Marco Iacona –

Immaginate una partita di tennistavolo. Realtà contro fantasia e una pallina che va incessantemente a destra e sinistra. Il quotidiano, l’immagine di molti film di Woody Allen non da adesso. Con “Magic in the moonlight”, il genietto di Manhattan come lo chiama Valerio Caprara esce allo scoperto senza tema di raffreddore. “Il mondo non è privo di una certa magia”, suona il rimprovero della zia – è il Natale delle zie – a Stanley (Colin Firht), superuomo tutto razionalità e sarcasmo.

Con la timidezza dell’eleganza ci ha fatto credere di non sentirsi bravo. Adesso Woody prende il coraggio a due mani. Il finale di “Anything Else” è sentenza inequivoca. Cito a memoria: “Sforzati di essere sempre originale” dice David Dobel a Jerry Falk, “e se devi copiare copia dai migliore”. Il settantanovenne regista fa il verso a se stesso senza scadere nella noia del già visto o sentito. Il merito tutto suo, meno dei protagonisti irrigiditi nelle tuniche alleniane. Sophie (Emma Stone), grazietta enigmatica, medium proletaria in cerca di riscatto, porge sorrisi e mossettine a Stanley illusionista-prodigio, borghese fuori e inglese dentro. Il magnetismo è compendiato nell’unico bacio. A Woody interessa la filosofia. Film ideologico come pochi quello che andrete a vedere, ci avviciniamo ai cinquanta. Più della “Maledizione dello scorpione di giada”, “Midnight in Paris” (la perla), “Scoop” da dove pesca attimi, atmosfere e qualche ideuzza. Il tema è il solito – dico solito e aspetto l’inchino – realtà e fantasia naso contro naso. Con la prima sei infelice e nel giusto, con la seconda felice e finisci pazzo.

Fantasia per Allen significa altro da – ricordate “Il dormiglione”? – sesso e decesso. Il vizio di visitare l’androne delle idee non è passato, per fortuna. Ma qui Woody la fa grossa, dopo manciate di “Leonora” spunta quella giusta? Alla borghesia i sogni non fanno male, ricordate “Alice” con l’immensa Mia Farrow?, oggi neanche ai proletari, ricordate, “La rosa purpurea del Cairo”? Matrimonio interclassista da anni Trenta, forse; la speranza in un mondo migliore, qui non lì, ha ridotto in cenere certezze pazzoidi. Anche tu, Woody vittima dei sogni? Il finale mette le cose a posto. Sophie e Stanley si perdonano a vicenda. Innamoratisi sotto le stelle. Sognare questa volta ne è valsa la pena.

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