Molti dei migranti  trasferiti nel centro di accoglienza di Mineo

CATANIA – Mentre la stampa nazionale rilancia particolari sempre più inquietanti sulle indagini riguardanti i presunti legami tra la gestione del Cara di Mineo e “Mafia Capitale”, per tramite di Luca Odevaine, si registra un nuovo sbarco a Catania di 438 migranti, gran parte dei quali verranno trasferiti proprio nel centro di accoglienza di Mineo, dato in gestione tramite un bando di gara di 98 milioni di dichiarato illegittimo dall’Autorità Anticorruzione perché “in contrasto con il codice degli appalti e con i principi di concorrenza, proporzionalità, imparzialità ed economicità”.
Un parere che andrebbe contro anche a quanto stabilito dal ministero dell’Interno: “Una mazzata mortale – scrive Sergio Rizzo sul Corriere della Sera di oggi – che arriva dritta pure al Viminale”. La tesi dell’autorità anticorruzione “si fonda sulla considerazione che non spetterebbe al ministero dell’Interno predisporre il capitolato di gara, come invece avvenuto”. Tesi che il ministero ha respinto.
Il Cara che si trova nel territorio di un comune di 5 mila abitanti può ospitare al massimo 2 mila persone ma da tempo ne “accoglie” quasi 4 mila.
“Davvero la sinistra e Alfano credono che questa sia integrazione e che abbia un impatto sostenibile sul territorio? – si chiede Giordano Sottosanti, dirigente calatino e componente delGiordano Sottosantil’Assemblea Nazionale di Fratelli d’Italia-Alleanza Nazionale – davvero credono che sia solidarietà stipare un numero così spropositato di esseri umani in strutture ormai fatiscenti con la media di un bagno ogni 7-8 persone?”.
“Su questo argomento – aggiunge Sottosanti –  la nostra posizione è molto chiara: i richiedenti asilo provenienti dall’Africa vanno distribuiti equamente in tutti i 28 Paesi dell’Unione Europea e non solo in Italia, se possibile analizzando a monte i requisiti di chi ne fa richiesta, cioè aprendo dei centri direttamente sulle coste africane.”
“I costi dell’accoglienza – prosegue l’esponente di FdI-An – devono essere a carico della stessa Ue, in modo che lo Stato Italiano possa destinare più risorse per aiutare i tanti italiani in difficoltà.
“Bisogna investire – conclude Sottosanti – sulla cooperazione internazionale allo sviluppo, per cominciare ad aiutare queste persone a casa loro e non preoccupandosi solamente di chi riesce a raggiungere le nostre coste. Basta con l’alimentare questa mangiatoia del business dell’accoglienza».
Intanto si apprende che nel duplice omicidio avvenuto nelle campagne di Raddusa, uno dei due braccianti agricoli assassinati a colpi di fucile caricato a pallettoni, Salvatore Cutrone, di 66 anni, in passato era stato denunciato per reati connessi all’immigrazione clandestina.
Questo fatto di cronaca, che sembrerebbe marginale, dimostra come il business dell’immigrato è in mano anche a degli interlocutori senza scrupoli, organizzazioni criminali e mafie che si sono specializzati nell’ingresso illegale delle persone nei paesi occidentali, offrendo servizi in cambio di denaro.
La Sicilia, prima frontiera verso l’occidente, è diventata uno snodo del traffico di persone, dove operano organizzazioni criminali albanesi, nigeriane, cinesi, magrebine ed est europee, specializzatesi nel traffico e nella tratta di connazionali sul territorio nazionale, nonostante le cosche mafiose locali (cosa nostra, ‘ndrangheta, camorra e sacra corona unita) continuino ad avere un ruolo primario nello scenario criminale, soprattutto in determinati settori illeciti in cui la penetrazione di sodalizi stranieri non è permessa, come il traffico di stupefacenti, gli appalti pubblici e altro. Tuttavia, le mafie hanno concesso alle organizzazioni straniere di poter operare sul territorio italiano, nell’ambito del traffico di persone. In particolare, la criminalità straniera si è inserita nel settore dello sfruttamento della prostituzione e del lavoro nero, in cui vengono impiegati gli immigrati.

S.R.

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