MAZARA DEL VALLO –  Ieri si è tenuto un incontro certamente interessante con  Flavio Zanonato, parlamentare Europeo, ed alcuni esperti del settore ittico, con la partecipazione dei sindaci di Mazara del Vallo e di Castelvetrano. Il settore è in crisi – lo sanno ormai tutti da anni – si pesca poco per il semplice fatto che pochi sono i pescherecci ormai attivi, il pescato non basta a soddisfare la stessa richiesta italiana, ed allora il pesce arriva dall’Argentina, dalle Filippine, il gamberetto rosso pure dalla Grecia piuttosto che dalla Danimarca. D’altra parte è una conseguenza assai ovvia. Gli armatori hanno avuto le grandi capacità imprenditoriali di creare una flotta possente ed in grado di solcare le acque del mediterraneo e dell’oceano Atlantico, senza problemi. La flotta di Mazara, la sua cantieristica, sono state importanti, famose, in grado di primeggiare sui mari, per molti anni.

E a Mazara – si diceva – trovi più gioiellieri che panettieri.

Ma gli armatori, benestanti, hanno – giustamente – mandato i loro figli a nord, lontano da una Sicilia ove tutto pare essere difficile da realizzare, ove ogni progetto imprenditoriale, ogni investimento sul territorio può diventare un nuovo ostaggio – se non vittima – della delinquenza. Tant’è che per anni gli equipaggi sono stati arruolati al molo, volta per volta, fra i tanti tunisini di Mahdia emigrati a Mazara. Quei tunisini che a Mazara hanno da anni la loro scuola, la loro moschea, il loro quartiere: la nota Kasba di Mazara. E le nuove generazioni, ormai lontane da Mazara, dalla Sicilia dai mille affascinanti misteri, hanno studiato, si sono impegnati, hanno realizzato i loro sogni, hanno dimenticato la fatica e i rischi che il mare impone ai marinai.

E, sempre lontani da Mazara, chi a Long Island, chi a Milano, chi a Londra e chi dai parenti in Germania, ha creato una famiglia, ha cambiato mentalità, usi e costumi. Ed ecco che a Mazara sono rimasti i genitori che, colta l’occasione al volo, hanno reso le licenze, incassato qualche soldino, ed ora pensano solo a chi affittare i tanti appartamenti vuoti di Mazara. Appartamenti e case costruiti per dei figli che non ritorneranno più al timone di un peschereccio che non c’è. Oggi come oggi un peschereccio d’alto mare ha dei costi certi, il carburante, delle innumerevoli pratiche burocratiche alle quali ottemperare, e subisce la concorrenza delle flottiglie pirate. Cinesi, turchi, algerini, marocchini imperversano nel Mediterraneo, pescano di tutto e di più, e l’Unione  Europea non è in grado di difendere non solo le flotte Francesi o Spagnole, ma neppure quelle italiane, greche, maltesi..ed Inglesi.. (Brexit permettendo ). Insomma, una catastrofe ben nota, annunciata da tempo.

Ma forse questa è la storia dell’economia, questo tramonto dell’attività della flotta Mazarese sotto la bandiera Italiana non è detto che non abbia ancora una “soluzione B”. I “quattro pilastri” ai quali faceva riferimento la dottoressa Adamo non reggono di certo una nuova economia della pesca se le flotte dei pirati non vengono, una volta per tutte, messe in condizione di non nuocere. E se i costi del carburante e degli equipaggi non diminuiscono decisamente. Perché se l’Europa agisce per preservare il Mediterraneo, la sua azione deve essere imposta a tutti coloro che ne solcano le acque gettando le loro reti. Mazara del Vallo ha pero’ tre grandi risorse, tre importanti carte da giocare. E tutte e tre si giocheranno solo in Libia.

In Libia le competenze cantieristiche mazaresi potranno esprimersi al meglio andando a costruire e varare i moderni pescherecci della nuova flotta libica. Pescherecci magari realizzati ancora a Mazara (se il canale verrà mai dragato) ma molto più semplicemente in Tunisia piuttosto che nella stessa Libia. In Libia non si pagano imposte sui profitti, in Libia il carburante costa pochissimo , in Libia la corrente elettrica necessaria ai nuovi stabilimenti di trasformazione e di conservazione del pescato costa pochissimo. Mazara del Vallo è la “testa di ponte” per lo sviluppo delle nuove attività legate a tutta la filiera ittica, attività realizzabili proprio sotto la bandiera della nuova Libia. E quindi sotto la bandiera libica potrà rinascere la flotta mazarese (e da anni già qualche peschereccio lavora in acque libiche in partenariato con investitori libici ) e nelle nuove aree industriali portuali potranno nascere le nuove attività legate all’industria ittica: dalla trasformazione alla conservazione, all’esportazione verso l’Europa. Esattamente quanto già avviene, in tono minore, in Tunisia.

Non solo. Il porto di Mazara del Vallo, con il suo svincolo autostradale, potrebbe diventare il punto di imbarco e di sbarco di qualche nuova linea per il trasporto delle merci e delle persone verso la sponda Libica. Sempre che Trapani non “scippi” i collegamenti a Mazara. Ma tutta l’area può avere un futuro, anche Castelvetrano, con il riutilizzo dell’ex aeroporto militare che, prima o poi, potrebbe essere di nuovo utilizzabile per i collegamenti internazionali e per lo sviluppo di tutto il comprensorio legato al parco archeologico di Selinunte. Insomma, la soluzione “B” esiste, ed, in fondo, tutti i mazaresi lo sanno: si chiama Libia.

Vedremo poi dal giorno 6 al giorno 9 di ottobre, al Blue Sea Land, se i dirimpettai Libici faranno visita ai mazaresi portando nuove speranze e buone notizie.. Perché vince chi, quando cade, si rialza. Sempre.

Giorgio Comerio

 


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