MINEO – Dopo lo scioglimento del Consiglio Comunale avvenuto qualche mese fa, altre vicende politiche sintomo di grave crisi si sono manifestate a Mineo. Gli incarichi dirigenziali vengono continuamente modificati, senza che vi sia nessuna motivazione ufficiale. Capi area si dimettono, altri vengono scaricati epperò ricevono e ben contenti accettano mongolini di consolazione. Si arriva al caso di una nomina dirigenziale che è durata meno di una settimana, dopo di che la persona designata taliau, si scantau e sinni fuiu. Troppe patate bollenti, troppi cerini accesi che nessuno vuole tenere in mano, perché il Comune scotta e occadunu u luciu u vulissi pigghiari ch’e mani di l’autri.
Il sindaco aveva ripescato due consiglieri facendoli assessori, ma ora li ha buttati in mezzo alla strada, senza dare spiegazioni. Il suo silenzio è sintomo di imbarazzo, è un tappeto logoro sotto al quale la polvere sta superando l’Etna per altezza e non riesce più a nascondere il disastro.
C’è una vicenda giudiziaria che ancora deve cominciare, a carico della classe politica che era uscita vincente alle ultime elezioni locali e che ne disturba il sonno e le giornate. Ad aggravare la situazione si è aggiunta l’incertezza finanziaria cronica: ogni mese i dipendenti non sanno che sarà di loro, erano a contratto indeterminato ma sembrano di fatto essersi trasformati negli ultimi precari a chiamata, o cassintegrati o perfino peggio. Come possiamo pretendere che in queste condizioni svolgano serenamente e seriamente il proprio lavoro, che consiste nel dare servizi ai cittadini? E ciò non significa forse che ne riceviamo un danno tutti, mentre si fa finta che i problemi riguardino sempre altri?
Passiamo al Natale. Era un evento per il quale – ricordiamolo – la maggioranza già dopo due mesi dal suo insediamento perse una gamba, tra le sciarrie su chi degli amministratori della nuova sindacatura aveva diritto a dirigerlo, se l’assessore al ramo oppure il vice sindaco, in virtù di oscuri e puzzolenti accordi pre-elettorali che venivano su dal fondo melmosi nel quale fino a quel momento erano stati nascosti. Dopo un aborto di gara che ha cercato di dare una parvenza di ufficialità al fatto che il Comune si disinteressava dell’organizzazione e delegava a altri – però voleva cinquanta centesimi a biglietto, garantiti – è finita che anche il Natale è stato messo sotto al tappeto, dimenticato dal sindaco come se non fosse mai esistito, lasciando campo libero a quattro scassapagghiari che fanno solo danno perché chiamano gente da fuori a visitare e a guardare quello che non c’è, a vedere da vicino come si è ridotta Mineo. Così si aggiunge un nuovo strato di fango fresco alla già spessa crosta che ha sepolto l’immagine di un intero paese, per i decenni a venire.
C’è in corso una operazione furbesca di salvataggio di ciò che resta dell’Amministrazione? Forse si pensa di buttare a mare – veramente o per finta – il principale inquisito e regista onnipresente, di rinnegarlo improvvisamente per salvare gli altri che sono stati parte integrante della cricca? Il trucco non funziona. Non può funzionare perché dato che il gioco delle parti di Uniti per Mineo prevedeva una pupa e un puparo e che le colpe dovevano ricadere sulla pupa – non era lei che firmava tutto? – ora il paese dovrebbe tenere alla propria guida un essere che è stato pilotato e manovrato fino a poco fa? Un curriculum da marionetta può mai far pensare che si possa andare avanti con lo spettacolo, anche se il burattinaio non svolge più la propria funzione? Se poi qualche pezzo di società civile, peggio ancora se proveniente da quelli che erano i gruppi di opposizione in Consiglio, pensa di andare in soccorso della marionetta liberata perché “si apre una nuova stagione al servizio del paese”, ciò non sarà nient’altro che una operazione di trasformismo antidemocratica ma soprattutto inutile. Solo dei fessi o persone che fingono di esserlo potrebbero dare credito alla favola del burattino di legno trasformato dopo tante peripezie in essere umano.
A chiudere una stagione squallida e miserabile di massimo disonore manca solo un atto, le dimissioni di Aloisi. Dovrebbe essersi dimessa già da tempo, per togliere al paese il peso dei suoi problemi personali. È forse vero che che c’è un solo motivo a impedire questo passo? È forse vero che la ragione consiste nel fatto che quella carica di Primo Cittadino così indegnamente esercitata, finché dura le darebbe diritto alla trasferta lavorativa a Mineo, piuttosto che nel capoluogo lombardo dove ha avuto il contratto di insegnamento? Davvero siamo arrivati a tanta spudorata sostituzione dell’interesse generale con gli affarucci propri? Si invita la sindaca Aloisi a smentire quanto sopra, se lo potrà. In caso contrario, i cittadini avranno la definitiva conferma che Mineo è da tempo priva di una amministrazione.
Per l’immediato futuro è necessario lavorare insieme, con chi avrà la maturità del confronto costruttivo nelle differenze e non l’infantilismo dell’isolamento che vanta una pseudoperfezione impossibile, atteggiamento che finora ha nei fatti lasciato al suo posto la cricca affaristico mafiosa. Anche a Mineo Alba Siciliana c’è, e con senso di responsabilità si apre al dialogo per mettere assieme le forze sane del paese e offrire una reale alternativa di governo del Bene Comune.

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