ACIREALE − Strade che si trasformano in fiumi, piazze che sembrano laghi, persino una cascata d’acqua che impreziosisce la Timpa: benvenuti ad Acireale, era geologica dell’acqua a “tinkitè” come da alcuni mesi a questa parte gli acesi ripetono.

Perché chi abita nella “Nobile Città” – con tanto di stemma approvato dal Presidente della Repubblica ma che la sventurata legge regionale di abolizione delle province, assimila a quartiere del capoluogo “del Liotru” – ormai passa più il tempo a guardare il meteo che Maria De Filippi in tv. Dallo scorso 5 novembre, il giorno della tromba d’aria, l’acese medio, e non, non ha avuto pace: pioggia a Carnevale, pioggia a Giugno, pioggia a Luglio e persino ad Agosto (con i carri costretti al rientro ai box). Figurarsi ad ottobre, quando la Protezione civile regionale etichetta Acireale con l’arancione: nessuna mezza misura, o verde o rosso fisso. Per cui l’allerta meteo dal colore dell’agrume si è trasformato nel colore della lava: rosso fuoco, e pioggia a “tinkitè”, appunto.

E stavolta non prendetevela col Comune, perché ha piovuto ovunque e non solo ad Acireale.

Certo, se ci fosse stato il depuratore a completare il larvale sistema fognario che il selciato nasconde nel sottosuolo della “Città delle cento campane”, forse ci sarebbe stato qualche allagamento in meno, forse anche le strade avrebbero retto meglio la pioggia e qualche piazza non si sarebbe trasformata in laguna.

Ma lo scorso Consiglio comunale, pur battendosi e ribattendosi il petto, non riuscì a localizzare l’impianto di depurazione, di fatto girando la palla alla Regione. Che di palle in questo momento ne ha tante, figuriamoci se trova quella del depuratore acese…

M.G.

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