CATANIA/-  Il Codacons, tramite l’Avv. Carmelo Sardella, dirigente dell’ufficio legale regionale siciliano, ha presentato un esposto-denuncia alla Procura della Repubblica di Catania per una vicenda di malaburocrazia siciliana.

Una Società cooperativa costituita prevalentemente da giovani biologi, aveva elaborato un innovativo progetto per lo sviluppo delle acque interne siciliane fondato su di una filiera che parte dall’allevamento di specie ittiche pregiate di acqua dolce, si sviluppa con richiestissimi laghetti di pesca sportiva, riforniti proprio dagli esemplari allevati, ed assicura poi alle famiglie dei pescasportivi, e non solo, sia un servizio di ristorazione a Km zero, che una scuola ed un noleggio di imbarcazioni removeliche.          Ogni struttura di questo tipo, che può essere installata in molti dei grandi invasi siciliani, prevedeva la collocazione di circa 12-15 unità lavorative.

Interpellato il Consorzio di Bonifica 7 Caltagirone, figura di diritto pubblico (costituito con l. reg. 45/95), che gestisce a fini irrigui le acque dell’invaso, la società cooperativa riceveva il “nulla osta allo svolgimento delle attività”, nulla osta condizionato esclusivamente dall’ottenimento delle autorizzazioni degli altri enti preposti, sulla base del quale si sviluppa l’intero, complesso e defatigante, iter del progetto.

La prima fase, quella dell’allevamento ittico, veniva ritenuta meritevole di finanziamento nell’ambito del Fondo Europeo della Pesca, con un contributo di € 330.422,00 su un totale di € 550.000,00 circa.

Il progetto, che si articolava in due prefabbricati sulla riva del lago, per i servizi a terra, e 6 gabbie galleggianti nel punto più profondo, veniva redatto da un noto ingegnere progettista di un impianto di gabbie galleggianti off shore al largo di Villafranca Tirrenica (ME) esposta alle più gravose condizioni meteomarine sia da maestrale che da tramontana e grecale senza il minimo problema.

Venivano ottenute, quindi, dopo la concessione demaniale di una porzione delle sponde e dell’invaso, tutte le ulteriori necessarie autorizzazioni.

In prossimità dell’inizio lavori i giovani biologi, tuttavia, ricevevano invece una serie di pesanti richieste di documentazione suppletiva, alle quali adempivano prontamente ritenendole solo un eccesso di zelo da parte dei funzionari preposti.

Il Consorzio di bonifica, che a norma della legge reg 45/95  è l’unico responsabile della vigilanza e gestione degli impianti (art.8 e 9) invece di pronunziarsi nel merito, inviava la documentazione all’Uff. Tecnico delle dighe di PA  del Min. Delle Infrastr.

Dopo un anno e 11 mesi di pretestuoso blocco il 15.10.2014 scadevano i termini per accedere al contributo FEP, con la conseguenza di  mandare a monte il progetto. Il Consorzio di bonifica convocava la società coop. nei propri uffici  solo nove giorni dopo la scadenza dei termini per il finanziamento FEP, per determinare i dettagli della Convenzione.

Tali ritardi pare abbiano una giustificazione: il tentativo, perfettamente riuscito, di dilazionare i tempi fino a fare scadere i termini del contributo comunitario, al fine di perpetuare l’uso in monopolio assoluto di un bene di cui il Consorzio fruisce senza nemmeno essere titolare (come invece la Soc. coop.) di concessione demaniale, fonte di enormi movimenti di capitali, senza controlli di sorta da parte di altri soggetti che legittimamente potrebbero operare all’interno dell’invaso stesso.

Oggi, pertanto, i fondi europei assegnati alla Soc. coop. sono rientrati nel pacchetto di fondi che la regione Sicilia non è riuscita a spendere con grave danno all’immagine della efficienza amministrativa del governo della Regione Sicilia, vanificazione di posti di lavoro per 12-15 unità lavorative, la futura generalizzazione di impianti consimili all’ intero comparto delle acque interne siciliane ed ingenti danni alla Società coop.

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