di Agnese Maugeri

Catania- La splendida saletta del Centro Studi Laboratorio D’Arte di Alfredo Lo Piero è stata ancora protagonista di un interessante ed emozionante incontro, la presentazione del libro “Manolo Bolognini la mia vita nel cinema” scritto dalla figlia del grande produttore cinematografico Carlotta Bolognini.

foto 4-4Relatore della conferenza il giornalista Daniele Lo Porto che insieme all’autrice e ad Alfredo Lo Piero ha, tramite il libro, raccontato i 60 anni di storia del cinema italiano, grazie anche all’intervento dell’attrice Loredana Marino che ne ha letto alcuni brani.

Luce soffusa e immagini di un tempo passato, scene di film illustri sono state proiettate sullo schermo, così ha avuto inizio l’incontro, la platea è stata subito catturata, avvolta da quel fascino, da quelle emozioni che solo il film d’autore italiano sapeva regalare.

Tanti stralci di pellicole che insieme racchiudono la storia del cinema, attori indimenticabili come Alberto Sordi, Marcello Mastroianni, Sofia Loren, Claudia Cardinale, Franco Nero, e registri eccezionali quali Pasolini, Mattoli, Clèment, Cavani, Corbucci, Zampa, Bolognini; ma grazie a quei film è stato anche possibile raccontare la vita della famiglia Bolognini.

Tutte le scene proiettate o erano prodotte da Manolo Bolognini o, avevano la regia di Mauro Bolognini, due fratelli che infatuati di una passione si sono innamorati del loro lavoro.

La tecnologia al giorno d’oggi rende più facile e più vicina la comunicazione e così, mentre l’autrice, emozionata dalle immagini appena viste, spiegava la sua opera, sullo schermo in collegamento Skype è comparso Manolo Bolognini.

Il produttore ha espresso tutta la sua nostalgia nei confronti di Catania, città in cui ha eseguito due intramontabili film, “Il bell’Antonio” di Mauro Bolognini, con un’eccezionale Mastroianni e una bellissima oltre che brava e sconosciuta Claudia Cardinale al suo primo film, e sette anni dopo “L’arte di arrangiarsi” di Lugi Zampa, con il mitico Alberto Sordi.

Non per niente proprio la città etnea è stata prescelta per l’anteprima del libro di Carlotta, perché l’attaccamento a Catania è forte così come forti sono i ricordi delle pellicole qui girate, Bolognini ci racconta anche delle difficoltà che la troupe trovatasi d’improvviso senza soldi ha dovuto affrontare, durante le riprese del Bell’Antonio.

La chiacchierata con il produttore prosegue, ci parla di uno dei primi film che lo videro impegnato come macchinista “Diga sul Pacifico”,un colossal molto complesso in Thailandia, prodotto dalla Paramount e da De Laurentiis, con un cast d’eccezione tra attori americani e italiani girato in piccoli isolotti del pacifico; per finire Bolognini ha ringraziato la figlia Carlotta per la tenacia che ha avuto nello scrivere questo libro.

“Manolo Bolognini la mia vita nel cinema” come ci spiega l’autrice è un libro di ricordi belli, di aneddoti e di fotografie private che parlano dell’Italia, della loro famiglia e del cinema.

Carlotta parlando fa trapelare tutta l’ammirazione verso grandi attori come Burt Lancaster e Marcello Mastroianni del quale, da ragazzina, fu perdutamente innamorata, con il sorriso negli occhi ci racconta di quei giorni in cui finita la scuola la portavano sul set e lì, la sua gioia più grande era quella di mangiare il cestino del pranzo con il resto della troupe, come quando ad Amburgo durante le riprese divise il cestino del pranzo con Michael Douglas.

Manolo e Mario Bolognini, sono stati anche due grandi talent scout di artisti come Claudia Cardinale, fermata da Mario durante una passeggiata a Piazza Di Spagna e fortemente voluta da lui nel film “Il Bell’Antonio”, e anche Franco Neri e Massimo Ranieri che dopo averlo notato in uno spettacolo a Napoli lo volle per il ruolo di Metello.foto 3-3

Ma i progetti di Carlotta Bolognini non si fermano al libro, questo è solo il primo dei tre progetti che ha in mente, il secondo è un film-documentario che lei insieme hai suoi amici “figli d’arte” stanno portando avanti reperendo tutto il materiale necessario che racconti il lavoro dei propri parenti, la regia del docu-film sarà di Alfredo Lo Piero. Il terzo progetto è, come dice la stessa Carlotta “una sorpresa per papà” far avere a Manolo Bolognini un riconoscimento alla carriera adesso che può ancora goderselo, il 27 giugno in concomitanza con il David di Donatello Manolo Bolognini riceverà “La Pellicola D’oro”.

A presentazione ultimata Carlotta Bolognini ha gentilmente risposto alle nostre domande.

Vorremmo sapere qualcosa in più sulla sua infanzia, com’è stato crescere accanto a due figure così importanti come suo padre e suo zio e sempre circondata da grandi attori?

“Ho avuto un’infanzia bellissima, papà ci portava sempre nei set in giro per il mondo a me e a mio fratello, io vedevo Burt Lancaster, Kirk Douglas come persone normalissime, mangiare insieme per me era un’abitudine, più erano nomi grandi più erano alla mano, Marcello era straordinario di lui ho un ricordo unico”.

Parliamo del cinema Italiano dei nostri giorni di com’è diventato, non sto qui a dire se è bello o brutto anche perché basta guardare questi vecchi film per trarre le conclusioni, secondo lei cos’è che oggi manca?

“O mamma non riesco quasi a guardarlo, manca la passione, il gruppo, la troupe unita noi eravamo sempre insieme lo scopo era portare al termine il film il meglio possibile, la sarta era uguale al macchinista, al registra, al grande attore, se non c’era un buon costume un buon trucco erano problemi per tutti. Questo non c’è più da tanti anni, adesso si fa un lavoro meccanico forse per il guadagno. Noi studiavamo nulla era improvvisato, si studiava il romanzo da cui il film era tratto, il costume, io ho fatto l’assistenza costumista e mi sono presa i libri sulla storia del costume del 900 non s’improvvisava nulla, si stava sul set senza orari finché non si finiva tutto. Mio papà sono almeno vent’anni che mi dice che il cinema è finito, purtroppo, perché avevamo un’arte in mano il cinema italiano è stato invidiato, amato e copiato da tutti. Gli americani stravedono per gli italiani i nostri tecnici sono stati i migliori al mondo, venivano a Cinecittà perché c’erano gli italiani che risolvevano tutti i problemi, l’arte di arrangiarsi nel vero senso”.

“Manolo Bolognini, la mia vita nel cinema” è un libro scritto da lei con la partecipazione di suo padre è stato un progetto lungo?

“E’ un libro semplicissimo, perché è un’intervista di una figlia a suo padre, un libro di ricordi dietro le quinte. Non è stato facile, in primis perché mio padre ha sempre detto “che gli importa alla gente della mia vita del mio cinema”, è sempre stato molto schivo, io gli dicevo, intanto lo faccio ma lui non credeva che l’avrei portato a termine, è nato come scommessa. La difficoltà è stata nel fatto che raccontandomi i suoi ricordi saltava dagli anni 50 al 2000 per poi tornare agli anni 70 io comunque scrivevo, abbiamo cominciato a luglio scorso, c’erano giorni in cui lui non aveva voglia e allora io gli dicevo sono venuta a prendere un caffè e poi magari dopo un’oretta iniziava a ricordare, perché poi in fondo lui ama parlare di quegli anni stupendi”.

 Agnese Maugeri

Scrivi