di Daniele Lo Porto

CATANIA – Lo chiamavo “piede di cemento” perché, diciamolo francamente mettendo da parte i sentimentalismi, nelle sue prime stagioni in rossazzurro non è che avesse un tocco pulito e delicato. Grande capacità di corsa, enorme generosità, grazie anche all’età, chioma al vento sotto il sole e la pioggia, grinta da vendere a tonnellate per spazzolare ruvidamente la trequarti di campo. Ultimo baluardo prima dell’area di rigore e dei coleghi arretrati, Marianito Izco mordeva i polpacci dei portatori di palla avversari. Irruento ma tempestivo, non dava tempo di pensare un attimo. La palla la disincagliava dal piede del centrocampista che avanzava e subito la porgeva al compagno più vicino. E spesso, anche l’appoggio più semplice sembrava per lui un’impresa. “Piede di cemento” appunto. Se la gittata era oltre i cinque metri l’esito diventava sempre più a rischio.

Marianito Izco era un gregario, prezioso e ubbidiente, mano a mano che sudava maglie rossazzurre, diventava anche più ordinato tatticamente, più intelligente nella gestione delle risorse. Era ancora “piede di cemento” quando a Torino, sul campo trasformato in palude, nel dicembre del 2009 s’avvio verso la porta di Buffon. Uno splendido contropiede, poche decine di metri, pochi sismi, e pure interminabili secondi, già stavo per disperarmi immaginando che quel pallone, pesante d’acqua e di stanchezza, oltre che di responsabilità, sarebbe finito in curva, ben oltre la traversa oppure a infrangersi contro un cartellone pubblicitario, distante metri dalla porta. E, invece, Marianito segnò la sua svolta: da gregario a leader: affronta Buffon faccia a faccia e lo beffa con un diagonale non impossibile, ma velenoso quanto basta. Uno a due per il Catania ed è storia.

Affidabile per tutti i tecnici che si sono avvicendati sulla panchina etnea, Izco ha meravigliosamente superato il fuso di categoria al suo arrivo in Italia: veniva dal San Telmo, categoria inferiore e il Catania era una provinciale che con il vestitino buono, ma economico, si presentava in serie A per la prima volta.

Duecentodiciotto partite nella massima serie, 6 gol, tra i quali un altro splendidamente inutile nella stagione scorsa, Izco appartiene alla storia e alle leggenda di questa squadra, di questa società. I tifosi immaginavano la fine della sua carriera al Massimino, qualche ruga in più e il sorriso modesto di sempre, minuti interminabili di applausi. Ma il pallone rotola sugli euro, il cuore batte sul portafoglio. A trentuno anni bisogna essere pratici. Il Chievo bussa, Izco risponde: sarà per lui ancora serie A e un’impennata nella busta paga.

Grazie, Marianito. Arrivederci.

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