PALERMO – Far diventare i Banchi del Canale di Sicilia patrimonio dell’umanità per salvare un ecosistema unico al mondo contro le trivellazioni e un devastante parco eolico. E’ questa la sintesi dell’incontro di studio che si è svolto presso la sede della Soprintendenza del Mare a Palermo a cui hanno preso parte docenti universitari, ricercatori ed esponenti di associazioni ambientaliste.
I Banchi sono ecosistemi di eccezionale valore ecologica e ambientale, ma a dispetto della loro importanza naturalistica, economica e culturale, sono oggetto d’iniziative incompatibili con la loro tutela e la conservazione del loro ruolo, che minacciano l’integrità di questo delicato e importante ecosistema.
Un’insensata corsa al cosiddetto oro nero, con le trivellazioni petrolifere in quel tratto di mare, mettono in pericolo zone di grande pregio marino esponendole al rischio d’inquinamento derivante dalle varie attività, sia durante la fase di ricerca che di sfruttamento, che produrrebbero danni di enorme portata per l’equilibrio ecosistemico dell’area e per l’integrità del suo patrimonio culturale.
Inoltre recentemente sono stati definiti progetti per realizzare nei Banchi del Canale di Sicilia “parchi eolici” che prevedono la realizzazione di centinaia di piloni, alti ognuno circa 60 metri e fissati su basamenti di cemento, difesi da imponenti opere di protezione e interconnessi tra loro da centinaia di chilometri di cavi e rispettiva centrale sui fondali collegata a quella di terra mediante cavi interrati. La realizzazione di queste opere deturperebbe irrimediabilmente la naturalità dei luoghi compromettendo irreversibilmente la loro biodiversità, la loro funzione ecologica e condannerebbe le specie e gli ecosistemi protetti che essi ospitano.
Il Canale di Sicilia possiede fondali tra i più importanti del globo terracqueo, poiché vi si trovano conservate le testimonianze della vita dell’uomo preistorico e un patrimonio immenso di civiltà costituito dagli innumerevoli relitti di ogni epoca e origine che sono l’emblema del forte carattere interculturale di quest’area che ne fa lo spazio di mare più ricco di storia di tutto il Mediterraneo.
La comunità scientifica e le associazioni ambientaliste chiedono in un documento che venga opposto il vincolo di interesse europeo nell’area e inoltre avviare un coinvolgimento dei paesi transfrontalieri interessati: Tunisia, Libia e Malta per un’azione più adeguata di tutela e salvaguardia.
Tra i firmatari del documento Franco Andaloro, Aurelio Angelini, Fabio Badalamenti, Michele Buffa, Stefano Donati, Giuseppe Giaccone, Antonio Mazzola, Giovanni Tumbiolo, Sebastiano Tusa, e per le Associazioni ambientaliste: WWF, SiciliAntica, Legambiente, ItaliaNostra, Gruppi Ricerca Ecologica, oltre a diverse amministrazioni di comuni rivieraschi.
Il documento vuole essere l’inizio di un percorso che non si concluderà fino a quando non verrà salvaguardato un ambiente dal valore inestimabile e che vede insieme comunità scientifica e movimenti civili, come è stato affermato durante l’incontro: una collettività che cerca di tutelare la propria terra.

I Banchi del Canale di Sicilia
Il Canale di Sicilia è caratterizzato da una piattaforma continentale europea ristretta e da una piattaforma continentale africana molto estesa separate da un’ampia, ma moderatamente profonda, scarpata continentale. I numerosi bassifondi, detti anche secche o banchi, sorgono sia sulla piattaforma continentale europea sia su quella africana.
I più noti sono:
– Banco Avventura a circa 26 miglia dall’Isola di Favignana. Con cappello a 18 metri di profondità. Attualmente è anche luogo di ormeggio di una nutrita flotta da pesca tunisina che vi ancora tra una battuta di pesca e l’altra. Il banco sorge in acque internazionali.
– Banco Pantelleria a 21 miglia dall’omonima isola. Ha un cappello a 14 metri dalla superficie, che sorge su fondale pianeggiante ricco di vegetazione, e prosegue con lenta pendenza sino a 25-35 metri di profondità dalla quale inizia la caduta.
– Banco Skerki è equidistante dalle coste siciliane, sarde e tunisine ed è caratterizzato da una biodiversità ricchissima di pesci, invertebrati e vegetali; secondo alcuni autori potrebbe essere un’area di riproduzione mediterranea dello squalo bianco, di cui sono stati avvistati anche giovanili. Il Banco risale da circa 200 metri di profondità fino ad arrivare a pochi centimetri dalla superficie in un punto noto, per questo, ai pescatori come zero e segnalato sulle carte nautiche come Scoglio Keith. Il Banco, però, è molto vasto, misurando 18 chilometri di lunghezza con molti altri cappelli più profondi.
– Banco Talbot si trova a 38 miglia da Skerki, in direzione sud-est, troviamo un fondo piatto, anche questo d’origine vulcanica. Tutto intorno la secca degrada con lunghe creste parallele fra loro. Particolarmente ricca la parte vegetale caratterizzata da posidonia e laminarie.
– Banco Terribile sorge tra Sciacca e Pantelleria; la sua sommità si trova a circa 20 metri di profondità. Con il banco Graham e Nerita, costituisce un ampio rilievo sottomarino a forma d’irregolare ferro di cavallo aperto verso Nord-ovest, che si innalza sul pavimento marino profondo, da 250 a 500 metri circa, dominando la piattaforma continentale siciliana prospiciente Sciacca.
– Banco Graham è composto da diversi cappelli e pinnacoli associati, la parte più nota è Ferdinandea, sorta tra Pantelleria e Sciacca, nel 1831, che, dalla sua nascita alla sua scomparsa, fu seguita e studiata dai più illustri scienziati dell’epoca. Adesso si ritiene che quello che resta dell’Isola, sia un cono vulcanico nella parte sud-est del banco Graham, con una base ampia circa 500 metri che arriva a circa 9 metri dalla superficie.
Vi sono altri banchi meno famosi nello Stretto di Sicilia, noti ai pescatori, ai biologi, ai geologi e agli oceanografi marini per il loro ruolo ecologico nell’ecosistema del mediterraneo centrale, alcuni di questi sono: Tetide, Anfitrite, Galatea, Nerita, Cimotoe, Birsa, Alcil, El Baobuch, Pinne Marine, Alga, Nameless, Madrepore.

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