Da almeno una settimana Matteo Renzi è oggetto di critiche (quasi una “aggressione” linguistica) per aver parlato di “cultura umanista” col valore di “cultura umanist-ica”, ritenuto (erroneamente) errato perché “umanista” sarebbe solo sostantivo rispetto all’aggettivo “umanist-ico” (presuntamente) l’unico ammissibile in quella combinazione. Ora, ci si è messa nel coro dei critici anche la moglie insegnante, secondo quanto si può leggere in Google:

La gaffe del presidente del Consiglio Matteo Renzi, che illustrando la riforma sulla scuola ha scritto sulla lavagna ‘cultura umanista’, non è sfuggita alla moglie Agnese. Ospite domenica a ‘L’Arena’ su Rai 1, il premier ha dichiarato: «Ho sbagliato alla lavagna perché mi hanno detto che si dice ‘cultura umanistica’, io pensavo che si potesse dire anche ‘cultura umanista’». Incalzato da Massimo Giletti che gli ha detto: «L’avrà ripresa sua moglie che insegna», Renzi ha ammesso: «Sì, sms immediato» .

Ora, come abbiamo cercato di chiarire altrove l’espressione “cultura umanista” adoperata dal Premier non è affatto errata (così come non lo è “formazione umanista e scientifica” nella lettera agli insegnanti del 13 maggio, passata inosservata).

E non è errata per più motivi:
1°) umanista” oltre che sostantivo è anche aggettivo. Basterebbe a tal fine consultare un qualsiasi informato dizionario anche scolastico (Zingarelli, Garzanti, De Mauro, Sabatini-Coletti, Gabrielli-Hoepli, per non dire le grandi opere come il Battaglia o il GRADIT).
2°) L’espressione “cultura umanista” è chiara nel suo significato (“cultura dell’umanesimo, degli umanisti”) ed è priva di ambiguità.
3°) L’espressione “cultura umanista” è stata adoperata da parlanti di notevole prestigio, con ruoli sociali non secondari, quali sono gli esponenti delle istituzioni, potenziali modelli linguistici per gli italiani. E non è affatto tipica dell’italiano delle classi subalterne, ovvero dell’italiano cosiddetto “pidocchiale” (o “selvaggio”).
4°) L’espressione “cultura umanista” ha un ‘pedigree’ notevole: è documentata (almeno) a partire dalla fine dell’800, presso autori e testi di tutto rispetto (per esempi a iosa si veda “Google Libri”).
5°) L’espressione cultura umanistica” è solo una variante, più moderna, della fine del ‘900, anch’essa in bocca a parlanti colti.

Ergo, trattandosi di due espressioni, “cultura umanista” e “cultura umanistica”, di identico valore semantico, l’una non è meno corretta dell’altra. È quindi legittimo, per qualunque parlante, scegliere la forma che più gli aggrada. È quindi “errato” ritenere “errata” la scelta opposta alla propria.

A questo punto, c’è da chiedersi, come mai la moglie ha criticato (in tempo reale?), anche lei, la scelta linguistica dell’illustre consorte? E come mai anche il Presidente del Consiglio (criticabile o no, ovviamente, sul versante politico), sembra accettare il rilievo critico altrui?

Psicologicamente, se gli altri ti dicono e ri-dicono che tu sbagli, alla fine ci si può convincere di aver commesso un errore. Politicamente, si può sospettare che, per non ‘dispiacere’ al potenziale elettorato, si accetti e si condivida un rilievo altrui.

Mi permetto di dissentire sia dalla consorte del Premier ed eventualmente dal Premier stesso se lui dovesse ‘abiurare’. Gli riconosco ovviamente il diritto di cambiare scelta, magari d’ora in poi dirà “cultura umanistica”, come dire, per far contenti gli altri, ma non certamente con l’argomentazione che si tratti di un errore morfologico.

“Parigi val bene una messa…”. La politica è ancora una volta l’arte del “compromesso (linguistico)”?

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A proposito dell'autore

Docente di linguistica generale all'università di Catania

Salvatore Claudio Sgroi, ordinario di linguistica generale (Università di Catania), è stato pres. del corso di laurea in "Culture e linguaggi per la comunicazione", fa parte della direzione del "Bollettino del Centro di studi filologici e linguistici siciliani", del comitato di redazione "Le Forme e la Storia", e collabora a importanti riviste italiane e straniere di linguistica. È autore di circa 400 saggi e di numerosi volumi, tra cui i più recenti sono Per una grammatica ‘laica’. Esercizi di analisi linguistica dalla parte del parlante, UTET 2010; Scrivere per gli Italiani nell'Italia post-unitaria, Cesati 2013; Dove va il congiuntivo? Il congiuntivo da nove punti di vista, UTET 2013.

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