di Davide Di Bernardo

“E’ stato un imprenditore che ha sempre saputo guardare avanti, prevedere il futuro e progressista. Ha sempre pensato che la fabbrica fosse per l’uomo e non l’uomo per la fabbrica”. Queste le parole di Giovanni Ferrero intervenuto al funerale del padre Michele. Un Uomo che ancor prima della rivoluzione apportata da Gary Becker negli anni ’70 e ’80 col concetto di ‘capitale umano’, come connubio di quegli aspetti professionali che diventano centrali nell’economia moderna, conosceva il reale potenziale di coloro che quotidianamente seguono e vivono direttamente la produzione di un prodotto. Michele Ferrero può essere considerato l’ultimo grande imprenditore ad aver capito il valore del capitale umano, ancor prima di quello che può avere un conto in Svizzera o una punto percentuale di Pil. Un grande industriale che ha valorizzato nella sua azienda di famiglia uomini e prodotti, amore per i dipendenti quanto per il fatturato, anzi maggiore.Schermata 2015-02-21 alle 18.40.09
La gente dice: “Ferrero è riuscito a creare un prodotto che conoscono credo anche sulla luna! La Nutella!”e proprio Ferrero, morto all’età di 89 anni, ha raggiunto con l’azienda fondata dai genitori livelli altissimi anche economicamente, divenendo l’uomo più ricco d’Italia per diversi anni, oltre che il trentesimo al mondo, secondo la rivista Forbes.
Ma a contare per l’imprenditore piemontese non è solamente il prodotto, ma tutta la “catena di montaggio” costituita da dipendenti che entrano all’interno della grande “famiglia Ferrero” e vi restano anche dopo la fine del mero rapporto lavorativo.
Come riporta Wikipedia: ‘Per volontà di Michele Ferrero nel 1983 è nata la Fondazione Ferrero, con sede ad Alba. Essa ha il duplice obiettivo di prendersi cura degli ex-dipendenti Ferrero e di promuovere iniziative culturali e artistiche. Nel suo logo compaiono i tre verbi che la caratterizzano: “Lavorare, Creare, Donare”.’
Nel 2005 ha fondato le Imprese Sociali Ferrero in India, Sud Africa e Camerun vere e proprie imprese che, oltre alla produzione dei fantastici prodotti che tutti conosciamo, tende a migliorare lo stile di vita di tutti i lavoratori e degli abitanti delle zone limitrofe, con un occhio particolare all’educazione e alla salute dei bambini.
Lui, come prima ancora Adriano Olivetti, hanno rappresentato un modello non solo ideale di imprenditore, ma anche una vera e propria forma di business ben radicato nel proprio contesto che ad esso portano benefit e non sfruttamento.
Il loro modo di essere visionari e allo stesso tempo “Uomini” con la “U” maiuscola sono uno dei canoni che mancano all’imprenditore italiano moderno e che spesso, si ricordi la fine fatta da Ivrea e dall’Olivetti, anche a coloro che dovrebbero vedere queste aziende come un bene per il paese e non come un salvadanaio a cui chiedere sempre più sacrifici.
Si dovrebbe forse studiare all’università il modo di far crescere realmente il capitale umano al fianco del prodotto commerciato e, mentre da oltre trent’anni ci chiediamo: “Che mondo sarebbe senza Nutella?”, oggi  gli oltre 34 mila collaboratori della Ferrero non piangono un presidente, ma un modello per i propri figli.

D.D.B

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