MESSINA – Sono trascorsi ventiquattro anni da quel 23 maggio 1992 in cui Giovanni Falcone, con la moglie e tre agenti della scorta persero la vita nell’agguato di Capaci. 24 maggio 2016: la memoria di quel terribile giorno è sempre viva nelle menti e nei cuori di tutti i siciliani che continuano a rivendicare il diritto alla legalità e alla giustizia.

Anche Messina ha scelto di farlo con l’apporto dei giovani dell’Università e delle scuole che si sono ritrovati a riflettere nell’Aula Magna dell’Ateneo. L’evento è stato organizzato dal Centro studi e Ricerche sulla Criminalità Mafiosa e sui Fenomeni di Corruzione Politico-Amministrativa diretto dal prof. Lugi Chiara e del Dipartimento di Scienze Politiche e Giuridiche. Sono intervenuti Emanuele Crescenti, Procuratore della Repubblica di Barcellona Pozzo di Gotto, il Dott. Antonino Totaro, Presidente del Tribunale di Messina e Sua Eccellenza Giovanni D’Angelo, Procuratore Generale presso la Corte D’Appello messinese.

Tre magistrati che hanno voluto ricordare con molta commozione ma con altrettanto orgoglio l’uomo Giovanni Falcone (e con lui le tantissime vittime tra giornalisti, avvocati, poliziotti), ancor prima del professionista che con coraggio, determinazione e concretezza ha gettato le basi per una strategia di contrasto alla criminalità mafiosa: “Falcone – ha detto D’Angelo – riteneva indispensabile conoscere l’inesplorato e seguire i movimenti di denaro per rintracciare le mafie, che hanno strategie politiche ben precise e oscillano fra l’inabissamento e l’emersione. Solo eliminando queste oscillazioni e impegnandoci a coltivare una coscienza civica, che passa per il rispetto delle regole comuni e addita l’eccezione come violazione, potremo sconfiggere questa piaga”.

Per Crescenti, la memoria serve a sviluppare una cultura dell’antimafia che ha ribaltato quelle forme di silenzio e quell’humus su cui gli antichi concetti anti giuridici della mafiosità stavano attecchendo.

I recenti fatti che hanno riguardato il messinese, con l’attentato al Presidente del Parco dei Nebrodi Giuseppe Antoci, ci confermano che non esiste solo una criminalità mafiosa organizzata, ma anche quella economica che impedisce la realizzazione del bene pubblico.

Falcone era un uomo sensibile e pragmatico – ha ricordato il presidente Totaro che lo conobbe nel 1982 a Castel Gandolfo, in un momento di confronto successivo all’omicidio di Pio La Torre – e rappresenta un simbolo per i giovani nella misura in cui non era un combattente declamante e di facciata, ma che sapeva soprattutto agire”. Ecco perché ai giovani, che rappresentano il futuro, si chiede oggi di riflettere sulla memoria di ciò che è accaduto e il contributo del mondo della formazione, come ha detto il Magnifico Rettore Pietro Navarra in apertura, è fondamentale nella lotta alla mafia solo affermando il valore delle regole, da cui dipende il livello di civiltà e il riconoscimento del merito.

Giovanni Moschella, nel sottolineare l’importanza del ruolo della magistratura nella lotta alla criminalità oltre che dell’università, per la formazione di una coscienza civile e del senso della legalità nelle nuove generazioni, ha voluto menzionare Don Ciotti che ha individuato nel binomio formazione/conoscenza, le linee fondamentali da seguire per un vero cambiamento.

In occasione dell’evento, nell’atrio dell’Ateneo gli studenti hanno allestito una ricca mostra fotografica sul fenomeno mafioso.

Rachele Gerace

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