di Graziella Nicolosi

1CATANIA – Non poteva che essere dedicato all’immigrazione il dibattito promosso a Catania da “Il fatto quotidiano”, secondo appuntamento del tour che il giornale sta tenendo in tutta Italia per far conoscere ai lettori la sua nuova veste grafica e rafforzare il rapporto con il territorio. E la città ha risposto con grande partecipazione, affollando dal pomeriggio a tarda sera il cortile esterno di Palazzo della cultura, che ha ospitato prima un dibattito sull’immigrazione e gli sbarchi in Sicilia, e poi un monologo di Marco Travaglio sull’attualità politica e l’informazione, dal titolo eloquente: “La finestra sul porcile”.

Al primo incontro, moderato dal giornalista Enrico Fierro, hanno partecipato il direttore de “Ilfattoquotidiano.it” Peter Gomez, il sindaco di Catania Enzo Bianco (il Comune ha patrocinato l’evento), il procuratore capo (uscente) di Catania Giovanni Salvi ed il portavoce siciliano della comunità di Sant’Egidio, Emiliano Abramo.

Senza nascondersi dietro ad un dito, i relatori hanno puntato l’attenzione sul “business” che può nascondersi dietro il fenomeno dell’immigrazione clandestina, che, secondo Peter Gomez, “porta denaro non solo alle organizzazioni di trafficanti, ma anche al sistema dell’accoglienza italiano, come ha dimostrato il Cara di Mineo, in cui hanno fatto affari indistintamente tutti i partiti”.

Per il procuratore Salvi, “è vero che il migrante può diventare occasione di lucro, ma ciò accade perchè le procedure di riconoscimento delle domande di asilo sono troppo lente, e così resta parcheggiato al Cara per mesi, se non per anni (mentre dovrebbe starci solo poche settimane), alimentando il rischio di speculazione”. “Quanto ai trafficanti – ha aggiunto – mentre con i migranti libici guadagnano ben poco, con i siriani (di solito più istruiti, e costretti ad un viaggio in mare più lungo) arrivano ad ottenere fino a 6000 euro a persona per la traversata; considerando che lo scorso anno in Italia sono arrivate circa 170.000 persone, il conto è presto fatto”.

All’osservazione di Peter Gomez su un’incapacità di fondo della politica di gestire il sistema, “esternalizzando al massimo servizi di cui poi i privati hanno approfittato”, il sindaco Bianco ha risposto riconoscendo che “è stato un errore considerare l’immigrazione come un’emergenza, e non come un problema ormai quotidiano”. Non solo: ha denunciato la solitudine dei Comuni del Sud, grandi come Catania e a maggior ragione piccoli come Pozzallo, “abbandonati di fronte ad un fenomeno di massa impossibile da gestire senza aiuti del Governo e soprattutto dell’Unione europea”.

Il primo cittadino ha lodato l’operato delle Forze dell’ordine, degli uomini delle istituzioni e soprattutto dei volontari, rappresentati dal portavoce siciliano della Comunità di Sant’Egidio Emiliamo Abramo, che ha voluto fare un doveroso “distinguo” fra “presunti volontari” che hanno speculato sulla pelle dei migranti e coloro che invece in maniera disinteressata si muovono quotidianamente e su più fronti nel difficile percorso dell’accoglienza.

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Non è mancata una polemica su Frontex, con l’intervento di alcuni rappresentanti della Rete antirazzista catanese che hanno criticato il suo ruolo di “agenzia militare, scevra da controlli specifici”, e hanno denunciato il rischio di speculazioni per l’apertura della sua sede catanese, visto il budget di 114 milioni di euro stanziato ogni anno per garantirne le attività. Il sindaco Bianco, chiamato in causa per la prossima apertura della sede Frontex a Catania, ne ha difeso l’operato, negando che si tratti di un’agenzia militare, ma chiarendo che “ha solo funzioni di controllo”.

Chiuso il dibattito, è salito sul palco del Cortile Platamone l’ospite più atteso: il direttore del “Fatto quotidiano” Marco Travaglio. Nel suo monologo di quasi due ore ha toccato diversi argomenti di attualità, dalla situazione economica greca a quella italiana, dalle scelte politiche di Renzi al ruolo del giornalismo nel nostro Paese. “Almeno per un giorno ho invidiato i Greci – ha esordito – perché hanno letteralmente inventato un referendum sulla sovranità nazionale, un vero e proprio ‘sputo nell’occhio’ ai tecnocrati europei che quella sovranità avevano calpestato”. Per Travaglio il problema “non è pagare il debito, ma scegliere come farlo”. In questo, secondo lui, Grecia e Italia sono state accomunate dalle imposizioni della Troika (composta da organismi non elettivi), che hanno deciso di far pagare la crisi non alle banche e ai poteri forti, ma alla povera gente. “Eppure solo un idiota affama il suo debitore, perché sa che così lo porterà alla morte, e non otterrà neanche un briciolo del proprio credito”. Dunque “è probabile che alla fine l’accordo con la Grecia verrà trovato, non per buonismo, ma perché conviene in primo luogo ai Paesi ricchi”.

Travaglio ha voluto sottolineare che “non è colpa della Merkel se i Paesi-cicala rischiano il fallimento: la Cancelliera (rieletta per la terza volta in assoluta democrazia) si è solo limitata a fare gli interessi del suo Paese, e li ha fatti talmente bene che anch’io in Italia vorrei un capo di governo così”. Invece nel nostro Paese destra, centro e sinistra si sono alternati al potere secondo una formula lapidaria: “I poveri che mantengono i ricchi, e gli onesti che mantengono i ladri”. Per Travaglio nessuno sforzo è stato fatto per recuperare il denaro dove sarebbe stato necessario, cioè combattendo corruzione, evasione fiscale e imprenditoria mafiosa. “Scelte che non portano voti”, ha aggiunto. Il suo atto d’accusa non ha risparmiato il premier Renzi, “che perde tempo in idiozie come l’Italicum e la riforma del Senato, senza concentrarsi sulla lotta alla corruzione e all’evasione”. Non solo: “Renzi ha perso una grande occasione: poteva circondarsi di gente colta e preparata, invece ha preferito gente mediocre che non gli facesse ombra”.

In chiusura, il direttore del “Fatto quotidiano” si è concentrato sullo stato dell’informazione italiana, dove i giornalisti “sono costretti a leccare il potente di turno perché conviene ai loro editori, perlopiù decotti e quindi mantenuti in vita con l’assistenzialismo pubblico”. E se il potente di turno non ricambia il favore, “ecco che parte il linciaggio mediatico”. I lettori quindi dovrebbero protestare quando i giornali non fanno il proprio dovere di “cani da guardia del potere”, diventando più consapevoli e “facendo fruttare quell’atto di fede laica che è l’acquisto in edicola del proprio quotidiano”.

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