di Salvo Reitano

Il Coordinamento dei consiglieri di Mineo, Ramacca, Raddusa, Vizzini, e Castel di Iudica: “Intervenga Renzi”

La mazzette che non finiscono mai alimentate da fiumi di euro.  Gli affari dei “tangentari” di destra e di sinistra che ritornano e, in alcuni casi, diventano “mafiosi”. Fatti e circostanze messe in luce dalle  intercettazioni emerse nell’operazione “Mondo di Mezzo” che fanno riferimento alla figura del dott. Luca Odevaine, esperto nominato dal presidente del Consorzio ”Calatino Terra di Accoglienza”, Anna Aloisi, Sindaco di Mineo. E come se non bastasse questo ciclone, da qualche settimana si aggiunge la minaccia dell’Isis sempre più concreta, sempre più pericolosa. Il cosiddetto Califfato che sta prendendo forma a macchia di leopardo e non nasconde la sua ostilità nei confronti dell’Italia progettando di infiltrarsi, attraverso il flusso di immigranti che arrivano ogni giorno dalla Libia e passano per il centro di accoglienza di Mineo prima di raggiungere Roma per poi attaccare l’Europa.
Ma torniamo agli “affari”. Alcuni dei soggetti arrestati, nell’ambito dell’inchiesta meglio conosciuta come “Mafia Capitale”, avrebbero concordato con l’aiuto di politici, funzionari e istituzioni, l’aggiudicazione dei servizi e delle forniture dell’ultima gara di appalto, presso il centro Cara di Mineo. Il malaffare entra al centro di questa vicenda giudiziaria trasformando la struttura, che doveva rappresentare il meglio in fatto di accoglienza e solidarietà, in un sodalizio di mafia e corruzione.
“Quello che noi, consiglieri comunali , abbiamo accertato – si legge in una lettera che sarà inviata al presidente del Consiglio Matteo Renzi – è che il sindaco di Mineo nella qualità di Presidente del C.d.a “Calatino Terra di Accoglienza” e tutti gli altri sindaci facenti parte di tale organo amministrativo hanno effettuato un pessimo controllo sul buon andamento della macchina amministrativa in particolar modo sulla gestione del centro Cara di Mineo”.foto conferenza stampa
Parole dure quelle del Coordinamento di consiglieri dei comuni di Mineo, Ramacca, Raddusa, Vizzini, e Castel di Iudica, costituito a seguito del ciclone giudiziario e mediatico che ha investito il centro Cara. Ora, senza mezzi termini, perchè il tempo dell’attesa è finito, chiede al premier Renzi il commissariamento del “Consorzio Calatino Terra di Accoglienza”, il pieno rispetto del “Patto per la Sicurezza”, disatteso in molti dei suopi punti nevralgici a cominciare da numero degli ospiti del centro nella misura del doppio consentito dal patto, la sospensione della gara di appalto, la tutela dei posti di lavoro che danno sostentamento a tante familglie, l’applicazione di una “no tax zone” nel territorio Calatino per favorire lo sviluppo economico e sociale delle aree urbane caratterizzate da disagio sociale, economico e occupazionale con potenzialità di sviluppo inespresse e più accurati controlli sulle possibili infiltrazioni di organizzazioni terroristiche criminali.
“Da anni la politica è divisa sulle valutazioni in merito alla gestione del centro – si legge in una nota del Coordimanento –  divisa su tutti gli aspetti che lo riguardano: dalla gestione affidata alle cooperative, alla gestione della persona immigrato, posizioni di indifferenza assoluta si sono alternate a posizioni di forte critica. E proprio questa critica, portata avanti negli anni nei singoli comuni, è stato il motore propulsore che ha portato alla nascita di questo Coordinamento che ha come obiettivo il promuovere e il realizzare interventi seri e concreti per il Cara”.
“Non preoccupati da quanto sta emergendo nel merito della vicenda – continua la nota – anzi sostenuti e confortati dal fatto che finalmente i riflettori si siano accesi su una realtà troppo spesso sottaciuta o dimenticata per interesse o comodità di pochi, siamo convinti che adesso sia il momento di avanzare determinate richieste al Governo, richieste esplicitate nel documento”.
