di Salvo Reitano

MINEO – Se c’è una cosa che al CARA di Mineo non sono mai mancati, chiunque fosse chiamato a gestire l’emergenza, quelli sono i soldi. Euro a milioni che arrivano in automatico, tipo bancomat, e la cosa rende ancora più insopportabile il sospetto che tutto quel denaro sia stato messo in circolo non per la solidarietà ma per alimentare un business gestito in maniera scientifica. Dopo la Croce Rossa, il nuovo Ente gestore, facendo leva sul  “capitolato d’appalto per la gestione del Centro di accoglienza per immigrati di Mineo”, attivava servizi di assistenza legale, psicologica e sociale; corsi di lingua italiana; formazione e job center e mediazione linguistica-culturale. Ai richiedenti asilo veniva erogato un “pocket money” giornaliero di 2,50 euro, da spendere al market interno al CARA e in alcuni supermercati della zona. Ora Mineo e i comuni del Calatino iniziavano a comprendere il potenziale economico che il CARA offriva, sia in termini lavorativi che di sviluppo del territorio. In un’area depressa, con un  alto indice di disoccupazione, e in un contesto generale di crisi, il CARA rappresentava un’opportunità di lavoro e una risorsa enorme per il territorio.

Ma erano i politici a raccogliere i frutti di questa “grande” occasione, per questo sia il Consorzio Cara Mineo che il soggetto attuatore ambivano alla costituzione di un consorzio pubblico di enti locali che subentrasse all’amministrazione del CARA consentendone il passaggio dalla fase di emergenza a quella strutturale.

Mentre l’imminente fine dell’emergenza Nord Africa sembrava potesse condurre alla chiusura del “Residence degli Aranci”, a novembre del 2012 nasceva il “Pro Cara di Mineo”, un comitato spontaneo, per sensibilizzare l’opinione pubblica su ciò che costituisce per il territorio, in termini di risorse, la struttura che da lavoro a quasi 300 operatori.

Quella che vi raccontiamo di seguito è storia di questi giorni perché non solo il CARA di Mineo è sopravvissuto alla fine dell’emergenza Nord Africa (28 febbraio 2013), ma è ormai prossimo alla definitiva “stabilizzazione” nell’ambito di tutto il sistema di accoglienza italiano. Con la la nota 47208 del 2/10/2013 la Prefettura di Catania, su indicazione del Ministero dell’Interno, chiede al Consorzio “Calatino Terra d’Accoglienza” di individuare una struttura idonea all’accoglienza di 3000 immigrati ai fini della sottoscrizione di una convenzione triennale (rinnovabile per ulteriori tre anni) per la gestione di un Centro CARA.  Si, tremila migranti, avete letto bene, ben al di sopra del numero stabilito dal Protocollo sulla sicurezza

Giuseppe Mistretta già consigliere provinciale de La Destra Etnea è chiaro nel suo ragionamento:“La politica nazionale sulla gestione dei flussi migratori è un totale fallimento, il trattato di Dublino ha scaricato il problema all’Italia e alla Sicilia, in particolare, e l’operazione Mare Nostrum ne rappresenta l’apoteosi”. “ I nostri militari oramai prelevano i migranti sino  al limite con le acque territoriali libiche, il risultato è la crescita  esponenziale delle fughe verso l’Italia con barconi sempre più fatiscenti, viaggi della speranza che sempre più spesso hanno il triste epilogo della  perdita di vite umane”.“Tutto questo sistema – continua Mistretta – è poi destinato ad alimentare il  business dell’accoglienza,  prova ne sia che al Cara di Mineo i  migranti aspettano per mesi e mesi una risposta dalle commissioni che esaminano le richieste di asilo, quando il tempo previsto per legge dovrebbe essere di  circa trenta giorni, intanto lievitano i costi, trentadue euro giornalieri per  migrante, vitto e alloggio, oltre alle spese sostenute per la sicurezza e per  le prestazioni sanita

