CATANIA − L’assessore alla Protezione civile Luigi Bosco, dopo un incontro con il prof. Enrico Foti, direttore del Dipartimento di Ingegneria civile e Architettura dell’Università di Catania, ha reso noto che, secondo le stime degli studiosi, se la rete del canale di gronda fosse stata già completata così come previsto nel progetto originario i flussi d’acqua piovana riversatisi su Catania nel giorno del nubifragio sarebbero stati più che dimezzati.
“Questo conferma, ha detto Bosco, quanto fosse incisivo il progetto concepito da Enzo Bianco nella sua precedente sindacatura e come occorra al più presto completare quest’opera, viste le rilevanti ricadute sulla città in termini di sicurezza”.
“Quel progetto, pensato 25 anni fa, ha detto il sindaco Enzo Bianco, sta finalmente per essere realizzato grazie all’impegno del governo nazionale. E potrebbe anche essere potenziato perché risponda ai cambiamenti climatici e ai mutamenti idrogeologici conseguenti allo sviluppo edilizio nei paesi etnei e nella zona sud della città. Se vogliamo pensare alla Catania del futuro dobbiamo lavorare di concerto con Università, mondo delle professioni tecniche, associazioni ambientaliste, amministrazioni comunali della città metropolitana, per immaginare ulteriori presidi per la tutela del territorio”.
L’allarme rosso lanciato dalla Protezione civile prevedeva sulla nostra zona la caduta di una ventina di millimetri di pioggia per metro quadrato in tre ore, invece sono stati 65 in 40 minuti, ossia oltre 90 millimetri di pioggia all’ora e quando si superano i 60 è già nubifragio. Quella di mercoledì è stata la bomba d’acqua più violenta degli ultimi anni in rapporto al tempo. Gli ultimi episodi rilevanti furono registrati il 13 novembre del 2003 quando caddero 50 millimetri di pioggia e il 21 febbraio del 2013 in 40 minuti caddero 40-45 mm.
Il tempestivo allarme lanciato dalla Protezione civile comunale, insieme alla costante pulizia di tombini, caditoie e soprattutto torrenti e canali hanno impedito problemi più gravi. Ma la manutenzione in certi casi può non essere sufficiente. Uno dei ragionamenti avviati nel corso dell’incontro ha riguardato infatti la capacità di deflusso del torrente Forcile, nei pressi del Villaggio Santa Maria Goretti, in caso di forti piogge.
“La sezione idraulica del torrente, ha detto Bosco, è ridotta e questo può causare, nonostante il massimo impegno nella manutenzione e nella pulizia, straripamenti soprattutto quando, in breve tempo si riversa su Catania un’incredibile quantità di pioggia. Per questo ci stiamo confrontando per trovare nuove soluzioni”.


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