di Salvo Reitano

Business e vergogna dell’emergenza immigrati. Questa, senza se e senza ma, per usare lo slogan del nostro giornale, è la sintesi di quanto sta accadendo in Sicilia. Ne abbiamo già parlato su queste pagine e continueremo a farlo nel tentativo di smascherare quanti della disperazione hanno fatto e stanno facendo un affare.
E’ inutile girarci intorno: dietro l’emergenza immigrazione, l’identificazione e poi l’espulsione delle migliaia di disperati che arrivano, quando non finiscono in fondo al mare, sulle nostre coste per fuggire alla miseria e alle guerre civili nei loro paesi d’origine, c’è un grande business. Quattrini, tanti, quasi da non poterli contare. Ci guadagnano tutti, con gare sospette, gestioni allegre e progetti altisonanti.
A Caltagirone, come ci informano dal comitato Salute e Territorio, riapre Villa Montevago ed è come se non fosse successo nulla: decine di quasi maggiorenni che, come i loro compagni di alcuni mesi fa, servono soltanto a fare cassa. Affittacamere con sostanziosi guadagni, ma la tutela dei cittadini che fine fa? Non si possono dimenticare le scene già viste nei mesi scorsi: rivolte, devastazioni, allarme nei quartieri per il girovagare incontrollato di gruppi sfaccendati.
I loro “tutori” non sono preparati a gestire la situazione, è un meccanismo affaristico privo di ogni professionalità, pronto a ripartire non appena si calmano le acque.
Il business è alimentato con i soldi pubblici dell’inesauribile fondo di spesa connesso a “Mare Nostrum”.
“Sembra, dicono quelli di Salute e Territorio , che gli affari avvengano all’insaputa di tutti: le forze dell’ordine non hanno il numero degli ospiti a Caltagirone, distribuiti in varie abitazioni. Chi ha dato i permessi? Chi non ha fatto i controlli, chi ha chiuso un occhio per interessata complicità?migranti-Cara
Il Comitato continua  in modo lodevole a dare voce alle persone che rivendicano il diritto alla qualità della vita, fino alla soluzione dei problemi prodotti spesso da politiche sbagliate o connesse al tornaconto di pochi senza preoccuparsi delle conseguenze.
Intanto c’è da fare i conti con i casi di ebola. Una mozione è stata presentata da un nutrito gruppo di consiglieri comunali di Caltagirone, primo firmatario il capogruppo di Forza Italia Francesco Incarbone. Con essa i sottoscrittori, alla luce del grido d’allarme su un’eventuale epidemia lanciato dall’Organizzazione mondiale della sanità, invitano l’Amministrazione “a verificare con le competenti autorità sanitarie territoriali che l’ospedale di Caltagirone sia attrezzato a fronteggiare eventuali emergenze e, ove non lo fosse, ad attivarsi con le stesse autorità affinché esso provveda, nel più breve tempo possibile, a dotare la propria struttura e il personale di formazione e dispositivi adeguati.
Un altro gruppo di consiglieri, primo firmatario Andrea Bizzini, ha invece sollecitato la convocazione di una seduta straordinaria di Consiglio comunale, a cui invitare anche i parlamentari nazionali e regionali del Calatino, “sullo stato di grave crisi gestionale e sanitaria in cui versa l’ospedale Gravina e Santo Pietro di Caltagirone”.
Insomma, emergenza nell’emergenza. Nel territorio calatino, dove vi è più alta la presenza dei migranti accolti nel vecchio continente – dice Giuseppe Mistretta, ex consigliere provinciale della Lista Musumeci e presidente del Comitato cittadino Mineo prima di tutto – per ora, più che il virus a temersi è la psicosi cagionata dall’Ebola come delle altre malattie infettive”.
“La comunità attinge  informazioni solo dai media – prosegue Mistretta – recente è il caso dei medici del presidio  ospedaliero Garibaldi di Catania che nel tranquillizzare i cittadini catanesi affermavano che la maggiore casistica di tubercolosi riguardava i migranti ospitati al Cara di Mineo.