Dal 1 gennaio 2013 dell’amministrazione del CARA di Mineo è responsabile il Consorzio dei comuni di Mineo, San Michele di Ganzaria, Vizzini, San Cono, Ramacca, Raddusa, Licodia Eubea , Mirabella Imbaccari, denominato, “Calatino Terra d’Accoglienza”. La gestione, invece, grazie ad una serie di proroghe e’ ancora assegnata al Consorzio Cara Mineo al quale pero’, da 1  gennaio 2013, si e’ aggiunta l’impresa Pizzarotti&C.Spa, proprietaria del Residence degli Aranci che, solo per il biennio 2011-2012, ha gia’ messo nel cassetto oltre  8 milioni di euro (360.000 euro al mese). Tanti soldi, dunque, che non si riesce nemmeno a immaginarli. Milioni e milioni di euro. Senza filtri, tutti cash. La storia passata e recente ci insegna, purtroppo, che quando in una società pubblica in ballo ci sono tanti denari, fatalmente la politica tira i fili esercitando pressioni d’ogni sorta.

manifesto sindacati-2 (1)Appare strano, per esempio, come ha riferito Mistretta che i tempi di attesa per ottenere lo status di rifugiato politico si  allungano a dismisura fino ad arrivare in certi casi, a dodici mesi. Forse a qualcuno, perdonateci il dubbio, conviene allungare questi tempi perché gli interessi in gioco sono tanti, come i milioni di euro che girano attorno alla gestione del centro che è diventato un vero e proprio “sottogoverno”, un business in piena regola. E chi può dire, visto che di controlli nemmeno si parla, che le gare d’appalto non sono truccate, con accordi fra le imprese partecipanti che dividendoseli equamente, si aggiudicano grossi affari? Può succedere, per esempio, che nei bandi di gara si individuano particolari requisiti, posseduti solo da due o tre ditte in tutto il territorio, per fornire quanto necessario al funzionamento del Centro. Un giochino da ragazzi per chi conosce il meccanismo delle gare. Ma non è tutto, ancora Giuseppe Mistretta: “L’istituzione del centro Cara  più grande d’Europa, quello di Mineo, fu preceduto da una concertazione col  territorio ospitante che portò alla sottoscrizione di un “Patto per la  sicurezza”, stipulato tra la prefettura e gli enti locali. Era il classico specchietto per le allodole perché oggi possiamo  tranquillamente affamare che è stato totalmente violato sin dalle sue fondamenta,  infatti si prevedeva al massimo un’accoglienza per duemila profughi, invece  la struttura ne ospita, mediamente, quasi quattromila”. “Il paradosso – prosegue Mistretta – è che se da un lato  il patto è ancora vigente, dall’altro i sindaci del territorio, con a capo il  sindaco di Mineo, nella duplice veste, anche quella di componenti del CdA del  consorzio “Calatino Terra d’Accoglienza”, hanno dato il via libera alla nuova  gara d’appalto per i servizi di gestione del centro, ove è chiaramente prevista  la possibilità di continuare ad accogliere quattromila rifugiati”.

“Sono gli  stessi sindaci che avrebbero dovuto pretendere il rispetto di un accordo  siglato col proprio comune che oggi ne ratificano la violazione”. “E non va tralasciata la questione rappresentata dagli interventi in merito alla sicurezza sanitaria – conclude Mistretta –  nessuna campagna di prevenzione e informazione è stata attuata, anzi potremmo parlare di una scientifica censura perché secondo quanto appreso dalle recenti e  preoccupanti dichiarazioni provenienti dai dirigenti medici dell’ospedale  Garibaldi di Catania si registra un numero rilevante di casi di tubercolosi tra i migranti provenienti dal Cara di Mineo”.prosegue Mistretta – è che se da un lato  il patto è ancora vigente, dall’altro i sindaci del territorio, con a capo il  sindaco di Mineo, nella duplice veste, anche quella di componenti del CdA del  consorzio “Calatino Terra d’Accoglienza”, hanno dato il via libera alla nuova  gara d’appalto per i servizi di gestione del centro, ove è chiaramente prevista  la possibilità di continuare ad accogliere quattromila rifugiati”.

Gli ultimi appalti sono andati a un Raggruppamento temporaneo di imprese (Rti) in cui cooperative della Legacoop si trovano in affari con imprese legate a Comunione e Liberazione. La gestione è stata confermata anche  quando il soggetto attuatore è diventato il consorzio dei comuni “Calatino Terra di Accoglienza”.
Il raggruppamento è guidato da Sisifo , finita nella bufera per la gestione del centro di Lampedusa, ha vinto anche l’appalto per il Cara di Foggia e amministra il Cspa – Centro di soccorso e prima accoglienza – di Cagliari aderente a Legacoop, e ne fanno parte il Consorzio Sol Calatino, orbitante nell’area del centrodestra, Senis Hospes e la Cascina Global Service, potenza economica vicina a Comunione e liberazione,, la Croce Rossa, il consorzio Casa della Solidarietà e la Pizzarotti spa.

