di Agnese Maugeri

CATANIA – “Eternal Dreamer” questo il titolo del nuovo album, di Marco Selvaggio un lavoro lungo che unisce suoni e interpreti provenienti da diverse parti del mondo, curato da Toni Carbone, storico bassista dei Denovo e inciso nello studio di registrazione di Checco Virlinzi.

Un artista unico che con il suo Hang, strumento affascinante, ha riscosso numerosi successi e premi, ammirato da professionisti e artisti come i Coldplay.

Catanese, amante della sua terra, Marco è di giorno un avvocato ma dismessi i panni giuridici, inizia a suonare e a creare melodie e testi fino alle prime luci dell’alba, non può farne a meno, forse proprio perché anche lui è un eterno sognatore che crede nel suo sogno chiamato musica.

La sera del 11 dicembre alle 21 al Centro Zo di Catania Marco Selvaggio presenterà al pubblico “Eternal Dreamer” nell’attesa di ascoltarlo l’abbiamo intervistato per farci raccontare qualcosa in più.

Un suono magico, dolce, magnetico, che genera atmosfere oniriche; raccontaci dell’Hang, com’è stato il primo incontro e da cosa è dipesa questa affinità?

538573_10150855850629175_1065628970_n«Non è semplice spiegare da cosa nasca la passione per la musica in genere e per questo strumento, l’hang! Io dico sempre che è stata serendipità. Il termine serendipità indica la fortuna di fare delle scoperte felici per puro caso e, anche, il trovare una cosa non cercata e imprevista mentre se ne stava cercando un’altra. Io non cercavo l’hang, mi è semplicemente capitato davanti un suonatore dell’est d’Europa mentre cercavo un locale di Roma per Trastevere! Da lì è iniziata la sfrenata ricerca per lo strumento e l’amore folle per lo stesso che mi ha portato oggi a suonare e comporre tante musiche e canzoni e che al tempo stesso mi tiene incollato 4 ore al giorno, o meglio a notte, sullo stesso. È uno strumento incredibile che riesce ad evocare sensazioni mistiche. È quasi ipnotico ed è difficile separarsene. Non è semplice descriverlo, io dico sempre che se la magia è presente nella musica, per quanto mi riguarda, è dentro questo scrigno di metallo chiamato Hang. Il primo incontro in ogni caso è stato come un colpo di fulmine e da la poi non me ne son più separato».

Sin da piccolo hai prediletto le percussioni agli altri strumenti, poi in adolescenza l’incontro con l’Africa; quanto l’antico continente ha influito sulla tua musica?

«Ha influito moltissimo. Ho iniziato a suonare e studiare percussioni e musica tradizionale africana. Le mie prime composizione son proprio state influenzate da questa musica così particolare e che mi è rimasta proprio nel cuore. Una volta circa 5 anni fa ho scritto un brano chiamato “No Matter”. E’ nato da un ritmo africano chiamato Yankadì! La musica è qualcosa di stupendo. Giocare con le note e con il ritmo dell’hang è davvero incredibile».

Sei laureato in giurisprudenza ma la musica non l’hai mai abbandonata e appena puoi vai in giro per il mondo in cerca di nuovi sound, dall’Africa all’Australia, è importante il viaggio e la ricerca per un musicista?

«E’ fondamentale! Le mie canzoni non sono altro che la somma di tutti i miei viaggi e delle mie esperienze di vita. In giro per l’Europa e per il mondo ho conosciuto tanta musica diversa, tante persone diverse, artisti, luoghi, cibi, panorami, stelle, cieli, sorrisi, abbracci, amori, amicizie… Tutto ciò ha influito sui miei testi, sul mio modo di percepire la musica e di trasmetterla probabilmente. La Sicilia, poi, è un luogo magico e arcano dal quale trarre grande ispirazione. La nostra tradizione è così ricca che ci si può perdere dentro e il legame che abbiamo noi siciliani con la nostra terra è davvero viscerale. Se fossi vissuto altrove di certo non sarei stato in grado di scrivere queste canzoni».

Parli spesso di serendipità “la fortuna di fare scoperte felici per puro caso” la musica può essere considerata tale, una giusta e fortuita combinazione di elementi che recano felicità?

«La musica può anche essere considerata tale. Per me lo è stato con la scoperta dell’hang. Ognuno però vive la musica a modo proprio. Io non dormo la notte a causa della mia insonnia e scrivo spesso anche in posti che non sono casa. A mare, in montagna, in treno, durante i viaggi e così via. La felicità deriva proprio dalle sensazioni che rilascia la musica che non possono essere che soggettive. Felicità derivante dalla realizzazione di una canzone così come dall’ascolto di un’altra».

In “The Eternal Dreamer “ tuo ultimo album uscito il primo dicembre parli dell’amore, del sogno e della vita, usando metafore per far capire l’importanza dei sogni. Tu sei un eterno sognatore?1483430_10152904139694175_1490639759176792767_n

«Io credo che ognuno di noi abbia l’opportunità per sognare! Sta a noi essere artefici del nostro destino. Diceva Nica Midulla, madre dello storico produttore scomparso Francesco Virlinzi, che anche lui come me sosteneva che bisognava sognare guardando in cielo con i piedi per terra. Sognare è giusto ed è meraviglioso. Ma bisogna sempre tenere i conti con la realtà e guardarla in faccia perché la vita non è semplice e non mancano mai le difficoltà ed i sogni non sempre si raggiungono. Ma a volte il cammino per il raggiungimento del sogno non avveratosi è anch’esso sogno e ci aiuta a crescere».

