Domenica scorsa, in partenza dall’aeroporto di Catania, passati i controlli di sicurezza dimentico nella vaschetta portaoggetti l’orologio. Orologio di notevole valore materiale (uno Zenith degli anni ’40) ma soprattutto di impagabile valore affettivo perché era di mio padre e lo portavo da anni dopo la sua morte.

Mi accorgo della dimenticanza dopo pochi minuti, torno immediatamente ai controlli ma dell’orologio nessuna traccia. Più tardi le registrazioni delle telecamere della polizia, che riprendono tutto quello che succede nei nastri, mostrano impietosamente ciò che è successo: una signora passata subito dopo di me si accorge dell’orologio dimenticato nella vaschetta e, anziché chiamarmi (ero proprio davanti a lei!), o consegnarlo agli addetti ai controlli, afferra rapidamente quello che considera un inatteso regalo e lo fa scivolare nella sua borsa.

Risparmio considerazioni morali e paragoni con l’inserviente della nave che restituì alla proprietaria una borsa con migliaia di euro: a nessuno si può chiedere l’eroismo. Risparmio anche considerazioni giuridiche sulla possibilità di considerare ‘res nullius’ cioè cosa di nessuno, abbandonata alla fede pubblica, e quindi intascabile a piacimento, non solo ciò che si trova a terra in una strada affollata ma anche quello di cui si conosce il proprietario (per esempio, un vicino di casa).

Mi ha colpito apprendere dalla stampa, proprio negli stessi giorni, di una vicenda apparentemente distante avvenuta sempre nella nostra Sicilia. All’asta per la vendita della casa pignorata di un proprietario indebitato l’ha spuntata con inverosimile ribasso, appropriandosene per pochi euro, un direttore di banca. Magari della stessa banca che aveva negato i prestiti all’indebitato. E nella stessa città dove due anni fa si è ucciso dandosi fuoco un muratore disoccupato al quale la banca aveva pignorato l’abitazione.

Mi chiedo solo se la distinta signora così pronta ad appropriarsi di ciò che non le appartiene (nonostante avesse il legittimo proprietario a portata di voce) e il direttore di banca che si appropria della casa del disgraziato pignorato (cui le banche negavano i crediti), non siano tra quelle persone che si indignano per il politico che si appropria di soldi pubblici, che si arrabbiano coi lavavetri perché al semaforo importunano pretendendo qualche prezioso spicciolo, che auspicano pene esemplari per chi si appropria di alimentari al supermercato. Insomma, che siano tra quelle persone perbene che si lamentano nei salotti, fra un caffè e un biscottino, della mancanza di morale ormai dilagante nel nostro mondo, pieno di approfittatori e ladri dei beni altrui, mentre una volta…

Il funzionario di polizia aeroportuale mi ha invitato a sporgere denuncia, anche se il volto della signora nella registrazione non è chiaramente riconoscibile e quindi ritrovarla tra le centinaia di passeggeri di un affollato aeroporto era impresa improponibile alle forze dell’ordine oberate da ben più importanti indagini. Non l’ho fatto. Lascio che la signora si goda il frutto della sua capacità di oscuramento della coscienza, come la giustizia lascerà che il direttore di banca si prenda impunemente e a prezzi da regalo la casa pignorata. In fondo, non hanno trasgredito la legge. Hanno trasgredito la morale, rappresentando degnamente il mondo di approfittatori di beni altrui di cui siamo circondati, dal parlamento in giù, fino al più oscuro burocrate e al condomino disonesto.

Ma col caldo di mezza estate anche la morale può essere dimezzata.

 

P.S. Nella migliore tradizione di Eduardo De Filippo, l’altra notte ho visto in sogno mio padre, primo proprietario dell’orologio trafugato, molto incazzato per il comportamento della signora. Mi ha assicurato che avrebbe provveduto, intervenendo come e con chi di dovere. Non so cosa succederà di preciso, ma conoscendo la determinazione e l’efficienza di papà credo che la signora avrà motivi di preoccupazione in futuro. E lo stesso spero faccia qualche avo proprietario della casa pignorata col disinvolto direttore di banca.

 

A proposito dell'autore

Docente di Psicologia, Università di Catania

Laureato in Filosofia e in Psicologia, è dal 1990 professore ordinario di Psicologia, già preside della Facoltà di Scienze della Formazione, attualmente presidente della struttura didattica di Psicologia dell’Università di Catania e Presidente dell’Accademia di Belle Arti di Catania. Responsabile del Servizio di Counseling psicologico e di orientamento dell’Ateneo. La sua produzione scientifica riguarda aspetti metodologici e psicometrici della ricerca in psicologia e nelle scienze cognitive, e le loro applicazioni nei settori educativi, clinici e riabilitativi. Fa parte del Centro “Mind and Sport Team” interateneo fra 8 sedi universitarie italiane. Collabora con il Centre for Robotics and Neural Systems dell’Università di Plymouth (UK), e con altre istituzioni di ricerca italiane e straniere.

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