Per tutta risposta, invece, il silenzio assordante  delle istituzioni preposte ad una corretta informazione” “Eppure, con la istituzione del Cara più grande d’Europa, fu siglato un patto tra i  rappresentanti dello Stato e gli Enti locali, il “Patto per la sicurezza”, in  questo documento sono  previste delle attività d’informazione e  prevenzione sanitaria, ovviamente mai effettuate, a partire dal numero massimo   di migranti che dovevano essere accolti nella struttura di contrada Cucinella, duemila, contro la costante di quest’anno in corso, ben oltre quattromila”.  “La conoscenza come atto dovuto – rincara Mistretta – per quei cittadini che quotidianamente sono a  contatto coi migranti, sia all’interno del Cara di Mineo che all’esterno,  scuole, esercizi commerciali, strutture sanitarie, ecc… Invece, è come se vi  fosse una consegna, quella del silenzio, ma i cittadini hanno il diritto di  sapere come le istituzioni locali stanno affrontando il fenomeno, se vi siano  rischi reali, anche se remoti. Mi pare sia il minimo per una comunità, quella calatina e menenina, in particolare, che pagano il prezzo più alto di  un’accoglienza di massa”.
Intanto a Palermo  nei giorni scorsi è stato presentato il progetto Compagnia dei diritti. “Rights for everyone” – In viaggio verso l’integrazione. Nutrita la presenza di amministratori locali: Agnese Ciulla assessore alla Cittadinanza sociale del Comune di Palermo, Fiorentino Trojano assessore all’Armonia sociimageale e al welfare del Comune di Catania, Liddo Schiavo assessore alle Politiche sociali del Comune di Siracusa e Anna Aloisi sindaco del Comune di Mineo che, secondo un comunicato,  “hanno dibattuto sulla necessità di attivare ambienti di informazione e accoglienza a supporto dell’offerta già esistente e realizzare un servizio capillare favorendo la conoscenza delle opportunità territoriali socio-assistenziali, formative, economico-finanziari e di inclusione sociale”.
Il progetto si presenta come una vera e propria campagna di informazione e di sensibilizzazione sui temi dell’integrazione e dell’immigrazione, un viaggio lungo nove mesi che effettuerà 21 diverse tappe nelle provincie di Palermo, Catania, Siracusa, Ragusa, Messina e l’area Calatina. L’iniziativa finanziata a valere del Fondo Europeo per l’Integrazione di cittadini di Paesi terzi 2007-2013. Annualità 2013 azione 5 “Informazione, comunicazione e sensibilizzazione” ha come Ente capofila il Consorzio Sol.Co. Rete di Imprese Sociali Siciliane che partecipa alla gestione del Cara di Mineo.
Come vedete, ancora soldi, sempre soldi, stanziati dal governo o con i fondi europei che servono ad alimentare burocrazia, cooperative e consorzi.
“Integrazione? Diritti degli Immigrati? – dice il Consigliere comunale di Mineo Pietro Catania – forse il Sindaco di Mineo vive nel paese delle meraviglie. Il delirio del businnes assieme al potere politico  clientelare, i tempi lunghissimi per esaminare gli status di rifugiato, mega strutture sovraffollate come quella del CARA di Mineo hanno prodotto una delle pagine più brutte della storia dell’immigrazione. Continuare in questo modo scellerato ed irresponsabile questo tipo di accoglienza è assolutamente deleterio! Consiglio al sindaco Aloisi di fare meno demagogia occupandosi del nostro territorio e dei veri problemi degli immigrati”.
La sensazione che se ne ricava, invece, è che i reali problemi degli immigrati non si vogliono volutamente risolvere perché a tanti, con le mani in pasta, verrebbe a mancare il business che li tiene in vita, sotto le ali protettrici del potere che così ne esercita sempre di più. Perchè questa è la morale della favola: io provvedo a finanziare, tu occupi quel posto, incassi e poi dividiamo.  Il business, appunto.

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