La chiusura della strada che attraversa Montata Grande non risolve il problema, ma crea solo disagi ai residenti. E si preferiscono piccoli interventi piuttosto che soluzioni complessive

di Salvo Reitano

MINEO – Le opere di messa in sicurezza del territorio? Talora semplici palliativi. Ogni volta gli stessi allarmi e le solite promesse. Scongiurare i rischi con una seria opera di prevenzione non porta voti. Non dimentichiamo il giro di interessi che gravita intorno a certi interventi.
Frane, allagamenti, alluvioni: l’Italia è un Paese martoriato dal dissesto idrogeologico.
Le aree ad elevata criticità rappresentano il 9,8% della superficie nazionale e riguardano l’89% dei comuni, oltre 6.600 in aree ad elevato rischio idrogeologico corrispondenti al 10 % della superficie della penisola secondo un recente rapporto del Corpo forestale dello Stato.
Il che significa che 5,8 milioni di italiani vivono in una situazione di potenziale pericolo.
Una di questa situazioni ci è stata segnalata a Mineo, un paesino del Calatino in provincia di Catania.
Siamo andati a verificare e non vi nascondiamo che l’impatto è stato drammatico.
Stiamo parlando della strada “Montata Grande” che dal 2009 è chiusa al traffico di veicoli e persone per l’erosione in corso che ha provocato la frana di un pezzo della collina sulla carreggiata con una conseguente situazione di pericolo per persone e cose. Non ci vuole tanto a capire che la chiusura della strada non solo non risolve il problema ma ne crea e ne aggrava di altri come quella dei residenti che abitano in quella zone e che sempre più hanno difficoltà ad accedere alle proprie case che con il passare degli  anni si trovano sempre più vicine al fronte dell’erosione.
Provate ad immaginare cosa potrebbe accadere se una  “bDSC_0011omba d’acqua”, come comunemente viene chiamata, tipo quella di Genova, si riversasse sul borgo di Mineo.
Ma se la “bomba d’acqua” arriva all’improvviso, uccidendo e devastando, i danni che provoca sono comunque prevedibili perché sono tante e tali le umane speculazioni e le devastazioni sul territorio che questo povero Paese, dalle Alpi alla Sicilia,  non ce la fa davvero più. E’ un avvilente colabrodo che frana da tutte le parti.
Qui il discorso va al di là dei casi specifici. Le tragedie che si susseguono a ritmo di un paio al mese sono ormai qualcosa di “ordinario” con 4.000 morti dal 1960 a oggi, prevenzione insufficiente, oltre 240 miliardi di danni. Tragedie “figlie” di cataclismi naturali, ma anche di negligenze, incuria e allarmi inascoltati.
Il canale di scorrimento delle acque piovane e di sorgiva che scaturiscono dal blocco arenario poggiato su argille dove è edificato il borgo di Mineo è un impluvio naturale che interessa una zona di “calanchi” geologicamente instabile. Purtroppo gli interventi che si sono susseguiti negli anni, fin dal dopoguerra, con la realizzazione di opere in cemento, le cosiddette “briglie” per il contenimento meccanico del pendio e per ostacolare l’erosione provocata dalle acque non hanno dato i frutti sperati  A rendere ancora più complicata la situazione è intervenuto il piano regolatore approvato nel 1973 che stabiliva le nuove zone C di espansione urbana edificabili , come il piano di lottizzazione Macedone” in aree un tempo destinate ad uso agricolo.
Così nel corso dei decenni lo scorrimento dell’acqua agevolato dall’urbanizzazione, con più case e strade asfaltate e quindi con minore assorbimento idrico della superficie, ha prodotto un danneggiamento delle strutture collocate nel canale che hanno perso il loro ancoraggio scivolando verso il fondo valle. Ciò nonostante, seppure il pericolo delle infiltrazioni delle acque nelle fondazioni appare sempre più evidente la costruzione di nuove case è continuata senza sosta.
A metà degli anni ’90 viene effettuato un secondo intervento di sistemazione idraulica dell’empluvio con la realizzazione di una pavimentazione fra una “briglia” e l’altra del canale in modo da impedire la penetrazione delle acque e facilitarne il deflusso a valle lasciando, però, senza interventi le zone più in basso dove il fenomeno erosivo continua la sua corsa esponendo a serio rischio strada e abitazioni .
Sulla strada comunale “Montata Grande” c’è poi da evidenziare come, seppure a prima vista appaia come una normale strada asfaltata, dal punto di vista tecnico e strutturale è rimasta una strada di campagna instabile e adatta solo al passaggio pedonale o di carri trainati da muli.
