di Rachele Gerace

MESSINA – Con una riflessione sulla Misericordia si è concluso il percorso “Cristianesimo e Islam per una Città plurale – dialoghi di conoscenza e riconoscimento reciproco”,  organizzato, in occasione dell’Anno Giubilare, dagli Uffici diocesani Migrantes, per il Dialogo Interreligioso e dalla Consulta delle Aggregazioni Laicali. Un percorso che ha visto alternarsi validi relatori in un confronto aperto e costruttivo sulla diversità religiosa e culturale tra Cristiani e Musulmani come base per un’integrazione e un arricchimento reciproco.

Sulla misericordia come elemento fondamentale dell’incontro tra Dio e l’uomo e motivo di gratitudine per i doni ricevuti, si sono confrontati Maurilio Assenza, presidente della Caritas diocesana di Noto e docente di filosofia e Ibrâhîm Gabriele IUNGO, studioso di scienze Islamiche tradizionali e filosofia, coorodinati dal Presidente della Comunità Islamica di Sicilia, Abdelhafid Kheit.

Per i Cristiani la misericordia, che Assenza identifica nell’espressione evangelica “misura pigiata e traboccante”, è presente nella pratica delle opere corporali e spirituali che assumono, oggi più che mai una valenza di apertura e sensibilità verso i fratelli più bisognosi, finalizzata a un progetto di pluralismo che si arricchisce sempre più con tutte le fedi religiose. Non si tratta dunque di un umanitarismo fine a se stesso, ma della “consapevolezza di una pienezza spirituale che si realizza con Dio attraverso i fratelli”, chiosa il docente.

Nella Rivelazione Islamica Dio è sempre indicato come al-Rahman, il Misericordioso nella trascendenza, e al-Rahim, il Misericordioso nell’immanenza. “La dinamica della Misericordia – afferma Iungo – parte da Dio che usa Misericordia verso Se Stesso e crea il mondo e l’uomo per essere conosciuto; prima, Dio era un tesoro nascosto e le creature, grazie alla sua misericordia, hanno ricevuto la facoltà diriconoscerlo in tutti i segni della creazione, in ogni persona e azione che sia rivolta al vero bene”.

Anche dal dibattito successivo alle due relazioni, è emerso che il Giubileo della Misericordia rappresenta non solo per i cristiani cattolici, ma per ogni credente sensibile, un richiamo a una qualità fondamentale per la crescita della fede e assume un valore profetico e universale pur rispettando le differenti declinazioni dottrinali e rituali di ogni confessione religiosa. Naturalmente, non c’è alcuna giustificazione religiosa dietro alla guerriglia e alle rivoluzioni del fanatismo: compito dei testimoni di ogni religione è trovare una collaborazione ecumenica che dia, con un linguaggio efficace, una valida risposta di fede al vuoto del materialismo o dell’ideale di un mondo emancipato e progredito senza Misericordia Divina.

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