CALTAGIRONE – È stata rinviata al 29 giugno, per disporre integrazione alle notifiche alle persone offese, l’udienza del processo a carico dei dott. Massimo Pafumi, Francesco Scirè e Gaetana Fragalà svoltasi stamane nell’Aula Penale del Tribunale di Caltagirone riguardante un presunto caso di malasanità avvenuto presso l’ospedale di Militello in Val di Catania nel mese di agosto del 2013. La vittima fu Giovanni Barone, 60 anni, originario di Militello Val di Catania, ma residente a Pavia.

L’uomo, fruttivendolo di Ceranova, era in vacanza nel suo paese natale a trascorrere le vacanze estive quando, colpito da un malore, si recò al pronto soccorso con forti dolori al braccio, ma fu ricoverato in codice giallo con la diagnosi di bronchite. Il giorno dopo, la moglie, telefonando in ospedale per avere notizie, sarebbe stata informata dall’infermiera che il marito era stato intubato e si trovava in rianimazione in gravi condizioni dovute ad un infarto.

Dopo una settimana di coma in rianimazione, l’uomo morì. I parenti denunciarono l’accaduto già nel momento in cui le condizioni dell’uomo si erano aggravate e la Procura di Caltagirone aprì un fascicolo acquisendo le cartelle cliniche del paziente. Sempre secondo quanto ha raccontato il figlio, il citofono che metteva in contatto il paziente con gli infermieri non funzionava: “…ha cercato di chiedere aiuto ma non ha potuto fare niente”.

In pronto soccorso Barone era stato sottoposto a un esame del sangue che, spiega il legale della parte civile che si avvale della consulenza del medico legale Antonella Milana, «avevano evidenziato parametri indicativi di un infarto in corso. Eppure era stato ricoverato in Medicina».

Alla denuncia presentata dai sei figli e dalla moglie del fruttivendolo, assistiti dall’avvocato Claudio Fagone di Catania, è seguita un’indagine della Procura di Caltagirone: i Pubblici Ministeri Ilaria Corda e Antonia Sartori chiusero le indagini e chiesero di rinviare a giudizio per omicidio colposo tre medici dell’ospedale, due in servizio al pronto soccorso e uno in cardiologia.

Uno dei figli ci ha dichiarato stamattina: “Siamo stati abbandonati da tutti, chiediamo un incontro con il ministro Lorenzin per chiederle come mai questo medico, in tutti questi anni, ha potuto continuare a esercitare”.

Antonio Ioppolo

 

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