MESSINA – Sereno, puntuale nelle risposte e cordiale: si è presentato così Monsignor Antonino Raspanti, vescovo della diocesi di Acireale ai giornalisti messinesi, per la consegna del messaggio augurale natalizio. Il presule, che ha ricevuto dalla Santa Sede agli inizi di ottobre la nomina di amministratore apostolico dell’Arcidiocesi di Messina, Lipari, Santa Lucia del Mela, a seguito delle dimissioni di monsignor Calogero La Piana, dovrà guidarla fin quando non sarà designato il nuovo Pastore. Raspanti, che si dice pronto all’obbedienza nel caso la scelta dovesse ricadere sulla sua persona, ritiene comunque che entro Pasqua, dovrebbe arrivare la nomina del prescelto.

Grande comunicatore e conoscitore profondo delle Sacre Scritture, il vescovo acese ha incentrato il messaggio natalizio sull’apertura delle Porte Sante per l’inizio dell’Anno giubilare della Misericordia e sullo stupore per la presenza di un numero di fedeli superiore alle aspettative, perché desiderosi di sentirsi protagonisti del grande progetto divino: “Il Natale – ha detto – ci parla di un Dio che incarnandosi, ha dichiarato totalmente la sua fiducia nell’uomo; aprire oggi ai fedeli le porte della Chiesa vuol dire dunque sollecitarli a diventare protagonisti di una rinascita nella speranza e nella sensibilità fraterna, facendo fronte ai limiti della fragilità umana”.

Monsignor Raspanti, spesso chiamato negli ultimi mesi a dibattere sul contenuto dell’enciclica Laudato Sii, verificandone la “verità schiacciante che alcuni passaggi mettono in evidenza, come l’inquinamento o la povertà sociale non più appannaggio dei paesi economicamente disagiati”, si è soffermato a riflettere sulla situazione di precarietà generale che sta investendo tutto il meridione e in particolare la Sicilia (come si evince dall’ultimo rapporto dello SVIMEZ). Su Messina, della quale ha ammesso di non conoscere dettagliatamente tutte le situazioni, riconosce come fondamentale proprio in queste circostanze la presenza di un Pastore con il suo apporto positivo e propositivo, sottolineando l’urgenza che tutte le istituzioni, chiesa compresa, inviino segnali forti e contraddittori rispetto a quanto sta accadendo.

L’incontro messinese di ieri è stato anche occasione di chiarimento sulle vicende riguardanti la chiesa locale, che negli ultimi mesi sono stati al centro di un acceso dibattito mediatico: l’appello del Santo Padre sull’accoglienza di rifugiati e profughi, la raccolta di fondi per le zone di Milazzo e Barcellona maggiormente colpite dall’alluvione dello scorso 18 ottobre, la presunta chiusura dell’Istituto di Scienze Umane e Religiose, sottoposto a temporanea verifica in attesa di essere riorganizzato dalla CEI (così come gli altri ISSUR nazionali) entro la prossima primavera e la questione della Casa del Clero (per la quale Raspanti ha avuto un colloquio con una dirigente dell’Assessorato regionale che si occupa della gestione delle I.P.A.B.), che continuerà a ospitare i sacerdoti anziani dell’Arcidiocesi previo versamento di un piccolo contributo, necessario alla gestione della struttura.

Non poteva mancare una “sentita e doverosa” richiesta di aggiornamento sullo stato di salute dell’arcivescovo emerito La Piana e sulla questione che più direttamente lo aveva riguardato, quella dell’eredità del medico nicastrese Guido Bertolami, il quale aveva designato erede universale il vescovo messinese con richiesta di destinare il cospicuo patrimonio ad alcuni enti e ordini religiosi. Solamente una parte dell’immobile dove Bertolami abitava (con annesso arredo) era rimasto ancora al presule La Piana il quale però, aveva espresso la chiara volontà di farne donazione all’Arcidiocesi messinese. La conclusione straordinaria di questo procedimento è avvenuta lo scorso 9 dicembre, con la stipula dell’atto notarile di trasferimento della proprietà, proprio alla presenza e con il consenso di monsignor Raspanti.

Rachele Gerace

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