MESSINA –  “Giusti son due, e non vi sono intesi; superbia, invidia e avarizia sono le tre faville c’hanno i cuori accesi”…..Così diceva Ciacco, condannato all’Inferno nel girone dei golosi, al buon Dante.

Si è conclusa nel tardo pomeriggio di ieri, la lunga giornata messinese del Presidente Rosario Crocetta, diviso tra “i gironi” del Tribunale e quelli di Palazzo Zanca dove, soltanto quindici minuti prima del previsto, ossia alle 15:15, l’incontro per l’apposizione della firma del Patto per la Falce previsto al Rettorato, sarebbe slittato peraltro senza la presenza di colui (il Magnifico professor Pietro Navarra) il quale si era fatto promotore della sinergia tra l’Amministrazione Comunale e l’Autorità Portuale. L’articolo 2 di suddetto accordo prevede la definizione dei principi d’intervento e dei parametri urbanistici riguardanti l’area della Zona Falcata compresa tra la Real Cittadella e la Lanterna di San Ranieri, denominata FAL. 3; non più di dieci giorni fa era arrivata la delibera della Giunta con l’approvazione del testo che, a questo punto, mancava solo di sottoscrizione.

Ma facciamo un passo indietro alla mattinata di ieri quando il Governatore, come da programma, era atteso a Palazzo Piacentini per deporre come teste nell’ambito del processo Corsi d’oro 2. In merito all’annosa vicenda, che ricordiamo riguarda la gestione di fondi destinati alla formazione professionale da parte dell’Onorevole Francatonio Genovese e di enti messinesi a lui collegati, tra il 2004 e il 2006, Crocetta ha dichiarato di non aver ricevuto pressioni né da Genovese né da altri in quanto – ha detto – “immune da sollecitazioni alcune”.

Eppure la testimonianza era stata richiesta dall’allora Direttore generale, Ludovico Albert, che aveva fatto causa alla Regione (costituendosi parte civile) dopo aver ricevuto revoca del suo mandato, convinto della presenza, dietro quest’abile manovra, dell’ex primo cittadino messinese. Crocetta ha ribadito più volte durante l’interrogatorio che la scelta di rimuovere il funzionario era legata alla sua appartenenza alla giunta precedente (nella fattispecie, Albert era il braccio destro di Mario Centorrino, assessore di Genovese) e quindi, così come per altri dirigenti, in attuazione dello spoil system.

Al termine della deposizione, durata circa un’ora, era previsto l’appuntamento a Palazzo Zanca con gli altri protagonisti dell’accordo portuale per poi far tappa, tutti insieme, alla sede centrale dell’Università di Messina, dove ad attenderli c’era il Magnifico Rettore.

Pare invece che all’arrivo in Comune del Presidente dell’Autorità Portuale, Antonino De Simone, il Primo Cittadino Renato Accorinti abbia suggerito di firmare hic et nunc il protocollo d’intesa per recarsi, soltanto al termine, dal Rettore. Navarra sembra non aver gradito la cosa, tanto da non ricevere il Sindaco rilasciando alla stampa la seguente dichiarazione: “Intorno alle 15:15, abbiamo appreso dal suo Ufficio di Gabinetto che il Sindaco aveva deciso di trasferire la sede della riunione a Palazzo Zanca; tale scelta risultava in palese contrasto con quanto previsto dal Patto per la Falce, dal Sindaco stesso sottoscritto. Nel pieno rispetto delle regole e degli accordi siglati, si è ritenuto pertanto di non condividere una richiesta apparsa del tutto immotivata o riconducibile esclusivamente a un’esigenza di visibilità, forse ritenuta necessaria per compensare l’evidente carenza di progettualità e le palesi difficoltà incontrate nell’azione politico-amministrativa. Mi rendo conto, tuttavia, che il supremo interesse della Città per la riqualificazione della zona Falcata è un obiettivo primario da tutelare, nonostante lo scarso senso istituzionale e l’insufficiente attenzione al rispetto delle regole dimostrati da qualcuno degli interlocutori. Pertanto, l’Università non farà mancare il suo convinto supporto a che tutti i passaggi ricompresi nel Patto per la Falce vengano compiuti nei tempi e secondo le modalità previsti, così da affermare un ruolo che sin dall’inizio è risultato determinante per sbloccare un’impasse protrattasi per decenni”.

Il primo cittadino, ritendendo le affermazioni del Rettore “assolutamente fuori contesto e ben oltre il mancato rispetto istituzionale”, così come la decisione di non ricevere le maestranze al termine dell’accordo “regolarmente sottoscritto al termine del patto concluso a Palermo lo scorso 26 gennaio”, in una nota ha voluto invitare il Premier accademico a “guidare al meglio l’Ateneo, nell’interesse delle nostre giovani generazioni”.

E quando sembrava essersi conclusa per la Porta della Sicilia la lunga giornata (una delle tante) che l’aveva resa oggetto privilegiato di esposizione mediatica, ecco spuntare in seconda serata, all’interno del talk show televisivo Quarto Grado in onda su Rete 4, lo scandalo dei 78 dipendenti dell’IACP condannati in primo grado per assenteismo.

Parafrasando ancora una volta il buon Padre Dante è il caso di dire: “Ahi serva Messina, di dolore ostello, nave senza nocchiere in gran tempesta, non donna di province ma bordello!”

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