ROMA – Su proposta del ministro dell’Interno Angelino Alfano il consiglio dei Ministri ha sciolto per mafia i comuni di Corleone e Tropea.
Il “caso Corleone” era approdato anche in Antimafia regionale già lo scorso gennaio. L’iniziativa era arrivata a pochi giorni dall’annuncio da parte del ministro degli Interni, Angelino Alfano, della procedura di accesso agli atti per verificare eventuali infiltrazioni mafiose nell’amministrazione. Era la seconda volta che il sindaco di Corleone veniva ascoltata dall’Antimafia, già l’anno scorso la commissione aveva verbalizzato le preoccupazioni del sindaco per il ritorno di alcuni soggetti mafiosi. “È accaduto l’inevitabile, ma io non sono contento. Per colpa di amministratori incapaci di resistere alle collusioni con la mafia, la città di Corleone è stata ricacciata indietro di trent’anni”. Così il responsabile legalità della Cgil di Palermo ed ex segretario della Camera del lavoro di Corleone, Dino Paternostro, commenta lo scioglimento per mafia del comune di Corleone. “Questo è un momento doloroso per i tanti cittadini onesti di Corleone, che non hanno nulla da spartire con la mafia e i mafiosi – aggiunge – ma serve comunque a fare chiarezza. Chi ha sbagliato deve pagare duramente. Da parte nostra ci impegneremo per ricostruire a Corleone un fronte degli onesti, che lavori per una ripartenza della nostra città, fondata sui valori di legalità e giustizia sociale”.

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