porto biancoCATANIA − Il sindaco di Catania Enzo Bianco è stato, alle prime luci del giorno, la prima autorità cittadina ad accogliere nel Porto di Catania i 194 migranti sopravvissuti a un naufragio nel Canale di Sicilia e giunti a bordo del portacontainer Zeran. Con lui era il vicesindaco Marco Consoli, rimasto per tutta la giornata a sovrintendere alle operazioni di accoglienza.
Il Comune si è occupato di sfamare i superstiti fornendo loro anche generi di conforto, di coordinare l’intervento dei volontari, come la Caritas diocesana e la Comunità di Sant’Egidio, e di fornire supporto logistico alle Autorità, a cominciare dalla Polizia di Stato, che si sono occupate delle complesse procedure per l’ingresso dei migranti in territorio italiano.
A dare il loro contributo alle operazioni, protrattesi per tutta la giornata, uomini della Protezione Civile comunale, operatori dei Servizi Sociali e personale della Polizia Municipale.

carro funebreIl Comune ha preso in consegna anche i corpi dei cinque migranti annegati nel naufragio. Ma il numero delle vittime della tragedia, secondo alcune testimonianze dei sopravvissuti, potrebbe essere di oltre quaranta morti.
I corpi, comunque, sono stati trasferiti con carri funebre comunali nell’obitorio del cimitero di Catania e, non appena l’Autorità giudiziara lo consentirà, il Comune provvederà alle esequie e alla loro sepoltura.
L’ipotesi è quella di utilizzare lo spazio del cimitero di Catania in cui sono state realizzate le sepolture ed è stato eretto un monumento per ricordare le 17 vittime del naufragio del maggio del 2014 a Lampedusa. Nel marzo scorso, per ricordare quella tragedia, erano state pronunciate preghiere dai rappresentanti di varie religioni.
“Catania − ha commentato Bianco − continua a fare la propria parte con grande generosità. Ma non mi stancherò di ripetere che l’Europa deve aprire gli occhi davanti a questa tragedia. Abbiamo bisogno subito di un centro di prima accoglienza sul territorio, abbiamo bisogno di creare un corridoio umanitario, con un ufficio dell’Unione europea in Africa che decida prima della partenza chi può beneficiare del diritto di asilo, abbiamo bisogno qui di una sede operativa di Frontex, la polizia di frontiera europea”.

Anche la Caritas diocesana non si sottrae all’impegno nell’emergenza sbarchi. All’alba, ai 194 migranti in transito al porto di Catania, 174 uomini, 18 donne e 2 minori, sono stati forniti vestiti, scarpe e la colazione. Consegnato anche abbigliamento femminile e vestiario per i più piccoli. Sbarcati purtroppo anche cinque cadaveri. Si tratta del terzo intervento straordinario in pochi giorni su richiesta del Comune di Catania dopo l’assistenza ai 27 superstiti del naufragio del 20 aprile ed ai 220 migranti del 23 aprile. Alle operazioni d’accoglienza hanno partecipato il direttore Caritas, don Piero Galvano, gli operatori Caritas, Salvo Pappalardo e Valentina Calì.

Continua cosi la missione della Caritas che nell’ultimo anno ha intensificato i servizi dei centri di ascolto ed i pasti per la mensa dell’Help Center meta di passaggio dei migranti che cercano di lasciare la Sicilia per il Nord Italia. Ogni sera grazie alla collaborazione di numerosi volontari vengono distribuiti tra i 350 ed i 450 pasti anche a fronte di un numero crescente di concittadini che si rivolgono alla Caritas per la mancanza di un lavoro o in emergenza abitativa ed ai quali non viene mai negato aiuto.

Intanto, tre tunisini sono stati arrestati dalla Guardia di finanza di Agrigento perché sorpresi alla guida di una imbarcazione in legno con a bordo 43 migranti che si avvicinava alle coste di Lampedusa. Il fatto risale a venerdì scorso ma è stato reso noto solo oggi.  L’imbarcazione, partita dalla Tunisia, è stata fermata dal pattugliatore “Paolini” e condotta al molo Favaloro, dove sono stati fatti sbarcare i migranti, tra i quali c’erano 4 minorenni. Gli arrestati sono Sami El Akkar, di 28 anni, Mohammed Salem, di 21, e Tamel Hosni, di 26.

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