  ried. Selene 2005.
 

Post correlati

Scrivi