Da Alba Siciliana Unità territorialedi Mineo, riceviamo e pubblichiamo

MINEO – Le sofferenze patite dalla donna vittima delle violenze all’interno del villaggio non devono restare vane, per tutte le sue compagne di sventura e per la dignità della Nazione che è responsabile di qualsiasi cosa succeda in una struttura che si dice ipercontrollata e dove sono presenti tutte le forze dell’ordine. Dall’inferno del Cara di Mineo, ogni tanto la verità spunta per caso, in maniere fortuite. Si aprono orribili visioni, un angolo di medioevo in casa nostra che nessuno dei responsabili sembra vedere, o per incapacità assoluta e cronica o per altre cause anche peggiori.
Già in passato, quando emersero problemi di natura igienico-sanitaria, la dirigenza del “Villaggio della Solidarietà” di fronte a prove inconfutabili del degrado abitativo aveva accampato inaccettabili scuse chiamando a sua discolpa l’esigenza di tutelare la privacy degli ospiti richiedenti asilo. Oserà farlo anche stavolta, rivendicando il diritto ai segregati di segregare a loro volta qualcuno, per ogni genere di scopo personale? Quante altre drammatiche storie di violenza e prevaricazione allignano al riparo di connivenze e miserabili tornaconti delle mafie locali, mentre fiumi di denaro pubblico passano di mano in mano e tutto rimane immobile fino alla prossima notizia rivelazione di altre vergogne nascoste?
Le recenti scandalose vicende che legano la gestione del più grande ghetto d’Europa agli affarismi loschi di “Mafia Capitale” hanno mostrato solo un aspetto parziale del problema. Esiste invece un dato strutturale di incompatibilità dei luoghi e delle modalità di gestione, che ha reso fin dall’inizio irrealizzabili le proclamate finalità di accoglienza, solidarietà e integrazione, con altissimi costi che però non potevano cambiare l’oggettiva natura di separazione razzista, di sfruttamento attraverso il caporalato e di segregazione per una struttura situata lontano dai centri urbani della Sicilia, con le attese di mesi e anni per i documenti di asilo politico.
Da Roma occorre un segnale chiaro e inequivocabile, la pentola nauseabonda del Cara di Mineo va scoperchiata una volta per tutte con atto politico e istituzionale del governo italiano, prima ancora che per via giudiziaria. La dirigenza venga commissariata, sia avviata in tempi rapidissimi una indagine a tappeto su tutte le abitazioni del villaggio, per scoprire come stanno realmente le cose e salvare tutti quegli esseri umani che sono tuttora vittima di vessazioni e soprusi nella totale illegalità e mancanza dei più elementari diritti. Basta con l’omertà, al Cara deve vincere la civiltà!

Leone Venticinque per Alba Siciliana – Unità Territoriale di Mineo

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