di Marco Spampinato

CATANIA –  Medici, infermieri e mediatori culturali di “Medici Senza
Frontiere”, a partire dal prossimo 1 agosto, e per i  tre
mesi estivi, assicureranno la loro presenza nel porto di Augusta a
supporto dell’attività istituzionale assistenziale a favore degli
immigrati già svolta dall’Azienda Sanitaria Provinciale di Siracusa dal
momento dello sbarco al completamento del trasferimento dei migranti fuori
dal porto.
Questo e’ quanto stabilito dal protocollo d’intesa siglato dalla
coordinatrice di progetto di Medici Senza Frontiere Belgio Chiara Montalto
e dal direttore generale dell’Asp di Siracusa Salvatore Brugaletta,
consapevole della necessità che “…fornire un maggiore contributo di
risorse umane consente di ottimizzare ulteriormente le attività sanitarie
durante gli sbarchi, considerato il forte incremento di flussi migratori
degli ultimi mesi, in un’azione di concertazione e coordinamento di tutti
gli attori coinvolti che vede in prima fila strategicamente impegnato il
prefetto di Siracusa Armando Gradone”.
Lo stesso Brugaletta, presente ieri sera al porto di Augusta ha dato
mandato alla responsabile del PTE 118 Gioacchina Caruso di istituire, ed
è’ già attivo dallo scorso venerdì, un Presidio medico h 24 sulla
banchina del porto di Augusta con servizio assicurato dai medici
dell’Unità operativa del Pronto soccorso dell’ospedale Umberto I di
Siracusa diretta da Carlo Candiano, che integra gli interventi di primo
soccorso forniti dai sanitari dell’Emergenza.
Presenti alla firma del protocollo con Medici Senza Frontiere le
responsabili dell’Ufficio Territoriale Stranieri Lavinia Lo Curzio e
dell’Unità operativa PTE-118 Gioacchina Caruso. Obiettivi della
collaborazione sono quelli la garanzia dell’assistenza sanitaria di
primo livello ai migranti che sbarcano nel porto di Augusta,
standardizzare le procedure di trasferimento dal porto alle strutture
sanitarie dei migranti che necessitano prestazioni ospedaliere e il
rilascio di una documentazione medica ai migranti con patologie in atto al
fine di facilitare la loro presa in carico sanitaria nelle strutture di
accoglienza.
L’intesa, sottoscritta con l’Asp di Siracusa, contestualizza nel territorio
siracusano il protocollo per la governance delle politiche d’immigrazione
sanitarie in Sicilia siglato tra l’Assessorato regionale della Salute,
Croce Rossa Italiana, Emergency e Medici Senza Frontiere.
Dalla prima accoglienza sanitaria con il protocollo che mira al
potenziamento dei servizi medico-umanitari resi ai migranti ad Augusta
rimarchiamo anche l’iniziativa che ha appena visto la luce a
Caltagirone, in provincia di Catania, con la diffusione di “Guida
pratica per l’accesso ai servizi sul territorio per la popolazione
immigrata e non” titolo che identifica l’opuscolo progettato per
rendere più agevole l’utilizzo dei diversi servizi offerti dal territorio
calatino. La guida e’ un mezzo di orientamento e aiuto per i migranti,
ma non solo per loro, che meglio potranno districarsi nei meandri della
burocrazia. Un mezzo col quale l’amministrazione prova a contrastare i
fenomeni di emarginazione ed esclusione sociale. il vademecum, presentato
dall’assessore comunale alle Politiche sociali Chiara Gulizia, e dai
mediatori culturali del Piano di zona, rappresenta un prodotto inserito
tra le attività del Piano di zona del Distretto sociosanitario D 13 di
Caltagirone,
i Comuni di Caltagirone (capofila), Grammichele, Mazzarrone, Mineo,
Vizzini, San Cono, San Michele di Ganzaria, Mirabella Imbaccari e Licodia
Eubea, hanno, infatti, attivato gli sportelli informativi per offrire
servizi socio-culturali per dare una risposta concreta ai bisogni della
cittadinanza, affiancando l’attività dei Servizi sociali territorialmente
competenti. I servizi sono rivolti a tutti i cittadini, italiani e
stranieri, presenti sul territorio. Gli sportelli forniscono
informazioni, orientamento, mediazione interculturale, attività di
microcredito socio-assistenziale, consulenza psicologica e animazione
socioculturale, per promuovere la partecipazione attiva ai servizi di
cittadinanza e favorire l’inserimento sociale e lavorativo. L’opuscolo
e’ distribuito al loro interno ed e’ stato realizzato a cura di
Katia Assenza e Manuela Scebba in collaborazione con Hassan Maamri,
Concetta D’Anna, Angela Ascanio, Adriana Ascanio e Roberta Italia e con
Giusy Vitale, Maria Concetta Coppoletta e Azzurra Di Gregorio tradotto
anche in inglese e, a breve, offrirà una versione in arabo. “E’ uno
strumento utile – afferma l’assessore Gulizia – e un contributo concreto
all’integrazione e alla soluzione di problemi non indifferenti, anche di
ordine pratico”. “Pure in questo modo – sottolinea il sindaco Nicola
Bonanno – si contribuisce a rendere più agevole la convivenza all’interno
della comunità”.
