di Marco Spampinato

CATANIA  – Unità di intenti e idee chiare. Necessità di restare al passo con i tempi, che impongono cambiamenti radicali, di velocità nelle risposte vicine alle esigenze dei cittadini e nei tempi, e nell’adattamento rivolto al rispetto del territorio e dei servizi, di pubbliche amministrazioni oggi volte a comprendere che dall’unione di più comuni in un solo progetto “metropolitano” non saranno cancellate le identità locali, e amministrative, quando moltiplicate le opportunità.

Il mondo corre, l’Europa ha già mosso diversi passi in questa direzione e, per assurdo forse non casuale, l’Italia che a questa necessità si era approcciata prima di ogni altro Paese dell’Unione rimane l’ultima ai nastri di partenza. Questo emerge dall’incontro, con confronto e dibattito, sul tema de “La costruzione della città metropolitana di Catania” che, svoltosi  a Palazzo Platamone, ha visto intervenire anche il Ministro per gli Affari Regionali e le Autonomie Maria Carmela Lanzetta.

“Non possiamo permetterci di perdere tempo – ha sottolineato in modo convincente il sindaco Enzo Bianco –.  Nelle altre regioni, le città metropolitane  stanno facendo partire una delle più grandi riforme concepibili. Penso a Firenze, a Torino. La Sicilia, antesignana, grazie alla felice intuizione della nascita delle aree Metropolitane, rischia oggi di rimanere bloccata. Resteremo drammaticamente indietro. Questo è quanto potrebbe verificarsi se l’Assemblea Regionale Siciliana non produrrà al più presto una norma atta a consentire la realizzazione di queste realtà. Per tale motivo lancio un appello, attraverso una lettera che mi vedrà primo firmatario e vedrà le adesione anche dai sindaci di Palermo e Messina e di molti altri primi cittadini verrà indirizzata al presidente della Regione Rosario Crocetta, al presidente dell’ARS  Giovanni Ardizzone, a tutti i deputati regionali e, per conoscenza ai responsabili del nostro Governo, qui rappresentati dal ministro Lanzetta, per chiedere che, anche in Sicilia si provveda al recepimento, con articolo unico, della legge Delrio”.

