MESSINA – Gli errori sostanziali e formali, la nullità degli avvisi di accertamento notificati dall’Ufficio tributi, ma soprattutto l’incapacità di trovare un rimedio per evitare danni all’immagine, oltre che per il mancato introito di imposte, sono le gravi circostanze emerse dalla documentazione che il dott. Antonio Cogode, nella veste di tributarista di alcuni contribuenti, ha presentato al Comune di Messina in persona dei dirigenti preposti, del segretario-direttore e dell’amministrazione.
Dal contenzioso tributario instauratosi ed ancora aperto, sono state pronunciate due sentenze della Commissione Tributaria Provinciale di Messina: la n.8386/15 e 8387/15 del 13/11/2015, che hanno annullato il valore imponibile indicato nei vari avvisi di accertamento sulle aree edificabili unitamente alle imposte, agli interessi e alle sanzioni per circa tredici mila euro di mancato incasso da parte del Comune. Ma a Messina, si sa, (e qui non c’entra soltanto la politica), gli organi di controllo si accorgono dei danni erariali, di quelli amministrativi, di eventuali abusi, quando divengono irreparabili ed irrimediabili.
Non si riesce a comprendere infatti perché, in primis, il Consiglio comunale non ha adottato alcuna iniziativa, quando in simili casi, con il proprio voto, poteva impegnare l’amministrazione comunale al fine di arginare un contenzioso temerario per il Comune: revocando o sospendendo tutti quegli accertamenti tributari notificati e risultanti illegittimi; chiedendo l’abbandono dal contenzioso per gli avvisi di accertamento sbagliati; autolimitando l’attività di accertamento sulle aree edificabili; prevedendo un contraddittorio con la possibilità, per i cittadini, di aderire a soluzioni diversificate; prevedendo atti conciliativi per la definizione anticipata del contenzioso.

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