Donna non vidi mai simile a questa. Non parlo di Manon Lescaut ma di Marilyn Monroe. Due donne-due i cui cognomi se pronunciati bene non fanno affatto rima. O forse no, valli a capire questi americani. Ho deciso di ripassare “Quando la moglie è in vacanza” pellicola estiva per eccellenza e quel doppiaggio di Rosetta Calavetta. Marilyn che dice a Tom Ewell, inquilino del piano di sotto che smania per fuggire la grigia routine del marito fedele e salutista col conforto delle scienze sociali: «un attimino». La Treccani dice di uso improprio del diminutivo del sostantivo «attimo», ma accettato soprattutto «nella lingua parlata».

Insomma meglio non dirlo, anche se la nostra di enciclopedia di usi e costumi – compilata dal cavaliere Massimino – suggerisce l’utilizzo della regola del “c’è chi può e chi non può” e lei (Marilyn)… può. Non è da Carosello che abbiamo imparato la regola e grazie al viso di Virna Lisi: «Con quella bocca può dire ciò che vuole»? Nulla da aggiungere direte voi, il privilegio della bellezza, su quali basi si fonda la società – e non parliamo solo di società di massa – se non sul peso della diversità? E sugli innumerevoli tentativi di canonizzarla? Non è Tarzan in primo luogo il più bello e armonioso tra i viventi nella giungla?

«Sono io non si ricorda? La patata del piano di sopra…», dice Marilyn-Calavetta alla porta del povero Ewell. I due familiarizzano per un vaso di patate caduto dal balcone della bionda fotomodella che sta per ammazzare quel cittadino medio rimasto solo per le vacanze estive. Doppio senso riuscitissimo, anche se in lingua originale di altro ortaggio si tratta: pomodoro.

Questo messaggio non è un omaggio alla bellezza di Marilyn o a quella della Lisi, ma un occhio di pesce puntato sul privilegio della diversità o – fa lo stesso – del potere. Non di bellezza trattasi “a volte” ma di palcoscenico. Come quel tizio professore che a lezione amava riferirsi all’“apprendista stregone” di Tchaikovsky (ma è di Dukas). La prima, la seconda, la terza volta. Accanto a lui una giovane donna in carriera (non era Marilyn da nessun punto di vista) silenziosa come statua in un cerimoniale. Ecco: pensavo con quell’impiego lui (sottolineavo lui) può dire ciò che vuole.

Morale? Per quel film Marilyn ci rimise pure il matrimonio con Joe Di Maggio, il bravo ragazzo americano/siciliano («Where have you gone, Joe Di Maggio? A nation turns its lonely eyes to you»). La bellezza passa come il vento in sotterranea, il potere rimane. La poltrona si eredita.

A proposito dell'autore

Giornalista e saggista

Marco Iacona, giornalista e saggista. Siciliano non per colpa sua. Autore di sei volumi dal colonialismo italiano all’éra pop passando per il Sessantotto. Il settimo è in arrivo. Conosce Trento, Trieste, Bologna, Milano, Bergamo, Asti, Roma, Firenze, Pisa, Genova e Venezia. Non è mai stato ad Amalfi. Preferisce i fumetti a Nietzsche e Nietzsche a Hegel. Studia la destra ma preferisce Woody Allen. Ama l’opera lirica, la Callas e Pasolini. Ha vissuto quarant’anni in Sicilia e quattro in Piemonte. Nel 2010 ha riattraversato lo Stretto non per nostalgia.

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