“No murder, no nation, stop deportation!”, questo l’urlo dei numerosi partecipanti al corteo che oggi pomeriggio ha animato la via Etna di Catania, da Piazza Stesicoro a Piazza Università, contro l’orrore del dramma immigrazione e degli ultimi tragici eventi.

Per un giorno Catania si ferma: riflette, urla. Stop all’omicidio, ad una strage continua e senza fine, che ha un colpevole ben preciso: le Nazioni, troppo spesso in silenzio. Come ammette il presidente di Arci Catania, Dario Pruiti, “è importante stare in piazza perché ci sono gli Stati di mezzo, le potenze che hanno portato guerra e devastazione: bisogna agire di conseguenza, creando canali umanitari e istituire il diritto d’asilo immediato. E naturalmente risolvere il problema dell’accoglienza, visto che è inaccettabile che il sistema sia quello del Cara”, ha aggiunto.

“Freedom! Hurria! Libertà!”, tuona un immigrato, presente alla manifestazione: “Sono arrivato in Italia e vedo che i bianchi sono razzisti – spiega -, e nonostante vadano a scuola non sanno nulla della storia. Basta! I potenti vanno in Africa non per aiutare le Nazioni, come dicono, ma per prendere il petrolio, per i loro interessi!”, dichiara.

È indispensabile puntare sulla cultura: come spiega un esponente di Cataniainsieme, associazione che porta avanti corsi per studenti migranti, ” la cultura è essenziale per abbattere le barriere, ma è il contatto continuo che fa la cultura”. Poi, un richiamo alla storia: “Vorrei ricordare Martin Luther King: aveva un sogno, quello che un giorno bianchi e neri avrebbero camminato insieme per la pace. Noi dobbiamo seguire il suo insegnamento”.

Ma la cultura, a volte, dipende da fattori esterni: come dichiara un delegato Fiom, “i continui annunci e slogan dei talk show mettono a disagio anche coloro che mantengono un minimo d’umanità. Sapere che in fondo al mare non ci sono più gli scogli, sapere che il Mar Mediterraneo è diventato un mare di morte, mette angoscia all’essere umano. Abbiamo il dovere di migliorare il mondo”. E per migliorarlo bisogna partire da un’azione comune, quella di una città, Catania, che prende coscienza di un problema diventato dramma, e che adesso ha bisogno di una soluzione immediata.

Antonio Torrisi

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