di Rachele Gerace

Un processo di virtualizzazione dei territori che prende in considerazione la sua valenza intrinseca nonostante l’avvento delle nuove tecnologie sono i presupposti legati al concetto di smartness. È stato questo il filo conduttore del seminario tenutosi mercoledì 20 aprile, presso il Dipartimento COSPECS (Scienze cognitive, psicologiche, pedagogiche e degli studi culturali): Il turista digitale e la Smart Tourist Destination. Ne ha parlato Teresa Graziano, docente dell’Università degli Studi di Sassari, esperta di new social media applicati al settore del marketing turistico. “Con il passaggio dai mass media ai social media, il concetto di smartness diventa declinabile in ambito territoriale, facendo riferimento alle necessità intercettate dalle destinazioni di viaggio del turista, che da utente passivo è diventato attivo” ha affermato la Graziano. Stiamo procedendo verso l’omologazione dei prodotti di consumo e di fruizione degli spazi, dunque è necessario l’utilizzo del web marketing per la scelta delle destinazioni. Il passaggio successivo, ovvero l’approdo all’era del phygital, che sintetizza una nuova fase tra reale e virtuale, consente al turista fruitore di costruire e condividere le esigenze della domanda, nelle cinque fasi distinte del soggiorno (dreaming, planning, booking, on site experience e sharing).

foto zL’incontro è stato organizzato dai professori Carmelo Maria Porto, docente di Marketing turistico territoriale e Caterina Barilaro, vice direttore del dipartimento COSPECS e professore ordinario di Geografia Culturale, dell’Università degli Studi di Messina; sono intervenuti anche la professoressa Caterina Cirelli, docente di Geografia del turismo dell’Università degli Studi di Catania e Filippo Grasso, esperto di turismo e docente di Analisi di mercato dell’Ateneo peloritano.

Le città vivono un momento di cambiamento per l’innovazione tecnologica – ha detto la professoressa Barilaro – In un Paese in cui cultura e turismo sono elementi preponderanti e complementari, alla luce di alcuni dati statistici che evidenziano un significativo aumento del mercato digitale del turismo, passato dal 17% del 2014 al 19% del 2015, il concetto “smart” è legato alla programmazione di nuovi progetti nel settore del marketing territoriale. Dei 51 miliardi impiegati nel mercato turistico, quasi dieci sono dedicati al comparto digitale; Roma, Bologna, Torino e Firenze le città che maggiormente si avvalgono di queste nuove forme, mentre tra le città del sud, Reggio Calabria risulta all’undicesimo posto”. Questo è il nuovo volto del turismo che, anche nel settore della formazione, esige la progettazione di percorsi calibrati rispetto alla richiesta di nuove professionalità e competenze nel settore multimediale.

Per avere un prodotto completo e competitivo, però, è necessario che i territori facciano sistema fra loro, ha detto Filippo Grasso, valorizzando al meglio il ruolo della comunicazione, anche attraverso la partecipazione attiva dei soggetti politici e istituzionali, per raccontare la bellezza dei luoghi a chi li abita prima di tutto.

Sarebbe riduttivo – ha affermato Carmelo Porto – pensare al turismo come insieme algebrico dei servizi offerti; l’offerta va costruita non solo sulla base delle esigenze materiali legate alle imprese, ma soprattutto su quelle emozionali”.

Secondo la Cirelli la Sicilia, in cui si trovano sette dei quarantotto siti UNESCO riconosciuti beni materiali, oltre ai due immateriali (la dieta mediterranea e l’opera dei pupi), è un esempio calzante dell’enorme potenzialità di risorse territoriali non concretizzate per l’incapacità di creare un prodotto partendo dalla valutazione della destinazione turistica.

Comunicare il territorio in termini di sistema, dunque, vuol dire fruire delle infinite opportunità messe a disposizione dalla rete: se le destinazioni non si connettono a essa rischiano di amplificare la loro marginalizzazione uscendo per sempre dal circuito turistico. Per evitare questo è necessario avvalersi anche della presenza di uno spirito imprenditoriale che impegni un capitale sociale attraverso una progettualità condivisa.

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