“Beni confiscati e riutilizzo sociale per l’accoglienza dei
migranti” e’, invece, il tema affrontato in conferenza, a
Catania, da Damiano Pagliaresi, segretario provinciale dei Giovani
Democratici, e Daniele Sorelli, esecutivo nazionale GD, con il
coordinamento provinciale dei giovani democratici e i segretari di
circolo. Con l’incontro di stamane i giovani democratici hanno
presentato alla stampa la loro proposta per l’ampliamento delle
strutture destinate all’accoglienza dei migranti attraverso il
riutilizzo dei beni immobili confiscati alla criminalità organizzata, per
far fronte al crescente flusso migratorio che sta investendo le nostre
coste.
“Purtroppo – si legge nel comunicato – lo scarso interesse e la poca
conoscenza in materia di beni confiscati alla criminalità organizzata, ha
portato a sottovalutare questa ingente risorsa e, allo stato attuale dei
fatti, vediamo che molti Comuni non dispongono di un regolamento per la
gestione e riutilizzazione di tali beni (…). La nostra attenzione si
sofferma su quei beni immobili sequestrati alla mafia ma non ancora
assegnati alle associazioni per i loro ulteriori scopi benefici. Di tali
beni ne dispongono gli enti comunali che, molto spesso, non detengono un
regolamento per la gestione e assegnazione degli stessi rendendo, così, il
bene inutilizzato”. Una constatazione che porta alla ribalta la
troppe volte scarsa, o molle, applicazione della legge 646 del 13/09/1982
altrimenti conosciuta come “Rognoni-La Torre” e dei nuovi
provvedimenti, e criteri, per l’assegna89!3 di immobili confiscati
alla criminalità organizzata ad enti locali e ad associazioni senza scopo
di lucro, ai fini del loro riutilizzo per scopo benefico così come
specificato per ultimo dal Decreto Legislativo n. 159/2011 (Nuovo Codice
Antimafia) che ha apportato ulteriori modifiche e innovazioni riguardo
l’assegnazione di tali beni. “Un numero elevato di tali immobili
e’ edificato in Sicilia – leggiamo sempre nel comunicato dei GD – ma
non esistono stime ben precise in quanto l’agenzia che si occupa della
loro registrazione, L’ANBSC con sede in Reggio Calabria, necessità di
una riorganizzazione per una prossima, più efficiente, gestione”. Si
tratta, comunque, di numeri, e cifre, esorbitanti stimati in più miliardi
di euro.
Il documento rappresenta una richiesta ufficiale al Governo della Regione
Siciliana per far si che lo stesso ente non solo si faccia portavoce per
il riutilizzo di tali immobili ma per fare in modo che una parte di essi
siano utilizzati, in maniera permanente, per far fronte alla cosiddetta
“Emergenza Immigrazione” con particolare attenzione
all’accoglienza, congiunta, dei più piccoli e delle donne.

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