La posizione del primo cittadino di Catania è chiara, la sua proposta, forte, mira a evitare che, pure per questo fondamentale argomento, si resti impantanati sull’immobilismo fin qui rappresentato dal legislatore della Sicilia, regione a Statuto speciale (anche per le soste ai box). Mentre Berlino è un cantiere aperto, come il resto delle macroaree di Germania, in Italia sono pochi ad aver compiuto i primi passi. Chi lo ha fatto è stato aiutato in questo intento, le già citate Firenze, Torino, ma anche Genova, poi Venezia, anche dall’attività di consulenza del FORMEZ P.A., rappresentato al convegno da Arturo Siniscalchi, Direttore Aree politiche settoriali che nel suo intervento dedicato alle “Azioni intraprese ed expertise offerta” ha spiegato all’uditorio come l’accogliere la legge Delrio, pur con modifiche che potrebbero essere apportate in corsa “…perché le identità territoriali non si perderanno e hanno, anzi, necessità di mantenere le proprie peculiarità e caratteristiche” possa rappresentare un primo passo per aderire a questo grande cambiamento. Non più Regioni, quindi, ma macro aree. E, soprattutto, non più provincie ma l’idea di istituzionalizzare un’area, oggi delle città metropolitane, che proprio dal considerare il vecchio territorio provinciale come area geografica di riferimento prenderebbero spunto. Naturalmente, in questo caso, con l’adesione di vari Comuni al progetto pilota che vedrebbe un Comune leader della città metropolitana (che coinciderebbe col vecchio capoluogo di provincia ovvero, generalmente, con quel comune al quale fanno capo dei servizi essenziali come quelli portuali e aeroportuali, tanto per fare un esempio calzante). Il Ministero per le Autonomie, dal suo canto, “accompagna” in questo cammino di riforme e di innovazione le realtà metropolitane. Il ministro Lanzetta, che da alcuni mesi sta promuovendo la sensibilizzazione sull’argomento, come la richiesta di risposte pratiche, che, come nel caso di Catania, prima città siciliana visitata da Lanzetta, devono essere completate dalla Regione siciliana. Torino, Bologna, Milano, Venezia, Genova, Firenze, Napoli, Roma, Bari e Reggio Calabria sono le realtà nazionali, di regioni a statuto ordinario, dove grazie proprio alla legge Delrio, si entrerà nella fase della riforma tra l’8 ed il 12 settembre prossimi, attraverso le elezioni dei Consigli metropolitani. Anche Cagliari e Trieste, appartenenti a Regioni a statuto speciale, opereranno la Riforma.  “Nelle parole di Enzo Bianco, che ha scritto la parte centrale del suo intervento mentre seguiva i lavori del convegno – specifica soddisfatta il ministro – apprezzo le capacità del siciliano che ama la sua Terra, del sindaco che amministra la sua città, del politico che vuole operare il cambiamento e sa quali corde toccare in forza anche alla esperienza di ministro. Ho apprezzato molto anche gli interventi dei tre sindaci che hanno preso la parola (Carmelo Agati primo cittadino di Sant’Agata li Battiati, Antonino Borzì di Trecastagni e Domenico Rapisarda di Gravina di Catania. Ndr) tutti concordi, e documentati, nell’appoggiare la nascita e la creazione delle città Metropolitane quale nuove realtà, certo perfettibili, ma figlie di una concezione moderna e pratica, rispettosa delle tradizioni e attenta al welfare e a i servizi, non più eludibile o rimandabile. Dal canto mio posso sottolineare la grande importanza che questo argomento, centrale, ha nell’agenda di Governo e l’attenzione che porremo all’istanza qui presentata, e spiegata, dal sindaco Bianco”.

Si tratta di fare in nodo che lo “Status quo” legislativo, a livello di Regione siciliana, non infici oltre sui temi, e sulla realizzazione di un progetto che, a quanto pare, già adesso mette d’accordo la stragrande maggioranza dei responsabili amministrativi, e dei sindaci, del territorio isolano. L’Assemblea regionale, per sbloccare il tutto, deve produrre una norma che consenta la realizzazione di questa realtà. “E’ massima la disponibilità del Governo – ha concluso Lanzetta – all’ascolto e al confronto. Siamo pronti a dare tutto il sostegno necessario a voi quali seri interlocutori. Lo faremo, istituzionalmente ma anche col cuore, e nel rispetto della storia e dell’autonomia politica e amministrativa della vostra Regione”.

Di Benedetto Rosso, del Gabinetto dell’assessore regionale alle Autonomie locali e alla Funzione pubblica e di Giovanni Vetritto, dirigente generale del Dipartimento per gli Affari regionali e le Autonomie e coordinatore dell’Ufficio Attività Internazionale e cooperazione interistituzionale gli altri interventi. Vetritto, con la qualità e le capacità di chi l’argomento lo ha studiato, sviscerato, proposto e offerto a differenti uditori ha reso alla portata di tutti l’impellenza di cambiare per essere in linea con quanto già operato in quasi tutti i Paesi d’Europa.

Un cambiamento necessario che potrà dare un senso, definitivo, alla fine delle province e alle regioni stesse che resterebbero per i servizi alla collettività quale ente sovra metropolitano e di gestione amministrativa dovendo, a quel punto, abdicare ad offrire, come pare più logico e pratico, proprio alle città Metropolitane i rapporti diretti e maggiormente qualitativi da offrire ai cittadini di un territorio più vasto, con minori confini, legato dall’identità culturale e forse, finalmente orientato, ormai necessariamente, a un rilancio sociale ed economico reale.

 

 

 

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