di Alfia Milazzo

“Se sei un uomo libero, allora sei pronto a metterti in cammino”, scrive Thoreau.  Camminare è un’azione legata intimamente alla libertà. Dal 3 agosto scorso, un uomo libero ha iniziato un lungo cammino che lo condurrà in tre periodi diversi dalle Alpi valdostane sino alla sua città, Palermo. Il viaggiatore in questione è Salvatore Borsellino, fratello del giudice Paolo Borsellino, ucciso con la sua scorta in via D’Amelio il 19 luglio 1992. Su quella strage a tutt’oggi non si possiedono verità processuali definitive e a Palermo è in corso un processo in cui il PM Di Matteo sta mettendo in luce la sconcertante verità sulla trattativa tra la mafia e pezzi deviati dello Stato, trattativa di cui sarebbe venuto a conoscenza lo stesso giudice Borsellino, causandone il tragico assassinio. Oggi i giudici di Palermo impegnati nel processo “trattativa Stato-Mafia” sono minacciati di morte e vivono sotto scorta. Salvatore Borsellino e il suo movimento Agende Rosse (si chiama così in riferimento alla agenda rossa di Paolo Borsellino, trafugata in via D’Amelio, nella quale erano trascritti importanti informazioni utili a risalire ai reali mandanti della strage) hanno attivato una capillare sensibilizzazione dell’opinione pubblica sul processo e sui rischi che corrono i giudici del pool di Palermo. E dunque, come s’iscrive in questa vicenda la “marcia” pacifica di un uomo che cammina con un’agenda rossa sotto il braccio, dalle Alpi fino a Palermo? Consentitemi di dare una mia lettura del messaggio prezioso che scaturisce da questo cammino nell’epoca di decadenza morale che stiamo vivendo. Mi rivolgo in particolar modo ai bambini e adolescenti che mi leggono e che seguo come educatrice. Scrivo in primo luogo per loro e per i giovani di oggi. Il cammino di Salvatore Borsellino è solitario ed “eroico”. Simile a quello dei cavalieri erranti e delle anime nobili che, in tempi remoti, partivano alla volta di Gerusalemme o alla ricerca del Sacro Graal. Per costoro, come per Borsellino, il cammino stesso è vissuto come un processo di auto-purificazione. Nell’impresa solitaria del pellegrino vi è alla base la rinuncia alle distrazioni quotidiane e la concentrazione su ciò che è essenziale. Così Borsellino si è avviato su un’ideale via maestra da percorrere. Un lunghissimo viaggio a piedi che coincide con uno scavo interiore. Il suo coraggio è quello dell’eroe il cui cammino equivale ad una rinnovata ricerca del bene supremo. Eroe è infatti colui che, armato di ideali, sa orientare le proprie scelte alla realizzazione di un bene più alto, a costo del sacrificio di sé. Pensate, cari ragazzi e ragazze, bambini e bambine, quanto può essere importante sperimentare una tanto rara forma di solitudine eroica. Oggi nessuno vi aiuta in questo. Molto spesso sperimentate la vostra solitudine nei social network. Il profilo dietro al quale si maschera la vostra socialità è in effetti una finzione. Poche sono le occasioni che vi offre la società odierna per assaporare il valore più proficuo della solitudine, vissuto come tempo per formare la vostra forza interiore, senza condizionamenti esterni, allo scopo di donarvi ad un alto ideale di vita. Perché la solitudine non sia isolamento deve infatti essere offerta ad un impegno per migliorare le sorti del mondo. Seguendo Borsellino nel suo cammino possiamo comprendere meglio questo discorso. Egli infatti ha superato i 70 anni e all’inizio del viaggio, è scivolato, subendo la lussazione del braccio. Così, con un arto fuori uso, legato al collo, ha continuato il suo cammino, attraversando la Valle d’Aosta. Questo è un esempio di come la nostra mente, se fortemente determinata ad un obbiettivo, possa piegare il corpo alle proprie intenzioni. Non si tratta di un sacrificio basato sull’orgoglio di farcela comunque. Si tratta di RESISTENZA. Una parola che abbiamo udito più volte proprio da Borsellino in via D’Amelio, il 19 luglio di ogni anno. Resistenza. Un coro di giovani solleva in alto l’agenda rossa mentre il senso profondo e radicale di questa parola echeggia imperioso per la via. E resistenza è il valore di questa “fatica eroica” di Salvatore Borsellino. Una resistenza in cammino. Già, il cammino. Sempre Thoreau affermava che camminare significa svegliarsi, aprire gli occhi. Su che cosa? Sulla luce che promana dalla ricerca stessa. Il vero cammino che è anche cammino spirituale, eroico, libero e solitario conduce ad una consapevolezza nuova, in cui risiede il risveglio della mente: l’uomo in cammino infatti è costretto ad attraversare le tenebre del crepuscolo, lo sconforto nelle difficoltà, la vertigine che dà la bellezza della natura, il chiaro e l’oscuro dei boschi, la pioggia battente e il sole cocente. Gradatamente apprende che in cielo e in terra vi sono più cose che non si conoscono che di quelle che possiamo conoscere. E che persino dentro di sé vivono forze ignote, tutte da esplorare. Vivono dialoghi tutti da sviluppare, persino con persone care scomparse. Dialoghi veri, che si compongono di suoni, odori e colori catturati lungo il cammino. Si procede con a fianco un compagno invisibile che parla dentro la Natura stessa. Il compagno ideale di viaggio di Salvatore Borsellino è il fratello Paolo. Modello di resistenza e di rigore morale. Ma anche potente ispirazione. Conduttore di una luce mai svelata del tutto. Attraverso questa “strategia” del cammino, Salvatore Borsellino, in ciò del tutto simile a un grande “profeta” o “maestro di vita”, svela a se stesso e a noi tutti che il vero fine dell’Intelligenza è essere in armonia con la verità delle persone, soprattutto quando questa è osteggiata, nascosta, minacciata, depistata, invalidata. I saggi che camminano lungo le strade impervie del mondo conducono con sé questa missione: servire la verità più nascosta. Poiché servire la verità significa opporsi al suo occultamento, svelandola attraverso il proprio agire. Un compito che potete assumere anche voi, cari ragazze e ragazzi. Come ci sta insegnando Borsellino: non smettete mai di difendere e di cercare la verità a partire dal suo stesso baluginare. Impegnatevi da sole/i nell’eroismo dei saggi, resistete, opponetevi alla tentazione di lasciare annacquare il significato che trovate da soli nelle cose, la prova della verità, il ragionamento e la  giustizia, solo per quieto vivere. Portate avanti la vostra più alta difesa del bene, anche con il sacrificio. Perché sarete ricompensati dalla stesso bene. Offrite ovunque ciò che conoscete con lo spirito del servizio e non dell’arroganza. E da ultimo siate grati a Salvatore Borsellino che ci ha donato questa occasione di cammino attraverso il suo cammino. Caro Salvatore, Palermo ti aspetta e l’Italia ti accompagna (da Antimafia Duemila)

Scrivi