di Agnese Maugeri

Marzamemi (Pachino) – Il sud d’Europa incontra il corrispettivo nord, in un grande abbraccio cinematografico. Questo è quanto accaduto i giorni scorsi a Marzamemi, dopo quindici anni, Mika Kaurismaki, regista e fondatore del Midnight Sun Festival della Finlandia, è tornato al Festival internazionale del cinema di frontiera. La sua prima volta al festival fu proprio il primo anno a distanza di così tanto tempo è salito nuovamente sul palco dell’incantevole sala cinematografica all’aperto di piazza Regina Margherita, sotto un cielo particolarmente stellato. Presente in questa edizione come giurato, Mika Kaurismaki ha salutato il numeroso pubblico presente: “Ho avuto il piacere, 15 anni fa di partecipare alla prima edizione del Festival, quando a fare da pubblico erano solo i pescatori. Oggi assisto a un’evoluzione enorme. Siete in tantissimi!”

Listener-12Nel pomeriggio il regista ha partecipato a un incontro unico qui a Marzamemi, facente parte della sezione “Chiacchiere sotto il fico”, dove si è a lungo discusso sulla funzionalità dei tanti festival in giro per il mondo. Esperienze a confronto, piccoli e grandi festival di cinema nazionali e internazionali, a chiacchierare di tutto questo sono intervenuti oltre a Mika Kaurimaski anche Thomas Struck, direttore del Kulianarisches Kino della Berlinale, Antonio Presti, presidente della Fondazione Fiumara d’Arte, Elit Iscan e Yigit Ozsener, attori del nuovo cinema turco e Valerio Fiorespino, direttore delle Risorse umane della Rai.

Il primo a prender parola è stato Thomas Struck che ha raccontato la sua esperienza come direttore del Kulianarisches Kino della Berlinale “i Festival rappresentano un’ottima occasione per incontrare la gente per strada, creare momenti di aggregazione. La parola frontiera è un buon punto di partenza culturale. Senza cultura si genera guerra e la frontiera è il limite tra pace e non pace”.

Parole che spiegano il senso stesso del festival di Marzamemi la cui volontà è proprio quella di abbattere le frontiere culturali e aprirsi verso il mondo, Mika Kaurimaski ha aggiunto forza al concetto espresso da Struck affermando che la finzione dei festival dev’essere proprio quella di conoscenza, sono per tanto un ottima palco per tutti quei film, spesso opere notevoli, che non riescono a passare attraverso la grande distribuzione.

“Rigenerazione” è stata invece la parole chiave dell’intervento di Antonio Presti, presidente della fondazione Fiumara d’Arte che ha affermato “ogni manifestazione deve restituire conoscenza partendo sempre dal basso, dal popolo, dalla scuola. Ma attenzione, il fare non deve nascere dal potere del denaro ma da quello del cuore. Dobbiamo riprenderci il senso della conoscenza. Il mio consiglio è di trovare un senso, di fare educazione, di essere un faro di luce, di avvicinare soprattutto i ragazzi”.

115 film e 70 documentari, sono stati finanziati dalla Rai in questi ultimi due anni, a dirlo è Valerio Fiorespino, direttore delle Risorse umane della Rai, sottolineando che loro puntano sui festival perché servono per mostrare i film e a permettergli di farli uscire nelle sale. La televisione e il cinema non sono antagonisti bensì amici disposti a spalleggiarsi ha affermato Fiorespino “nel nostro sistema, la televisione non può, e non deve, essere vista in contrapposizione al cinema, anzi, in questi ultimi anni di crisi, ha consentito la sopravvivenza di una parte significativa del cinema italiano. Senza contare poi che se un film va in televisione, mal che vada, su una rete generalista fa 2 o 3 milioni di telespettatori in una serata”.

La vita dei festival sembra essere destinata a durare ancora a lungo e di questo noi che ci nutriamo di pane e film ne siamo entusiasti. Tra quelli freddi, quelli glamour e quelli di nicchia non va di certo dimenticato che il Festival di Frontiera di certo sa come lasciare il segno.

Durante la serata Mika Kaurismaki ha presentato il suo film Road North, un road movie verso il nord per scoprire eroad-north-image_gallery aggiustare il difficile rapporto tra un padre assente e un figlio ormai grande. Un pianista di successo, che proprio nel momento in cui la vita professionale inizia ad andare a rotoli, si scopre a conoscere un padre ricomparso all’improvviso dopo 35 anni. Il viaggio in macchina verso un paesino del nord li costringerà a spiegarsi e a svelare un segreto a lungo taciuto. Un film che merita d’essere visto perché in un certo senso appartiene anche a noi italiani nel ricordo di un grande maestro del cinema nostrano Nino Manfredi. Nel presentare il film al pubblico Kaurismaki ha spiegato il suo legame con l’attore romano, “l’idea è nata proprio in Italia. Vivevo a Roma, era il 1986-87, e stavo preparando un film con Nino Manfredi, ebbi allora l’idea di un altro film, sempre con Nino Manfredi. Il titolo del film era Road South, ma poi Manfredi purtroppo morì e il film non si fece. Due anni fa ho tirato fuori l’idea dal cassetto, l’ho adattata ed è diventata Road North. È la storia di un padre e di un figlio che hanno perso i contatti e non si conoscono. Si ritrovano, tornano a essere padre e figlio e diventano amici”.

Sono tanti i film proposti sotto le stelle di Marzamemi provenienti da svariate parti del mondo, dalla Polonia con “Corri ragazzo corri”al Guatemala con “Ixcanul” . Il primo è un commuovente film che racconta la progressiva perdita d’identità, delle proprie radici, da parte di un bambino che ha durante la seconda guerra mondiale ha promesso al padre di andare contro tutto e tutti pur di rimanere in vita. Il film di Pepe Danquart prende spunto dal libro “Corri ragazzo” di Uri Orlev, simbolo di libertà e intelligenza uniche armi contro l’abominio nazista. La corsa senza fine di questo bambino ebreo scappato dal ghetto di Varsavia e costretto a separarsi dal suo nome, dalla sua religione, è metafora della storia del popolo Israeliano.

Il secondo film “Ixcanul” Vulcano di Jayro Bustamante, è fatto di sguardi, volti, storie, tradizioni, riti e denuncia di un popolo lontano quello dei Maya. Il ritratto di una civiltà che vive secondo un ritmo naturale, un ciclo continuo di cui il vulcano è il centro, l’altare dove invocare le divinità. Un film documentario dal forte realismo che racconta la drammaticità di una storia vera.

Listener-4Al festival del cinema di frontiera non mancano le premiazioni, il titolo di “Donna Frontiera” è stato consegnato alla giornalista e documentarista Laura Silvia Battaglia, impegnata nelle zone di conflitto. Il premio è stato attribuito a lei per la capacità di far emergere con forza e sensibilità una nuova visione del mondo in costante ricerca di verità, coraggio e bellezza. Laura è una scrittrice libera da condizionamenti e promotrice dei diritti fondamentali dell’uomo e dei popoli. Nel ritirare il premio Laura ha affermato “Essere donna di frontiera vuol dire non avere paura dei limiti e delle soglie, occorre capire cosa c’è oltre la frontiera e guardare l’altro scambiandosi pezzi di umanità”.

Agnese Maugeri

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