Proprio la Senise Hospes ha come presidente Camillo Aceto, che è stato imputato in un  processo di Bari sul servizio di pasti delle mense ospedaliere e scolastiche per i reati di falso e frode nelle forniture pubbliche.

Casa della Solidarietà è invece legata all’Arciconfraternita del Santissimo Sacramento e di San Trifone e a Domus Caritatis. Il nome di quest’ultima ci riporta alla vicenda del cosiddetto “scandalo  sui profughi dell’emergenza Nord Africa”, messo in luce da un rapporto di Save the children.

L’accusa era che i centri per minori non accompagnati venivano riempiti da adulti fatti passare per minorenni al fine di percepire un’indennità quasi doppia dallo Stato.

Insomma, cooperative, società, aziende, nate per l’occasione, colossi industriali, multinazionali e soprattutto la politica hanno capito che la loro gestione poteva diventare una miniera d’oro. Il primo gennaio 2013 nella gestione del Cara di Mineo entrata anche la proprietà dell’immobile che non è più requisito, l’impresa emiliana Pizzarotti che mette a disposizione il Villaggio degli aranci e prende la diaria pagata dal ministero dell’Interno.

image-4

L’indennità statale è di 34,60 euro al giorno a richiedente asilo. Moltiplicata per 4mila presenze (quelle attuali) frutterebbe 138.400 euro al giorno, per un anno la cifra sfiora i 50 milioni di euro, pari a oltre 4 milioni al mese. Come vedete, cifre da capogiro che fanno dire ai sostenitori politici del centro di accoglienza che il Cara è diventato il principale propulsore economico per il territorio nonché fonte di lavoro per centinaia di operatori della zona assunti per chiamata diretta oltre all’indotto per le forniture. Fino allo scioglimento dell’Ente di Palazzo Minoriti, il responsabile del centro era il presidente della Provincia di Catania Giuseppe Castiglione, poi eletto deputato nelle fila del Pdl, luogotenente del ministro dell’Interno Angelino Alfano e del Nuovo centrodestra in Sicilia, nonché sottosgretario alle politiche agricole. L’ombra del responsabile del Viminale, nella gestione del Cara si allunga pero’ fino ad oggi, dato che dopo il commissariamento delle province siciliane, l’ente attuatore del Cara e’ diventato il Consorzio del Calatino Terra d’Accoglienza, che come abbiamo detto raggruppa i comuni della zona. La poltrona di presidente del Consorzio non ha pero’ cambiato proprietario: in sella a sostituire Castiglione, un altro militante  del nuovo partito di Alfano, Anna Alois, i neo eletta sindaco di Mineo. Sentiamo Pietro Catania, consigliere comunale di Mineo, Presidente della III commisssione consiliare permanente ” Immigrazione “: E’ inaccettabile che il Ministro Alfano, con l’ operazione  ” Mare Nostrum ” salva i migranti per rinchiuderli  dentro i centri “CARA”

“Nel Villaggio della Solidarietà di Mineo – prosegue Catania è stata avviata la gara di appalto per l’affidamento dei servizi e delle forniture per i prossimi tre anni, stimata nella misura di € 97.900.000,00, € 29,80 al giorno per ogni immigrato e questo dimostra come non esiste alcuna volontà di risolvere definitivamente il problema “immigrazione”. “Così mentre migliaia di famiglie italiane sono sul baratro della povertà, questo Governo è  troppo occupato a creare business sulle spalle dei più sfortunati. Nessuna misura concreta per affrontare un’emergenza di tale proporzione. Provo rabbia nel leggere dichiarazioni del Ministro dell’Interno che critica  l’Europa solo quando accadono determinate tragedie nel Mar Mediterraneo”. Catania chiama in causa anche il governatore Crocetta “Totalmente latitante sull’emergenza immigrazione – dice – nessun provvedimento da parte del Governo regionale, troppo occupato nel creare la “rivoluzione dell’immobilismo siciliano”.

sede uil mineo-2

L’ultima frecciata e’ per il primo cittadino di Mineo: Consiglio al sindaco Aloisi di cambiare comunità – conclude Catania – sono sicuro che farà una grande cortesia ai concittadini, soprattutto coloro i quali quest’anno non sono riusciti a vendere un chilo di arance . Da quando è stata eletta, Anna Aloisi è diventata sindaco del CARA e assieme all’on. Castiglione, Sottosegretario di Stato all’Agricoltura e componente della Commissione Cultura, hanno contribuito a montare il teatro del Mediterraneo con la commedia “I Meneni”, facendo così del CARA la messa in scena piu’ grande e falsa d’Europa.