“Il Calatino – dice Pietro Catania, consigliere comunale di Mineo – si è trovato a dover affrontare uno dei più gravi problemi del secolo, l’immigrazione, diventando sede di uno dei più grandi centri di accoglienza per i richiedenti asilo politico in Europa e l’inchiesta “Mafia Capitale” ne ha certificato il malaffare che da tempo danunciamo”.
I consiglieri firmatari Pietro Cataniadel documento che sarà inviato in questi giorni  al presidente del Consiglio, Matteo Renzi, denunciano dunque una connivenza sulla gestione del Cara e il sistema messo a punto da Odevaine. Sulla vicenda vanno ricordate le parole pronunciate alcuni giorni fa del sindaco di Ramacca, Franco Zappala, che con alcune dichiarazioni avrebbe fatto intendere come il sistema della gestione del Cara e degli Spaar è figlio di una precisa strategia di spartizione sulla gestione complessiva dell’emergenza immigrati.
“A questo punto – è la denuncia forte dei consiglieri – sorge spontanea la domanda: il centro Cara è davvero un centro di accoglienza per richiedenti asilo o è solo un centro di potere politico ed economico?”
Per Pietro Catania, consigliere comunale di Mineo: “La politica ha il dovere di intervenire prima della magistratura. Lo scandalo sul caso del Cara di Mineo e le inchieste aperte dalle Procure di Caltagirone e Catania dimostrano palesemente una connivenza tra una certa politica, che si presta all’imprenditore
di turno, che aziona un meccanismo perverso creando clientelismo, alterazione del corpo elettorale e malaffare”.
“Nei prossimi giorni – conclude Catania – invieremo una lettera al presidente del Consiglio dei Ministri per richiedere l’immediato commissariamento del consorzio “Calatino Terra di Accoglienza” e la sospensione dell’ultima gara di appalto. Abbiamno piena fiducia nel lavoro dei Magistrati. E’ arrivato il momento che la politica si assuma le proprie responsabilità”.
Alla denuncia sul malaffare si aggiunge anche la preoccupazione per le minacce dell’Isis che annuncia l’imminente arrivo nelle nostre coste dei suoi miliziani che, una volta infiltrati potrebbero successivamente raggiungere il centro di accoglienza di Mineo mettendo a serio rischio la sicurezza dell’intero territorio.
E qui ritorna i ballo il “Patto per la Sicurezza”, mai veramete applicato, cara-mineo sicurezzache doveva promuovere azioni coordinate attraverso iniziative contro l’occupazione abusiva di aree ed edifici dismessi; la prevenzione e il controllo sul traffico e lo spaccio di sostanze stupefacenti; la lotta allo sfruttamento della prostituzione; la lotta all’abusivismo commerciale; la sicurezza stradale; la lotta allo sfruttamento di manodopera; la prevenzione e la cura di malattie veicolabili in ambienti multietnici e nel territorio; la sorveglianza (diurna e notturna) delle campagne e dei centri abitati.
Un patto che doveva garantire e tutelare il territorio del Calatino e i suoi abitanti e gli stranieri attraverso l’indicazione anche di alcune fondamentali disposizioni e cioè che il centro avrebbe accolto solo soggetti che avessero formalizzato già da tempo il percorso giuridico della richiesta d’asilo e comunque fino ad un massimo di 2000 soggetti (verificandone periodicamente la sostenibilità); nonché la previsione di investimenti strutturali del governo per creare condizioni di reale sviluppo del territorio.
“Noi condividiamo le premesse e le finalità di quel Patto – conclude Catania – e considerato che in questi anni non è stato mai veramente applicato, che il territorio non ha avuto ripercussioni positive e che l’unico maggiore controllo è stato un provvedimento emergenziale che ha portato ad una militarizzazione della zona adiacente il centro di accoglienza chiediamo al presidente Renzi di intervenire tempestivamente con misure concrete per far rispettare il Patto nella sua interezza”.

S.R.

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