MESSINA – Sarà presentato domani, alle ore 18:30, presso la libreria Colapesce di Messina, in via Mario Giurba 8/10, il libro “Frammenti di un discorso antimafioso” di Gianpiero Caldarella, edito da Navarra Editore, con la prefazione di Gianfranco Marrone, la postfazione di Sergio Nazzaro e la copertina di Mauro Biani. Insieme all’autore sarà presente la giornalista Manuela Modica.

Dal ritrovamento di una vecchia copia dei Fragments d’un discours amoureux di Roland Barthes e da un primo nucleo di riflessioni postate sul blog “Scomunicazione”, nasce Frammenti di un discorso antimafioso, tentativo di ridefinizione della questione mafia-antimafia in chiave satirica, cifra stilistica cara al Caldarella, giornalista e autore di satira, che ha fondato e diretto il mensile Pizzino, premiato nel 2006 a Forte dei Marmi come migliore rivista satirica in Italia.

Il paradosso è sempre dietro l’angolo, qualcosa precipita, sembra essere proprio l’antimafia, quella d’apparato, quella scortata e foraggiata dalle istituzioni. Mentre l’antimafia sociale continua a fare il suo lavoro, con coerenza ed umiltà, quasi sempre senza denari, squilli di tromba o titoloni sui giornali.

Con l’arma della satira Caldarella, già caporedattore de Il Male di Vauro e Vincino, rifonda un linguaggio antimafia che si allontana dai vecchi e consumati cliché, dove da una parte c’era lo Stato e dall’altro la mafia. Una prospettiva post-antimafiosa, scevra dalla retorica e dall’imbarazzo generato dal politicamente corretto.

Come si legge nella prefazione di Gianfranco Marrone, “non occorre pensare alla mafia e alla antimafia come tali, realtà a sé stanti, e poi ai linguaggi che ne parlano. Realtà e linguaggio, esistenza e significati sono una sola e medesima cosa. Sono cioè, in un solo termine, discorso, entità che racchiude, intrecciandoli di continuo, le cose e le parole, i comportamenti e i segni, le azioni e i testi. E così come Barthes sosteneva che a essere intrigante, e importante, non è l’amore ma il discorso amoroso, analogamente Gianpiero sostiene che non è l’antimafia a essere di rilievo socio-culturale (e politico, giudiziario…) ma il discorso antimafioso. In altre parole, la perifrasi barthesiana non è una banale suggestione letteraria ma un gesto teorico molto preciso, e pertinente. Da cui la serie di frammenti che compongono, in arbitrario ordine alfabetico, il discorso dell’antimafia, insieme ibrido, ma necessario, dove, avrebbe detto sempre Barthes, tutto finisce per essere smaniosa enfasi fine a se sessa, teatro senza spettatori, burattini allo sbaraglio. Da cui, infine, il tono e lo stile che contraddistinguono questo libro e il suo autore: quello della satira, l’unico possibile probabilmente, in circostanze come queste, imbarazzanti e ridicole al tempo stesso. Non sappiamo se la risata che da questi frammenti potrà nascere riuscirà, se non a seppellire, quanto meno a farci dimenticare un certo numero di tristi figuri. Lo speriamo ardentemente.”

 

 

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