Rachele Gerace

MESSINA – Seguire Cristo per abitare l’umano è il tema scelto per la Settimana Teologica 2016, giunta quest’anno alla sesta edizione. Un percorso di riflessione accessibile non solo ai cattolici ma a chi, anche da non credente, vede nell’esperienza umana la via privilegiata per accedere al Divino; una prospettiva della teologia, dunque, in dialogo con le scienze umane.

Monsignor Tindaro Cocivera, delegato episcopale per il Laicato e coordinatore del gruppo di lavoro di questo evento, ha indicato nella scelta del verbo “abitare” tre rimandi legati al programma pastorale di Monsignor La Piana: la lettera “Camminate nella carità”, gli orientamenti pastorali decennali “Verso la Tua Parola guida il mio cuore” e le riflessioni per il biennio 2014/16 “Convergere in Cristo fulcro dell’humanum”, che hanno preceduto il convegno delle Chiese tenutosi a Firenze nel novembre scorso e sono stati una chiara esortazione a “guardare e servire l’uomo con gli occhi e il cuore di Cristo e contribuire alla promozione di un nuovo umanesimo”. “L’abitare – ha proseguito Monsignor Cocivera – ci spinge a lasciare spazio a Dio nella quotidianità, vivendo relazioni autentiche e condividendo l’umanità nella sua completezza”.

La prima serata, dopo un’introduzione musicale ad opera della Cappella polifonica della Cattedrale diretta da padre Giovanni Lombardo, ha ospitato la solenne prolusione del teologo Don Massimo Naro, Direttore del Centro Studi Cammarata di San Cataldo e già direttore della scuola di formazione socio-politica di Caltanissetta.

Attraverso un excursus storico dettagliato e arricchito da citazioni filosofiche ed esegetiche, Don Massimo ha parlato di come gli studi cristologici evolutivi abbiano ridisegnato concettualmente l’umanizzazione di Cristo in un rapporto di reciprocità dinamica di Dio con l’uomo. “Il verbo abitare – ha detto Don Massimo – assume una particolare accezione etimologica, implicando il concetto tenace e dinamico di seguire Gesù ovvero, come ci ricorda San Paolo, di stare in relazione con Gesù, rivestendoci di Lui”. Una riflessione che, riportata alla dimensione umana che deve essere vissuta da tutti noi cristiani, Papa Francesco inquadra come missione di una Chiesa in uscita e dunque quel passaggio che don Massimo definisce come passaggio da una teologia pensata a una prassi teologica: chi ama Dio, dunque, ama anche il prossimo.

Con le testimonianze di don Gino Rigoldi, cappellano dell’Istituto penale per minorenni di Milano Cesare Beccaria e di Maria Stella Barone, insegnante e mamma di un bambino affetto dalla sindrome di Down, la seconda serata ha offerto notevoli spunti di riflessione sul tema dell’umano, presente nella nostra vita attraverso gli innumerevoli spunti che ci offre la quotidianità.

Amare al di là delle diversità, che diventano motivo di paura solo se non si conoscono: questo il messaggio che Maria Stella Barone, ha voluto trasmettere col racconto della meravigliosa storia di una mamma e del suo bimbo, “nato down”, una testimonianza di fede e amore che ha raccolto nelle pagine di un libro autobiografico, “La gioia di esserti madre”.

Un’esperienza di umanizzazione della fede è quella di trovarsi a contatto con i tanti ragazzi accolti nei penitenziari minorili per aver commesso qualche reato, appartenenti quasi sempre a famiglie disagiate, come quello Milanese, in cui opera Don Gino Rigoldi. Un ruolo complesso quello del cappellano che vuol capire le motivazioni sottese ai reati compiuti da questi giovani: “Ogni azione educativa – sostiene il sacerdote – ha come fulcro della crescita la relazione; bisogna dunque insegnare loro il comandamento dell’amore, inteso come graduale percorso di avvicinamento all’altro, per costruire qualcosa insieme”.

Suor Alessandra Smerilli, economista e docente alla Pontifica Facoltà di scienze dell’educazione “Auxilium” di Roma ha sviluppato la sua riflessione, nella terza serata, partendo dal quesito “L’economia salva o uccide?”

Una domanda complessa che lascia spazio a più di una risposta, se si considera che l’aspetto economico permea tutte le dimensioni dell’essere umano e ciò diventa rilevante nella misura in cui noi diamo attenzione esso. Partendo da alcuni stralci dell’enciclica Caritas in veritate, in cui Papa Francesco attribuisce all’economia una dimensione umana e afferma che “serve un mercato, un’impresa, una finanza nella quale si possa operare con pari opportunità, realtà con fini istituzionali diversi, il privato, il pubblico, il sociale; la gratuità richiede una progressiva apertura mondiale a nuove attività economiche caratterizzate da forme di comunione”.

La suora economista, come ossimoricamente ama definirsi, ha detto che “I cristiani che abitano da sempre il mondo dell’economia – afferma – sono stati all’avanguardia per concretizzare tante teorie; è possibile coniugare la gratuita con l’economia scegliendo ogni giorno se svilupparla in maniera inclusiva o esclusiva”.

Dopo i ringraziamenti da parte di monsignor Gaetano Tripodo e monsignor Cocivera a quanti, in diverso modo, hanno reso possibile la realizzazione di questo importante momento formativo (dai relatori e moderatori, alla commissione organizzatrice, al Magnifico Rettore professor Pietro Navarra che con generosità ha voluto dare un segno tangibile di sinergia istituzionale, ospitando la tre giorni nell’Aula Magna del Rettorato, a Padre Giuseppe Lonia, direttore dell’ufficio Comunicazioni Sociali, attento e garbato regista di ogni momento, a tutti i partecipanti religiosi e laici), i sacerdoti hanno espresso entusiasmo e soddisfazione per gli spunti profondi di riflessione che queste serate hanno consegnato.

Cocivera ha concluso con l’appello che il Santo Padre ha rivolto ai giovani in occasione del Convegno Ecclesiale di Firenze: “Non guardate dal balcone la vita, svegliate il mondo, siate testimoni di un modo diverso di fare, di agire, di vivere”.

 

 

 

 

 

 

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