Il prossimo 17 Maggio, presso l’aula del Tribunale di Catania si terrà un convegno nel corso del quale sarà illustrato un disegno di legge per destinare dai patrimoni sequestrati alla mafia 5 miliardi di euro a garanzia del microcredito.

di Salvo Reitano

CATANIA –  Perché un convegno e un disegno di legge dedicati ai beni confiscati alla criminalità organizzata? Crediamo che la risposta si ritrovi facilmente nel titolo di questa importante iniziativa, vale a dire nella possibilità concreta di trasformare i beni simbolo del potere criminale sul territorio da intoccabile a “patrimonio comune”, destinati cioè alla collettività per fini di utilità pubblica, imprenditoriale, di crescita condivisa e sostenibile.

 Un percorso che contiene in sé anche un’importante valenza formativa, di educazione alla legalità e di possibile riscatto sociale.

Questo il quadro entro cui si è sviluppata la proposta di disegno di legge per la modifica del “Testo Unico antimafia”, anticipata nel corso di una conferenza stampa al Rettorato dell’Università di Catania, e che sarà ufficialmente presentata sabato 17 maggio, a Palazzo di Giustizia, durante il convegno “Beni confiscati alla mafia e microcredito”.

Confiscare i beni alla mafia non equivale solo a sottrarre capitali all’impresa criminale, ma significa anche risarcire il territorio che ha subito i soprusi della malavita.

Gli immensi patrimoni, una volta sequestrati, devono trovare uno “sbocco”, rientrando nel ciclo produttivo, con la liquidazione e l’utilizzo a favore delle aree con alti livelli di criminalità.

Come, ben sappiamo, la Sicilia è fra le regioni che paga le conseguenze in termini di calo produttivo, di scarsa competitività, subendo una crisi più radicata e difficile da superare.

“La proposta – ha affermato l’economista, Immediato Past Governatore Distretto Lions 108 YB e presidente dell’associazione Amici dell’Università di Catania Antonio Pogliese – poggia sulla connessione tra la gestione delle risorse sequestrate (affidata all’Agenzia nazionale per i beni sequestrati e confiscati) e il Microcredito, annoverato tra le nuove forme di solidarietà e regolato dal decreto legislativo 169 del 19 settembre 2012”.

“Partendo dalla constatazione che la mafia è finalizzata al business esclusivamente illegale – conclude Pogliese – giustizia, istituzioni, politica, imprenditoria e associazionismo si sono uniti per dare un reale impulso a favore della legalità e del rilancio dell’economia sana”.

Il disegno di legge si propone di destinare una minima parte del patrimonio confiscato (circa 5 miliardi) a presidio della garanzia fideiussoria che l’Agenzia può rilasciare alle banche – limitatamente al 70% dell’erogato – con il consequenziale avvio del microcredito per circa 7 miliardi di euro.

“Lo stato permanente di crisi che ha investito il Sud e soprattutto la Sicilia – ha sottolineato il magistrato e presidente Lions Club Acireale Pietro Antonio Currò – ha inevitabilmente prodotto nuove forme di povertà”.

“Nonostante le molte iniziative da parte dell’Associazionismo e della Chiesa – prosegue Currò – il microcredito è ancora in fase di stallo, proprio per la mancanza di fondi a garanzia del sistema bancario, oggi ancor più necessarie visto l’alto livello di insolvenza che caratterizza le realtà imprenditoriali regionali”.

“L’impulso che intendiamo infondere – conclude il magistrato – non è finalizzato solo a un incremento della produttività ma anche a massificare e strutturare il consenso sociale di contrasto alla mafia e alla criminalità organizzata».

«In questi anni la sussidiarietà ha avuto un valore determinante – ha affermato il presidente della Fondazione fra Club Lions Distretto Sicilia Antonio Sardo – e la Fondazione, nel quadro delle numerose attività e iniziative da parte dei singoli Club service, gioca un ruolo fondamentale, perché contribuisce a dare concretezza alle molteplici azioni, ponendo in atto idee e ideali, nell’ottica della reale sussidiarietà».

 Salvo Reitano

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