CATANIA − Si è tenuto l’incidente probatorio dinanzi al giudice per le indagini preliminari relativo a H.K., il cittadino del Bangladesh che era stato ricoverato in ospedale per patologie antecedenti al viaggio e che pertanto non aveva potuto essere esaminato.
Con questo atto si è conclusa la fase delle indagini preliminari per i fatti di naufragio colposo, omicidio colposo plurimo e favoreggiamento dell’immigrazione irregolare nei confronti di Mohammed Ali Malek e Mahmud Bikhit, condotta dalla Polizia di Stato (Servizio Centrale Operativo – Squadra Mobile di Catania) e dalla Marina Militare Italiana.

Sono stati tenuti complessivamente dodici incidenti probatori nel corso dei quali hanno deposto altrettanti superstiti.
Le dichiarazioni dei testimoni sono state molto precise e dettagliate. Altre dichiarazioni sono state raccolte dall’equipaggio della King Jacob. A tali dichiarazioni si aggiungono gli accertamenti condotti con l’ausilio della Marina Militare sul relitto e la documentazione dei danni riportati dalla King Jacob. Dal complesso di queste fonti di prova risulta confermata l’ipotesi formulata con la misura cautelare contestata nei confronti dei due indagati.
Il naufragio fu determinato da una serie di concause, tra cui il sovraffollamento dell’imbarcazione e le errate manovre compiute dall’indagato Malek, che portarono il peschereccio a collidere col mercantile, prima di prua e poi ripetutamente con la fiancata sinistra.
Il peschereccio era stato caricato in ogni sua parte, compresi gli spazi inferiori chiusi, di migranti. Non è possibile stabilirne con certezza il numero. Le dimensioni del peschereccio, quali documentate nell’ispezione del relitto, il numero imprecisabile ma molto alto di corpi che è stato possibile documentare all’interno del relitto e nelle sue immediate vicinanze, le convergenti dichiarazioni dei sopravvissuti indicano che si trattò di parecchie centinaia di persone, forse 800.
Questa indicazione è confermata dal confronto con un caso analogo, quando un peschereccio di caratteristiche simili fu soccorso dalla Marina Militare nel 2014; in quella occasione furono salvate oltre 870 persone.
Non è possibile stabilire con precisione il numero delle donne e dei bambini e neppure la provenienza dei dispersi.
Non è invece risultato confermato che i portelloni del peschereccio fossero stati chiusi al fine di impedire i movimenti di coloro che si trovavano negli spazi interni. Le prime dichiarazioni sono state corrette nel senso che i portelloni erano stati chiusi per consentire il carico di altri migranti sul ponte. Si è però accertato con ispezione che almeno un portellone era aperto e assicurato alla paratia. Inoltre due testimoni hanno dichiarato di essersi spostati da una stiva al ponte.
Di conseguenza la Procura ha chiesto al Giudice la revoca della misura cautelare limitatamente al delitto di sequestro di persona. Il Giudice ha revocato la misura.
Dalle deposizioni testimoniali risultano poi confermate le modalità del viaggio, le violenze subite da alcuni dei migranti, il tentativo di far imbarcare ancora altre persone, che però non riuscirono a salire perché il peschereccio non ne conteneva più.

Con queste attività si è conclusa la fase delle indagini nei confronti dei due indagati. Proseguono le investigazioni per individuare i responsabili del traffico. Al momento non vi sono altri indagati.
Non appena saranno terminate le trascrizioni degli ultimi esami testimoniali, e dunque nel corso della prossima settimana, si valuterà l’esercizio dell’azione penale e dunque l’apertura della fase del giudizio. Si è avuta particolare attenzione, in queste settimane, a garantire la genuinità delle dichiarazioni dei testimoni, anche assicurando la non diffusione delle dichiarazioni rese.
Resta invece il segreto sulla documentazione video delle operazioni di ispezione, anche al fine di tutelare la dignità dei deceduti.

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