di Carmelo Nicoloso

Romolo Romano definì l’eruzione del 1971 “una delle più complesse e imprevedibili eruzioni dell’Etna del secolo scorso”. Riprendiamo un suo articolo della rivista Etna Territorio per rivivere il racconto del vulcanologo etneo, allievo e collaboratore di Alfred Rittmann .

L’eruzione del 1971 fu una di quelle la cui attività è di difficile classificazione, in quanto non rientra negli schemi proposti in quegli ultimi anni.  Iniziata nell’alto versante meridionale alla base del Cratere Centrale, con aspetti simili di un’eruzione laterale, conclusasi nel versante orientale del vulcano, con tipica attività sub terminale (bocche effusive di contrada Serracozzo).  Si aprirono delle fessure eruttive sulla parete occidentale della Valle del Bove. Quando sembrava che l’attività fosse cessata, dal salto della Serra delle Concazze  si formarono delle bocche effusive nella Pineta della Cubania.

Questa eruzione fu anticipata da quella del 1964, che durò circa un anno e mezzo, seguita da quella del gennaio 1966, iniziata con violenti attività esplosive del cratere di NE,attraverso una lenta fuoriuscita di lava e che durò 3814 giorni, esaurendosi solo poche ore prima l’eruzione del 1971.

Da segnalare la formazione di una piccola voragine  nel 1970,  nel settore occidentale della terrazza craterica del cono terminale.

Il 5 aprile 1971, senza avvertimento di scosse sismiche, si aprono a 3000 m s.l.m. due piccole fratture radiali alla base del Cratere Centrale, circa 100 m  a nord dell’Osservatorio Vulcanologico. Qui si localizzarono una serie di bocche esplosive che diedero luogo ad una serie di lanci di scorie e lapilli, formando cosi una serie di coni allineati. Alla base meridionale di una delle bocche eruttive, fuoriuscì una colata lavica che lambì l’Osservatorio Vulcanologico , percorrendo circa 1 km raggiungendo in 24 ore  Piano del Lago.

Lungo l’altra fessura, alla base del “Vulcarolo”, si  sono impiantarono due baluardi  di scorie con all’interno diverse bocche eruttive. Buona parte dell’efflusso lavico si riversò all’interno della Valle del Bove, nell’area dei crateri del 1908.

La presenza di una spessa coltre di neve, il sopraggiungere delle colate laviche in prossimità di Piano del Lago diedero luogo a spettacolari esplosioni freatiche, a causa del rapido scioglimento delle nevi.

L’eruzione fu caratterizzata da intense attività esplosive ed effusive, le correnti laviche raggiunsero rispettivamente 2350 m s.l.m. sul versante sud del vulcano e di 1800 m s.l.m. alla base dei Monti Centenari nella valle del Bove. Il 12 aprile, nonostante la diminuzione delle manifestazioni eruttive, nella tarda serata si sviluppò un abbondante efflusso lavico che demolì la parte occidentale dell’Osservatorio Vulcanologico.  L’attività effusiva dalla frattura eruttiva dietro l’Osservatorio restò costante, quella in prossimità del Vulcarolo gradualmente si esaurì.

Nel pomeriggio del 21 aprile fu avvertita una violenta scossa sismica, localizzata nella località di Sciara ad ovest di Giarre.  Il 22 aprile si aprì una modesta fessura radiale a monte di quella dell’Osservatorio, qui si impiantarono tre bocche esplosive, dalla parte inferiore fuoriuscì una colata lavica in direzione SSO che ricoprì parte della colata del 1964.  Negli ultimi giorni d’aprile s’intensificò l’attività effusiva della fessura dietro l’Osservatorio,  il 29 aprile la colata superò la stazione intermedia della Funivia, si incanalò nel vallone della Volta di Girolamo , qualche giorno dopo raggiunse quota 2175 m s.l.m.

Nei primi giorni di maggio seguì un aumento dell’attività effusiva,  la colata lavica  ricoprì i resti dell’Osservatorio e contemporaneamente completò la distruzione Terminale della Funivia.

