Katya Maugeri

«Rivoluzionari o immigrati, emigranti o ribelli perché giovani, oltre un regime, oltre il muro, oltre il mare, oltre il giorno, che rinchiudono, fissano, realizzano una realtà che vogliamo cambiare o abbandonare, irresistibilmente attratti dal futuro, dall’altra parte del muro, dall’altra parte del mare, di notte alla ricerca di un altrimenti che può essere altrove, o di un altrove che è anche altrimenti, che comunque non si svelano che di  colpo, senza preavviso, ad alba arrivata».

[Ron Kubati, Va e non torna]

Un film che nel 1991 vinse l’Oscar. Una raccolta di brani di Fabrizio De Andrè.
Un mare intercontinentale tra Europa, Asia e Africa. Un crocevia di culture. Un palcoscenico di splendidi paesaggi e di orrendi fatti di sangue. Tutto questo è racchiuso in una sola parola: Mediterraneo. Il luogo, non luogo in cui viviamo. Uno spazio che non conosce confini. Quel Mediterraneo raccontato da Gabriele Salvatores, attraverso la sospensione del tempo, la dolcezza del voler dimenticare e fuggire da un’opprimente realtà: la guerra, il sangue, la violenza. Un inno alla libertà, alla gioia di vivere, la necessità di mantenere viva la propria autenticità, nonostante le dinamiche esterne. La sua etimologia racchiude il concetto astratto e allo stesso tempo influente sul quale mi soffermerò, “mediterraneus”: “in mezzo alle terre”. Un mare che divide e collega, contemporaneamente le terre che lo circondano, nutrendosi così di diverse identità che vivono inconsapevolmente in una terra di mezzo preesistente, pur essendo mare. Un mare che divide la pluralità che lo caratterizza, la diversità e l’uguaglianza delle varie culture che danzano tra di loro, sfiorandosi. Mediterraneità è un termine non presente nei vocabolari, ma come molti neologismi lo ritroviamo nel linguaggio utilizzato quotidianamente. Parla di mare, delle terre che lo circondano, di luci, sapori, culture, di storia, di profumi, di spezie.
Mediterraneità non è solo condizione di centralità rispetto a un gruppo di terre, ma anche l’opportunità di congiunzione fra svariate diversità caratterizzata dalla presenza di tre importanti stili di vita, tre diversi modi di pensare, di mangiare, di credere, di vivere, di guardare la stessa prospettiva, mediterraneità è opportunità di confrontarsi, è un quadro emotivo, una disposizione dello spirito, e come tale s’incarna negli oggetti e nelle forme culturali più varie e mutevoli. Ma la mediterraneità non si eredita, si acquisisce, è il luogo della mente nel quale elaboriamo i nostri pensieri, la nostra ricchezza interiore, da poter, successivamente mettere a disposizione di tutti coloro che amano il confronto e la crescita culturale/emotiva. La forma della nostra Penisola: uno stivale. Immersa nel Mediterraneo, ricorda l’idea del viaggio, all’interno di un elemento, il mare che, a sua volta, è in continuo movimento e il viaggio, molto spesso mi ricorda la ricerca della libertà, quella libertà negata, oltraggiata. C’è un sostanziale e costante malessere in ogni giovane. Il desiderio di fare altro, di trovarsi altrove, la sensazione di vuoto caratterizzata da una realtà sterile, la presa di coscienza di volere cambiare vita. Ecco la condizione di partenza prima di una rivoluzione interiore: la fuga da tutto ciò che limita la mente, le nostre capacità, la nostra creatività. L’inizio di un viaggio, la speranza di poter trovare quell’altrove sognato. Il mare, nella psicanalisi junghiana, come elemento liquido, è associato all’immagine primordiale della madre, che durante l’infanzia assume un ruolo fondamentale, il mare come simbolo di libertà per coloro che riescono a varcarlo per giungere sull’altra sponda, il desiderio di un ritorno alle proprie origini. L’elemento liquido che mette in comunicazione diversi punti di partenza, capace di creare un ponte tra lo spirito e la materia. Il Mediterraneo è la culla di coloro che hanno acceso la propria fantasia, proiettando sogni e illusioni di un futuro migliore, lasciando città e famiglie alle loro spalle, guardandole diventare sempre più piccole, avvertendo piano piano il terrore di quel niente davanti a loro. La salvezza che cercano, disperatamente come svolta nella loro vita, è certamente ben lontana dal reale risultato che otterranno, una realtà diversa da ciò che anelano: il mare diventa così lo spazio da attraversare per il raggiungimento della propria libertà, che come il canto maliardo delle sirene attira e incanta, ma la delusione è lì ad attenderli sulle rive.
Nonostante le battaglie religiose, le ondate d’immigrazione clandestina, le sanguinanti guerre, le atroci morti, il Mediterraneo continua a offrire il suo meraviglioso scenario: un cielo azzurro, un sole caldo, un mare avvolgente, una luce penetrante, odori eterni.

«Le frontiere? Esistono eccome. Nei miei viaggi ne ho incontrato molte, e stanno tutte nella mente degli uomini».

[Thor Heyerdahl]

A proposito dell'autore

Determinata. Umorale. Contraddittoria. Parlare di me? Servirebbe un’altra me per farlo. Riesco ad analizzare, esaminare varie tematiche senza alcun timore, ma alla richiesta autoreferenziale, ecco la Maugeri impreparata! Caos. Ed è proprio in questo caos che trovo ciò che mi identifica, trovo stimolante tutto ciò che gli altri, per superficialità, ritengono marginale, amo trovare e curarne i dettagli. Credo che trattenere i pensieri e sentirli dibattere nella mia mente sia l’essenza della mia “devozione”. Amo scrivere, serve scriverlo?

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