MESSINA – Appena rientrato a Siracusa, dopo la prima trasferta messinese che si sarebbe dovuta svolgere in maniera del tutto riservata con l’amministratore apostolico monsignor Papa, i vicari foranei e i direttori degli uffici pastorali, monsignor Giovanni Accolla si è subito recato nella sua parrocchia di S. Giacomo ai Miracoli per le attività pastorali pomeridiane.

Raggiunto al telefono, si è prontamente presentato come il parroco di S. Giacomo e, intrattenendosi amabilmente, ci ha raccontato le sensazioni della mattinata. “Ho trovato persone squisite, affabili, con il senso dell’identità sacerdotale. Mi sento già parte di quella comunità di confratelli e fedeli che, dal 7 gennaio, costituirà la mia nuova famiglia. Il Signore scrive in maniera dritta anche sulle righe storte sperimento continuamente il suo amore fecondo nella mia persona; sono ancora frastornato però e non mi rendo conto perchè il Santo Padre mi abbia degnato di così tanta fiducia affidandomi la guida pastorale di un’arcidiocesi”, ci ha dichiarato monsignor Giovanni Accolla.

IN CARITATE ET VERITATE SERVIRE è il motto che caratterizzerà il lungo, si spera, mandato del nuovo presule il quale ha espresso la volontà di continuare il programma pastorale avviato, al termine di quest’anno giubilare, dall’amministratore apostolico mons. Papa: “Non bisogna stravolgere le cose – ha detto – ma affondare le radici in quanto di buono c’è già per continuare ad edificare”.

Quest’ultimo periodo che monsignor  Accolla trascorrerà nella sua Siracusa sarà un tempo di bilanci, ma anche di nostalgie per l’imminente distacco da quella comunità che, per tanti anni, ha trovato il lui un grande punto di riferimento: “La grazia di Dio annulla le distanze, la comunione mi fa sentire vicino alle persone che ho servito in questi anni. 150 chilometri di distanza nella gioia della comunione non sono motivo di malinconia e di dolore, soprattutto se pensiamo alle persone che vivono il vero distacco a causa delle guerre, nella prospettiva incognita di una vita migliore”.

L’esperienza dell’accoglienza, dunque, sembra stare a cuore al nuovo pastore, il quale ha voluto sottolineare l’importanza che essa, come Chiesa, ci caratterizzi non solo nei confronti di un vescovo, ma soprattuttodi chi vive nella precarietà, per generare sicurezza e non far perdere l’identità.

Rachele Gerace

 


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