Ma non sono solo gli affari milionari a fare gola. Ci sono anche i voti, tanti voti, da gestire in periodo elettorale. Al Cara di Mineo lavorano più di 250 persone: numeri importanti in tempi di elezioni in un comune che conta cinquemila abitanti. Affari milionari e voti. A qualcuno questo binomio non è piaciuto, tanto che lo stesso Pietro Catania propose in consiglio comunale di una delibera per la fuoriuscita dell’ente dal Consorzio Terre di Accoglienza, constatato il fatto che richieste come il rispetto del Patto per la Sicurezza firmato il 28.03.2011, l’applicazione del protocollo Carlo Alberto Dalla Chiesa, nelle successive gare di appalto per la gestione dei servizi ai richiedenti asilo; l’attuazione di una “Zona franca” per l’intero territorio comunale di Mineo; la previsione di un fondo ministeriale per il risarcimento dei danni subiti al patrimonio pubblico e privato, relativamente alle azione poste in essere dagli ospiti richiedenti asilo, erano state disattese. La proposta di fu bocciata con 12 voti contrari e tre favorevoli. “Il Consiglio comunale – dice Catania – ha perso l’occasione per chiamarsi fuori dalla piena corresponsabilità sulla gestione affaristica e senza scrupoli del CARA di Mineo.”. “Invece – prosegue il consigliere comunale – la proposta è stata strumentalizzata, dai sindacati, soprattutto dalla Uil di Mineo, che hanno aizzato gli animi dei lavoratori facendo credere loro che il disimpegno avrebbe comportato la perdita di decine di posti di lavoro. In una lettera inviata dalla Uil – Cara Mineo ai consiglieri comunali si legge che se i consiglieri comunali votano il disimpegno vengono messi a rischio i posti di lavoro. Nulla di più falso, perché il recesso riguardava il “Consorzio Calatino – Terra di accoglienza” e non le cooperative che lavorano al Cara”. “Siamo nel febbraio 2013 – continua Catania – l’inizio della campagna elettorale per le amministrative e la Uil di Mineo, riconducibile alla famiglia di Paolo Ragusa, presidente del Sol-Caltino si schiera apertamente con Anna Aloisi del Nuovo Centro Destra, mentre si susseguono le proroghe per i servizi al Cara. Se andate a verificare i dati vi accorgerete che fra aprile e giugno 2013 si evidenzia un notevole incremento  delle assunzioni per chiamata diretta, ventitré per l’esattezza, lo stesso numero raggiunto nell’intero arco di un anno, spalmato nei dodici mesi”.“Ecco – dice ancora Catania – perché hanno aizzato gli animi dei lavoratori contro la proposta, al punto che una sera, nel corso di una conferenza stampa, mentre spiegavo i contenuti della stessa, si materializzano nei locali cinquanta inferociti lavoratori impauriti di perdere il posto”. Insomma, un intreccio perverso tra politica e affari. Soldi e voti a go-go bipartisan, contando sul reciproco silenzio.

Intanto è stata indetta la gara per la fornitura di beni e servizi che sarà aggiudicata entro giugno 2014 e durerà per i prossimi anni tre anni. L’importo dell’appalto stimato è nella misura complessiva di 97.893.000,00 con un costo unitario al giorno di 29,80 euro al quale bisogna giungere l’affitto alla Pizzarotti, circa 4,5 milioni di euro l’anno. State certi che le “holding degli affari” sono già in agguato, per questo è necessario ripristinare chiare regole, a cominciare dall’applicazione del protocollo Carlo Alberto Dalla Chiesa, perché bisogna pur sempre ricordare che si tratta di soldi pubblici, dei nostri soldi.

E i cittadini hanno il sacrosanto diritto di sapere se, dato che ogni regola, ogni appalto, ogni controllo fino ad oggi sono stati scavalcati in nome dell’emergenza, le persone coinvolte nella gestione del Cara di Mineo, sono persone serie o no, rispettose del bene pubblico o no. A pensar male si fa peccato? Certo. Ma i soldi pubblici non sono un dettaglio da poco e valgono certamente il peccato di pensar male.

Salvo Reitano

Scrivi