Il 4 maggio si aprì una nuova fessura radiale, a base orientale del cono terminale, qui si formarono da ovest verso est tre hornitos ed una bocca eruttiva principale, si manifestarono piccole fontane di lava ed una colata che raggiunse la base settentrionale dei Monti Centenari.

Il 7 e 8 maggio, quando tutte le attività eruttive furono cessate, si aprono 5 modeste fessure lungo la direttrice OSO-ENE, prevalentemente effusive, ubicate tra 2680 m s.l.m. e 2300 m s.l.m. L’efflusso lavico scese lungo la parete nord-occidentale della Valle del Bove in direzione ESE, si arrestò dopo circa10 giorni in prossimità di Monte Lepre e alla base nord-occidentale di Monte Simone.

Durante la notte tra 11 e 12 maggio, si formarono due fessure a SO del Rifugio Citelli, della lunghezza di circa 1 km e mezzo, esclusivamente effusive, sempre lungo la parete nord-occidentale della Valle del Bove.

Dalla fessura a quota 1840 m s.l.m. traboccarono diversi efflussi lavici, che poi si riuniscono in un’unica corrente, la quale, dopo circa 1 km, si incanalò nel Vallone Cubania, dove confluì l’altra colata proveniente dalla fessura a quota più bassa.

Le colate laviche si diressero verso EST, invadendo e distruggendo vaste aree boschive e coltivate, interrompendo contestualmente vari tratti della strada “Mareneve” (Fornazzo-Rifugio Citelli).

Colate Fornazzo 1971

L’incremento dell’attività effusiva pose a serio rischio i centri abitati; la colata lavica lambì la periferia nord di Fornazzo, si riversò  sulla provinciale Fornazzo – S. Alfio (820 m s.l.m.). Il 31 maggio raggiunse la quota più bassa a 600 m s.l.m. nel Vallone Cava Grande  a SO di S. Alfio.

Tra le popolazioni si diffuse un certo panico. Il 6 giugno, quando sembrava che l’attività effusiva si fosse esaurita, si formarono delle piccole colate fluide e veloci, che non riescirono a superare i 1000 m s.l.m.

Le manifestazioni effusive  dalle fratture di quota 1840 e 1800 m s.l.m. si esaurirono rispettivamente il 9  e 12 giugno.

Dall’apertura della fessura di Contrada Serracozzo si formò una voragine dalla quale si ebbero delle imponenti esplosioni freatomagmatiche.  A questa particolare attività esplosiva,  che si protrasse per circa 10 giorni, ci fu anche una lenta emissione di vapori bianchi, interrotta da sporadico lancio di cenere scura.

All’inizio dal Cratere Centrale ci furono imponenti espulsioni di cenere, diminuiti notevolmente per buona parte della attività eruttiva.

Per quanto riguarda l’eruzione del 1971 è fondamentale ricordare i gravi danni arrecati, dall’Osservatorio Vulcanologico, al tratto finale della Funivia, ai tratti di strade provinciali (Mareneve compresa), quindi alle vaste aree boschive e coltivate (noccioleti, vigneti e frutteti).

Nel suo articolo del 1991 Romolo Romano  riportava che “i dati vulcanologici  rientrano nella media delle eruzioni etnee anche se l’eruzione del 1971, per il suo andamento molto inusuale, non può essere considerata né un’eruzione lenta   né un’eruzione di tipo parossitico”.

Il giornalista catanese Nuccio Puleo della RAI, per due mesi fu il telecronista sulla lava, già testimone attento ed appassionato delle più importanti eruzione etnee. E proprio per l’eruzione del 1971, per la prima volta la RAI decise di utilizzare la diretta per raccontare un grande evento naturale.

Un piccolo personale inciso a margine di questa storica eruzione, per collegarci alla formazione del più giovane dei crateri sommitali dell’Etna ed il più attivo in questi ultimi anni.

Terminata l’eruzione del 1971, il pit di sfogo rimase inattivo per circa sette anni, si risvegliò nel 1978, con il crollo all’interno del pozzo, seguito dalla propagazione di alcune fratture all’interno della Valle del Bove e dalla formazione di un piccolo cono, che fu battezzato Cratere di Sud-Est.

Carmelo Nicoloso

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