Mancano nel ricordo voluto dall’amministrazione comunale i nomi degli operai ragusani, errore o dimenticanza?

di Salvo Reitano

Ci vorrebbe un bel dibattito sui principi fondamentali del vivere civile, con una vera partecipazione popolare, per capire a chi è venuta la bella e nobile idea di ricordare con una targa le vittime dell’11 giugno del 2008 e dimenticare due nomi, non si capisce se per la fretta o chissà per quali alchimie della materia cerebrale. Sei operai, come si ricorderà, persero la vita mentre pulivano il filtro di una vasca all’interno di un depuratore consortile, probabilmente per l’esalazione di sostanze tossiche, o per una forte scarica elettrica, oppure per il fango riversato da una pompa che, forse, avrebbe riempito la vasca di una sorta di ’sabbie mobili’. I corpi furono trovati uno sopra l’altro, come se ognuno di loro avesse cercato, disperatamente, di salvare il collega di lavoro, senza riuscirci. mineo2Quella di Mineo, un paesino della piana di Catania tra rovi e fichi d’india selvatici e piccole strade sterrate fu definita, allora, la ’strage bianca’. Le vittime: due operai specializzati di Ragusa, Salvatore Tumino di 47 anni e Salvatore Smecca di 51, e quattro dipendenti del comune di Mineo, Giuseppe Zaccaria, di 47 anni, Giovanni Natale Sofia, di 37 anni, Giuseppe Palermo, di 57 e Salvatore Pulici, di 37. “Sono morti abbracciati uno con l’altro, quasi certamente nel tentativo di salvarsi a vicenda”, disse, allora, Don Miné Valdini, parroco della chiesa di Sant’Agrippino, patrono di Mineo. “Sono morti – aggiunse – con un gesto d’amore. Un atto di generosità che purtroppo non è servito a nulla”. A Piazza dei Vespri si arriva da largo Porta Adinolfo, percorrendo una stradina strettissima con un arco che unisce gli edifici ai lati opposti. E’, se vogliamo, l’ingresso che immette nella piazza centrale del paese. L’antico edificio, a sinistra, ospita l’assessorato ai Servizi sociali e il Centro diurno per gli anziani. In lontananza si scorge la statua di Luigi Capuana. Lì, quasi ad angolo, dove la piazza dei Vespri finisce, l’amministrazione comunale ha fatto collocare una targa alla memoria (nella foto) per ricordare un evento che ha segnato in maniera forte la vita del paese. Fin qui nulla di strano, ma, come potete notare nel video che alleghiamo a questo servizio, realizzato dall’Osservatorio per la trasparenza amministrativa a Mineo, quella targa riporta solo quattro nomi. E’ una cosa che salta subito agli agli occhi e che è stata notata anche dai parenti delle vittime perché, quel giorno del giugno 2008 persero la vita sei persone in una condizione di lavoro che li vedeva tutti insieme nel tentativo di aiutarsi reciprocamente. Di loro la targa ne ricorda solo quattro, gli operai di Mineo, dimenticando, non si sa bene se volutamente o per errore i ragusani, Salvatore Tumino e Salvatore Smecca. La cosa suona male, anche perché i media che si sono occupati in questi anni, fino all’ultima recente udienza del processo, nella quale in appello sono state richieste le condanne da parte del procuratore generale Gambino a coloro che vengono ritenuti i responsabili di questo triste fatto, parlano e ricordano sempre i nomi e l’età delle sei vittime della strage. Per queste ragioni una dimenticanza appare abbastanza improbabile. Se non si è trattato di dimenticanza, si è, dunque, trattato di scelta. La lapide riporta le morti bianche e il valore del lavoro al servizio dell’umanità, quindi ha un approccio abbastanza generale sul tema del lavoro e della sicurezza e di conseguenza accomuna tutti i lavoratori vittime di incidenti mortali. Per questo la scelta di escludere due delle vittime appare quantomeno inspiegabile. Qualcuno dovrà chiarire il perché di questa dimenticanza o di questa scelta che appare quasi certamente ponderata. Nel frattempo l’Osservatorio per la trasparenza amministrativa a Mineo, pone all’attenzione del lettore il testo della targa: “Chi lo ha pensato, o chi materialmente lo ha eseguito – dice Leone Venticinque – sulla lastra marmorea ha commesso due errori, uno di correttezza della lingua italiana, perché l’espressione «diffondere il proprio spirito a servizio dell’umanità » è una espressione che non ha alcuna rispondenza nella lingua nazionale, e, inoltre, fra ‘dimenticherà’ e ‘la vostra’ non è stata rispettata la spaziatura”. mineo3Sciocchezze, refusi, errori veniali? Forse, ma quando si realizza un’opera che deve durare nel tempo a perenne ricordo di chi ha perso la vita e per di più nella patria di Luigi Capuana l’attenzione è d’obbligo. Ricordo, nei miei viaggi da cronista, di aver letto sul muro di una chiesa in una centralissima via di Torino una scritta con la vernice: “Il potere agli ignoranti”. Ogni interpretazione di simile motto, ogni ricerca dei suoi significati simbolici sembrano superflue guardando la targa di Piazza dei Vespri. Perdonateci, ma la smania di dire “no”, straripa, indipendentemente dalle improbabili “giuste cause” che vorrebbero giustificare la rimozione di due nomi dal ricordo di una tragedia che li ha visti o accomunati agli altri quattro operai. C’è, purtroppo, inutile nasconderlo, una pigrizia maligna che di giorno in giorno insidia il nostro fare e il nostro dire. Ognuno di noi lascia alle onde del caso gli stimoli che dovrebbe governare. Il passato è un’entità che vorremmo seppellire, il futuro è una scommessa che ci sembra prudente rifiutare. La nostra attenzione per l’uomo è diventata polvere, predica o pietra di addio. Quella targa è subita perché non ci coglie in un abbraccio ideale con chi facendo il suo onesto lavoro ha perso la vita. Siamo ormai uomini ottusi. La morte altrui non solo non ci ferma, non solo ci vede indifferenti ma ci precipita in gorghi di dimenticanza. Ogni peccato gode di alibi. Chissà cosa si inventeranno per dirci che Salvatore Tumino e Salvatore Smecca in quella targa ricordo non potevano, o non dovevano, trovare posto. Tanto, ciò che raggiunge il nostro occhio, non arriva fino al cuore, ciò che ferisce il cuore non sfonda le corazze della nostra anima e ciò che disturba l’anima non cambia per un attimo i nostri atteggiamenti. Qualcuno da qualche parte sta piangendo, nel ricordo di quei due operai ragusani, e allo stesso tempo c’è chi si fa sordo per non udirlo. Questa volta i politici abbiano almeno il pudore di tacere. Salvo Reitano

Il link del video realizzato dall’Osservatorio per la trasparenza amministrativa a Mineo http://youtu.be/-iZ_S_5WcJA

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