imgseltGds.it informa che “dopo Cecil, anche il fratello Jericho sarebbe stato ucciso dai bracconieri”.

Per la cronaca, parliamo di leoni di un parco dello Zimbabwe.

Il giornalista continua:

“La notizia rimbalza dallo Zimbabwe tra lo sgomento del mondo, mobilitato dopo l’uccisione di Cecil da parte di un dentista americano”.

Un brutto fatto, certo. Ma parlare di “sgomento del mondo” e di “mondo che si mobilita”, mi pare eccessivo.

Ho cercato sui giornali un’espressione altrettanto forte e globale a proposito del bimbo di diciotto mesi morto nell’incendio di una casa palestinese per opera di terroristi israeliani – è lo stesso premier israeliano Netaniahu che li qualifica così. Forse non ho cercato bene, ma non l’ho trovata.

Sempre dallo stesso articolo apprendo che il governo dello Zimbabwe ha chiesto l’estradizione dell’uccisore del leone Cecil, tale Walter Palmer, dentista americano.

Gli americani, direte voi, si saranno messi a ridere come quando l’Italia chiese l’estradizione dei piloti che avevano tranciato il cavo della funivia del Cermis causando la morte di 20 persone (per chi ha dimenticato: volavano bassi per divertimento e per prendere foto del panorama).

Ma quando mai. Quando su “We The People”, la pagina del sito della Casa Bianca in cui si possono lanciare petizioni, è apparsa la richiesta «Estradare Walter Palmer del Minnesota perché sia processato in Zimbabwe», secondo l’articolo sono fioccate 210.000 firme in quattro giorni. Verissimo: quando ho controllato io, al quinto giorno, erano già 222.582.

Signori, non è che per caso il lodevolissimo amore per gli animali stia superando quello per gli esseri umani? Perché qui mi pare che oggi convenga essere leone in Zimbabwe piuttosto che bambino in Palestina o cittadino in Italia.

Carlo Barbieri

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