Eppure per un lungo periodo la strada è stata oggetto di un flusso veicolare abbastanza consistente, soprattutto quando, nel 2000, a causa della chiusura dell’arteria principale di aDSC_0015 bccesso al paese dalla Piana per la posa dei tubi delle fognatura urbana  “Montata Grande” era diventata la strada principale per entrare e uscire da Mineo.
Fra gli anni 2000 e 2005 nella parte del canale dove mai erano stati eseguiti lavori di sistemazione, vengono posizionati dei gabbioni metallici con pietre che avrebbero dovuto contenere il terreno ma che rispetto alla forza dell’acqua non sono in grado di esercitare alcun tipo di protezione.
Da allora non si registrano altri interventi e perdurando il rischio erosione e il pericolo da esso provocato, nel 2009 la strada è stata chiusa al passaggio dei veicoli.
“Non si comprende – dice l’ex consigliere provinciale Giuseppe Mistretta – come in una zona ad alto rischio idrogeologico, oggetto d’interventi per la regimentazione delle acque dal dopoguerra al recente passato, con fondi POR 2000-06, si possa osservare inermi una frana di vaste proporzioni che avanza giorno dopo giorno”. “Al solito – conclude Mistretta – dobbiamo sperare nella clemenza della natura ma, non c’è più tempo, e il rischio oggi è per le abitazioni private che già hanno difficoltà per l’accesso e mi auguro che non si debba attendere l’irreparabile per tutelare il patrimonio e l’incolumità dei cittadini”.
Le regioni hanno stimato un fabbisogno di 40 miliardi di euro per la messa in sicurezza del territorio, cui però il governo nell’ultima Legge di Stabilità ha destinato appena 180 milioni per i prossimi tre anni. Ad aggravare ulteriormente il quadro è il consumo del suolo, aumentato del 156% dal 1956 ad oggi, a fronte di un incremento della popolazione del 24%, dati che mettono in luce le responsabilità dell’uomo per le conseguenti catastrofi, che solo negli ultimi cinquant’anni hanno causato la morte di quattro mila persone.
Purtroppo noi italiani eccelliamo nell’arte del “rimpallo”. Quanto accaduto  dopo il disastro di Genova l’abbiamo visto succedere negli ultimi decenni dopo ogni tragedia che ha sconvolto il fragile territorio della penisola, che ha il più alto tasso di consumo del suolo dell’Unione europea.
Da giorni, sui media assistiamo al carosello di accuse e controaccuse, nel quale ognuno cerca di scaricare le sue responsabilità. Giustizia amministrativa e civile, comune e uffici tecnici, protezione civile e meteorologi, municipi e amministrazione provinciale giocano allo scaricabarile cercando di addossare le colpe del disastro agli altri.
Anche a Mineo il dissesto idrogeologico non è solo un fatto naturale, ma, come altrove, è causato dall’uomo. Da migliaia di costruzioni abusive o erette in aree dove non si dovevano concedere licenze edilizie con il risultato che abbiamo raggiunto il record mondiale di 100 ettari di terreno agricolo bruciato ogni giorno. Un territorio violentato e soffocato che si vendica trasformando ormai ogni acquazzone in tragedia e strage.
Negli ultimi decenni migliaia di sindaci di centro, destra e sinistra hanno firmato fiumi di licenze per motivi elettorali e clientelari. Nessuno di loro è finito in prigione. Al contrario, è proprio grazie a queste illegalità che molti di loro si sono assicurati la rielezione.
Perché l’Italia è un paese dove l’illegalità a tutti i livelli continua a diffondersi in modo preoccupante e dove la cementificazione selvaggia non sembra lasciare scampo alla fragilità del  territorio.
Ennio Flaiano scriveva che “fra tutte le invasioni straniere subite nei secoli dall’Italia, la peggiore, la più distruttiva alla fine è stata quella degli italiani”, e aggiungeva che “ bisognerebbe invocare sul Paese più bello del mondo una tutela straniera”.

S.R.

Per alcuni riferimenti tecnici relativi alla strada Montata Grande sono state utilizzate le seguenti pubblicazioni : L’invisibile frana di montata grande, 16 dicembre 2013 (“Qui Mineo”), L’invisibile frana di Montata Grande (II), 9 giugno 2014 (“Alba Siciliana”).
Per meglio farvi un’idea vi invitiamo a guardare il video realizzato da Leone Venicinque al seguente link http://goo.gl/kfHzxG che gentilmente ci ha fornito anche le foto.

A proposito dell'autore

Catanese, classe 1957, si definisce semplicemente un giornalista. Ha collaborato a quotidiani e periodici con esperienze alla radio e in televisione. Negli ultimi anni ha ricoperto l'incarico di addetto stampa in enti e istituzioni. Scrive di politica, attualità, costume e cultura. Cerca sempre di scoprire il lato umano delle cose anche quando è costretto a raccontare avvenimenti poco piacevoli. Ama Roma e sogna di abitare in un attico a Piazza Navona.

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