Un lavoro lungo e meticoloso, numerosi artisti internazionali ne hanno preso parte spaziando dal folk al jazz, com’è stato organizzato il progetto e cosa devono aspettarsi gli ascoltatori?

«E’ stato un lavoro durato oltre un anno e mezzo anche per la decisione di volere all’interno del disco interpreti madrelingua o con la massima padronanza della lingua inglese e francese e per la meticolosa cura dei suoni. I featuring arrivano da ogni parte del mondo. Ho mandato migliaia di email ed ascoltato all’incirca 50 voci per ogni canzone per un totale di poco più di 350 voci sulle mie canzoni. Daniel Martin Moore, che canta il singolo “The Eternal Dreamer”, è stato il primo a venir fuori proprio perché il singolo è uscito prima del disco. E’ un cantautore statunitense che personalmente adoro, dalla voce calda e soffice a tratti nostalgica. Ritroviamo la jazz singer Anne Ducros – la quale ha anche inciso con Battiato – e canta l’unica canzone in francese dell’album “Nuage Dansant”; The Niro, unico italiano presente nel disco uscito dall’ultimo Sanremo ma che ha sempre cantato in inglese tranne che nell’ultimo lavoro discografico. Dan Davidson leader del gruppo canadese Tupelo Honey che sta andando fortissimo, a Sidsel Ben Semmane dalla Danimarca la quale ha partecipato all’Eurovision alcuni anni fa, a Haydn Cox e Hazel Tratt dall’Inghilterra. Gli ascoltatori devono aspettarsi un disco molto variegato che scorre che è un piacere! Un album che non annoia anche per la varietà delle voci. The Eternal Dreamer è un progetto molto sognante, a tratti malinconico e nostalgico, ma con tanta voglia di riscatto dove l’amore e il sogno appaiono costantemente. I testi son pieni di metafore che l’ascoltatore può interpretare in diverse maniere. L’hang poi a volte fa da protagonista altre da cornice in quello che appare essere proprio un disco nuovo ed innovativo nel suo genere».

“The Eternal Dream” è dedicato alla memoria di Checco Virlinzi produttore catanese scomparso prematuramente. Le signore Nica Midulla, mamma di Checco, e la sorella, Simona Virlinzi, hanno riaperto lo studio di registrazione permettendoti di incidere lì l’album, tutto questo dona una valenza in più al tuo lavoro, una forte esperienza per un musicista catanese.

«Credo proprio di si. Io non ho mai avuto la fortuna di conoscere Francesco ma tramite i racconti di Simona e Nica è come se fosse stato accanto a noi nella stesura di questo lavoro ed in studio di registrazione. Il disco è dedicato alla sua memoria ed io ne son davvero felice. E’ un uomo che ha fatto tantissimo per la città di Catania. Grazie a lui ha vissuto un periodo d’oro».

1488044_10152974521639175_3517732040860022563_nSei riuscito a portare il suono del djembè in discoteca e a incantare il tuo pubblico con il timbro fiabesco dell’Hang, la tua musica rompe gli schemi convenzionali generando nuove surreali armonie. Quando crei le tue melodie quale artista o generi ti piace ascoltare c’è qualcuno a cui ti ispiri?

«Con l’hang ho davvero sperimentato moltissimo. Sono uno dei pochi che lo suona dal vivo sulla musica house ed elettronica e questo mi dato la possibilità di viaggiare moltissimo suonando un po’ in tutta Europa. E’ stata una caccia di suoni ed una sperimentazione che ha colto nel segno anche se a Catania non è ancora arrivata pienamente. I miei gusti musicali son molto variegati. Adoro il folk, il jazz ed l’indie pop soffice e sognante. Artisti come William Fitzsimmons ed Angus & Julia Stone. Nick Drake e Jeff Buckley. Ben Harper e Damien Rice. Non mi ispiro a qualcuno in particolare ma alla musica in genere che ascolto e a molti libri che ho letto così come e soprattutto alle mie esperienze di vita dalle quali traggo la maggior parte dei miei testi».

Agnese Maugeri

A proposito dell'autore

Divoratrice di libri con una brutta dipendenza adoro “sniffare” quelli nuovi. Logorroica, lunatica, testarda. Amante del teatro, ballerina mancata, l'altezza (esagerata) ha infranto il mio sogno. Appassionata di cinema, tutto ma non horror. Scrittrice per indole, il modo più istintivo per sentirmi bene, prendere carta e penna e scrivere Aspirante giornalista per vocazione e CakeDesigner per diletto. Non sto mai ferma puoi incontrarmi mentre recensisco un evento, una prima o un vernissage, con in borsa un libro e biscotti per ingannare l'attesa!

Post correlati

Scrivi