Si è svolto nella giornata di ieri a Roma il convegno unitario FIM-FIOM-UILM sulla microelettronica. Tenutosi nella cornice del Centro Congressi Cavour, l’evento ha visto nascere un confronto sugli scenari futuri di una tecnologia abilitante per un lavoro di qualità e una intensa discussione sulle prospettive del settore della microelettronica, con l’obiettivo di sollecitare il Governo e le istituzioni regionali a scelte più incisive di sostegno all’occupazione e allo sviluppo industriale. Numerosi importanti gruppi hanno partecipato al convegno, tra cui importanti realtà industriali catanesi come StM, Micron e 3Sun.

All’evento hanno partecipato Roberta Turi, segretario nazionale Fiom, Luca Maria Colonna per la segreteria nazionale Uilm, Marco Bona (Ftm-Cgt), Paolo Brambilla, Sindaco di Vimercate, Marco Faccio, professore di Elettronica dei sistemi digitali all’università degli studi dell’Aquila, Dario Tornabene dirigente assessorato attività produttive Regione Siciliana e Tommaso Curró deputato nazionale PD.

Occorrono scelte forti da parte del Governo e delle istituzioni, tra cui la conferma del controllo pubblico su StM e l’attuazione dell’agenda digitale e indirizzi nei confronti delle aziende per il rilancio degli investimenti tecnologici. E’ urgente che finalmente ci si occupi di politica industriale e ci si preoccupi di sostenere i settori strategici, proprio per preservare e sviluppare il ruolo del nostro Paese tra le economie avanzate”. Queste le parole di Nicola Alberta, coordinatore nazionale Fim Cisl della Microelettronica.

Tra le varie richieste dei sindacati c’è il riavvio del confronto sull’elettronica e la microelettronica avviato nel 2014 dal Ministero dello sviluppo economico e sul campo delle proposte anche la necessità di impegni pubblici nella rete e nelle infrastrutture e il sostegno ai programmi di ricerca e di investimenti tecnologici delle imprese. “Sollecitiamo il Ministero – scrivono Fim, Fiom e Uilm – a definire l’annunciato ‘documento strategico nazionale’ di indirizzo complessivo su ricerca tecnologica, ricerca e sviluppo e rilancio della manifattura nel settore della microelettronica, e le Regioni a predisporre le linee specifiche di ‘smart-specialization’ sulle filiere produttive e le aree tecnologiche da valorizzare. Occorre impedire licenziamenti e dispersione di competenze come sta avvenendo da parte di Micron, esigendo precisi impegni di salvaguardia dell’occupazione e dei siti industriali”.

Oggi la microelettronica è un settore in rapida espansione e le stime di settore prevedono che crescerà ulteriormente, passando entro il 2015 da 646 miliardi a più di mille miliardi, mentre dal settore dipende circa il 10% del Pil Ue. In Italia la microelettronica vede oggi circa 15mila addetti, con un mercato nazionale che vale complessivamente un miliardo di euro. Tra le realtà industriali italiane più importanti c’è sicuramente la STMicroelectronics, con circa 10.000 addetti operanti nelle sedi di Agrate, Castelletto, Catania e Caserta, la LSFoundry di Avezzano, seconda realtà in Italia con circa 1.500 addetti, e la  multinazionale statunitense Micron, che nel 2014 ha avviato un processo di ridimensionamento con la riduzione occupazionale di circa 400 unità nel nostro Paese e che ha in corso una procedura di licenziamento collettivo per 15 lavoratori.

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